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MEGLIO UNA NOTTE DA TIGRE CHE CENTO NOTTI DA SCIMMIA

Al momento della sua uscita, nel 2009, il primo Una notte da leoni (titolo originale The Hangover) si rivelò un successo inaspettato, uno tsunami inarrestabile capace di travolgere i botteghini mondiali rastrellando la cifra record di 468 milioni di dollari a fronte di un budget stimato di soli 35.

Come si spiega questo incredibile successo? Semplice: grazie a una scrittura fresca e brillante, a una regia tanto disinvolta quanto carismatica e a un trio di irresistibili protagonisti maschili guidati dal fenomeno Zach Galifianakis (impostosi ormai a tutti gli effetti come il John Belushi del nuovo millennio), Una notte da leoni portava una ventata d’aria fresca nel filone della commedia goliardica americana: quell’epica tutta maschile che identifica nel gusto per l’avventura, nella voglia di trasgressione e nel bisogno di “testare” i propri limiti attraverso esperienze che rimarranno indelebilmente registrate nella memoria, il principale collante dell’amicizia tra uomini.

Grazie alla sua furbizia e alle sue qualità, Una notte da leoni è divenuto un autentico cult capace di fondare una sua mitologia virile e scanzonata, poi riverberatasi in una serie di appendici extra-cinematografiche come magliette in vendita sul web, siti che raccolgono citazioni dal film e molto altro ancora.

A questo punto, è facile pensare che di fronte a un successo così sproporzionato rispetto alle aspettative, il regista Todd Philips si sia sentito un po’ come il classico uomo qualunque che, comprando una schedina del Superenalotto da 2 euro, centra tutti e sei i numeri vincenti e riesce a sbancare l’intero jackpot da 160 milioni. E Una notte da leoni 2 ne è la conferma. Proprio come il proverbiale vincitore del Superenalotto, anche Phillips non ha resistito alla tentazione di sputtanarsi gran parte della propria “fortuna” in una sbornia di euforia, presunzione ed eccessiva fiducia nelle proprie capacità.

I problemi di Una notte da leoni 2 cominciano già in fase di preproduzione, con uno script troppo derivativo e parassitario rispetto all’originale.

Lungi dal proporre contenuti nuovi, la sceneggiatura si limita infatti ad aggiornare pedissequamente la formula di Una notte da leoni, cambiando location – si passa dall’americanissima Las Vegas all’esotica Bangkok – e avendo come unico obiettivo quello di rendere tutto “più grosso, più choccante, più esilarante, più sfrenato” del predecessore. Pensando forse che l’alchimia tra i tre protagonisti del primo Hangover – i comunque ottimi Bradley Cooper, Ed Helms e Zach Galifianakis – sarebbe bastata da sola a tenere su il film, Phillips ha realizzato un vero e proprio “copycat”della struttura dell’originale, una sorta di auto plagio che emerge dalle tantissime consonanze tra i due film.

Sappiamo tutti che il primo Una notte da leoni ruotava attorno al tema di un addio al celibato, proprio come questo, e fin qui ci siamo. Ma andando avanti, ogni sequenza di questo sequel sfocia nell’autocitazione. Come nel primo, anche qui vediamo i nostri eroi brindare alla felicità del futuro sposo per poi risvegliarsi la mattina dopo, completamente “stonati”, in una stanza letteralmente ridotta ai minimi termini, domandandosi cos’è successo la notte prima e rendendosi conto che la memoria dei recenti bagordi è stata cancellata da droghe o altre sostanze psicotrope.

A questo punto, i Nostri si rendono conto che un membro della compagnia manca all’appello e cominciano una disperata corsa contro il tempo per ricostruire l’accaduto e recuperare il disperso. Nel primo Una notte da leoni questo meccanismo funzionava alla perfezione, tenendo lo spettatore “agganciato” e coinvolgendolo in un’adrenalinica e imprevedibile catena di eventi (dettata dall’esigenza di recuperare l’amico scomparso e presentarsi in tempo al matrimonio senza destare sospetti). Ma in Una notte da leoni 2, il piano fa cilecca al punto che diversi spettatori si scopriranno totalmente disinteressati all’andamento della storia e smetteranno probabilmente di prestare attenzione alla frenetica ricerca dei nostri eroi.

Come se non bastasse, il grande assente di Una notte da leoni 2 è la comicità. In 102 minuti io non ho riso nemmeno una volta, e di fronte alle continue (e piuttosto forzate) gag su monaci buddhisti, trans thailandesi, criminali asiatici impotenti e scimmie rockettare, mi sono chiesto se non stessi guardando la versione americanizzata di un qualunque cinepanettone italiano.

Peccato, perché la regia è di livello non malvagio, la fotografia buona, e la sequenza iniziale – con la scena introduttiva sulla terrazza panoramica del grattacielo e i titoli di testa accompagnati da un gran pezzo come Black Hell dei Danzig – prometteva davvero bene. Un avvio azzeccato che però si arena quasi subito nelle secche della banalità e della mancanza di idee, con risultati grotteschi: impossibile contenere il disappunto di fronte a un Galifianakis che, asservito a una sceneggiatura ottusa e sgraziata, arriva a “bruciare” perfino la mitica gag sul “branco di lupi” che il primo Una notte da leoni aveva trasformato in un vero e proprio inno all’amicizia virile.

Ma in fondo, che Una notte da leoni 2 fosse una scopiazzatura senz’anima lo si poteva intuire dando un’occhiata ai poster promozionali del film dove la tigre, autentica “mascotte” del primo Hangover, è stata rimpiazzata da una scimmietta con tanto di giubbottino di jeans recante il logo dei Rolling Stones.

Insomma, laggiù negli studios hollywoodiani devono aver pensato che bastasse cambiare animale esotico per dare continuità e vigore alla storia. Purtroppo, Una notte da leoni 2 smentisce seccamente questa convinzione, al punto che incontrando Todd Phillips verrebbe spontaneo avvertirlo, parafrasando il famoso proverbio, che “è meglio una notte da tigre che cento notti da scimmia”.

Una notte da leoni 2 - Recensione di Angier, 4.9 out of 6 based on 12 ratings
Posted by Angier | 29 May 2011 | Recensioni

5 Comments

  1. effenberg
    30 May 2011, 3:14 pm

    Approvo al 100% la recensione, una notte da leoni doveva rimanere un film cult senza sequel e invece come al solito il dio denaro la fa da padrone

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  2. AlexJunior
    02 Jun 2011, 12:06 am

    Un film, migliore del primo che mi ha piegato in due dalle risate (ed ero in prima fila)

    SPETTACOLARE!

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  3. Angelo2011
    03 Jun 2011, 4:52 am

    Premetto che io la comicità americana non fa impazzire(a me i film della serie scary movie non fanno ridere) ma se il recensore in questo film non ha riso nemmeno una volta penso che non abbia fatto nemmeno con il primo film,la trama e’ scopiazzata dal primo ma io non mi sono annoiato e la ricerca del fratello della sposa e’ stata divertente con qualche spunto orginale,poi che cosa si poteva aspettare da un sequel di un film dove lo spazio di azione era così limitato…io promuovo questo film a pieni voti ritenendo il Primo migliore solo per effetto novità!

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  4. Angelo2011
    03 Jun 2011, 4:55 am

    Scusate l’italiano ma il cell scrive un Po quello che vuole lui e non ho riletto la frase prima di inviarla.

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  5. Annarita
    17 Jun 2011, 9:31 pm

    Concordo e sottoscrivo. Ho scritto una lunga recensione, ma la verità è che il tutto si può riassumere in “la brutta copia del primo”.

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