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THE TREE OF LIFE E’ IL CINEMA D’AUTORE CHE NON FUNZIONA.

Da dove cominciare? E’ la domanda che mi pongo io al momento di impostare questa recensione e dev’essere anche la domanda che si è fatto Terrence Malick all’inizio del progetto The Tree of Life. La mia risposta alla domanda non ha molta importanza, la sua sì, e se il film è venuto fuori così male è perchè forse quella risposta non è stata quella giusta.

Esistono sicuramente molti meriti nel non voler compiacere un cinema fatto di regole commerciali e date di scadenza, di 3d costosi e inutili e di pseudo-star raccomandate senza un minimo di talento; come anche nel non voler assecondare le mode o gli schemi più usurati solo perchè “le cose si fanno così”. Ma è altrettanto vero che le alternative devono avere una motivazione valida, devono essere reali e solide. In The Tree of Life non succede.

Malick avrà pensato che si dovesse cominciare dall’inizio. Dall’inizio del mondo, dalle origini dell’universo. Certo non c’è ambizione più grande, ma cosa ne è uscito? A parte qualche immagine potente, a parte l’uso del sonoro e della musica, in qualche modo la voce della natura e quindi di Dio, i lunghissimi passaggi sull’evoluzione e le trasformazioni del cosmo non conducono in nessun luogo mistico degno di nota, non portano con sè alcuna illuminazione. Da un momento all’altro potrebbe apparire Piero Angela, chi potrebbe restarci male?

Il modo in cui poi viene iscritta la storia della famiglia americana degli anni ’50, all’interno di questa Genesi malickiana che è The Tree of Life, è totalmente aleatorio.

Esattamente come il resto del film, si salta di palo in frasca seguendo le ispirazioni del momento, accumulando immagini su immagini senza alcun criterio e rimandando l’organizzazione delle informazioni al montaggio, che però chiaramente non può fare nulla di rivoluzionario su basi del genere, e neppure lo vuole. Così tutto si riduce a un flusso di coscienza di visioni, a volte belle e a volte no, e a impalpabili sospiri, lamenti e sussurri, due correnti sfalsate che viaggiano a velocità e densità del tutto differenti, cercando di dilatare il più possibile i contorni di qualunque elemento significativo e racchiuderci dentro tutto il Creato.

L’effetto più immediato è che in The Tree of Life ci sono pochi elementi davvero avvincenti diluiti da un uso troppo libero dei tempi, al punto che è probabile che se andate in bagno o al bar durante la proiezione non perdiate niente di importante.

Lunghissimi e ripetitivi passaggi in cui la macchina da presa si muove senza posa, oscilla, ruota, libera da vecchi manierismi solo per asservirsi a uno nuovo, mostrandoci scenette del quotidiano come in un sogno o un ricordo confuso, casomai ne emergesse qualche dato importante. Ma non succede. Tutto è ripetuto senza criterio, a oltranza, senza punti di riferimento e senza una meta anche solo apparente, a meno di non considerare fondamentale il sottile parallelo tra la storia del mondo e quella della famiglia dei protagonisti, legame fragile e pretestuoso che ci “regala” due film al prezzo di uno.

Chiaro che, volendo, si può prendere The Tree of Life e riguardarlo in continuazione, smontarlo e rimontarlo con pazienza, e forse cavarne fuori dei contenuti anche interessanti. Ma il punto è che il film non invoglia a farlo, chiuso in un ermetismo blindato e tetragono fatto di metafore disattivate e inerti, in cui spesso peraltro affiorano banalità imbarazzanti (protagonisti stereotipati, voci off pretenziose accanite su domande e riflessioni retoricissime).

Quest’opera di Malick va per la sua strada, e l’unico messaggio chiaro e trasparente è che non le importa nulla dello spettatore, un atteggiamento che di certo riscuote le simpatie di certi ambienti, ma che personalmente trovo abbastanza deprimente, il Cinema che si guarda allo specchio e parla a se stesso. Viziaccio ancora più grave e compromettente dal momento che la sperimentazione di un linguaggio funziona molto meglio se poggia su fondamenta più solide e risapute, esaltata proprio dal contrasto.

Un film è comunque una porzione di vita, sia per chi lo fa che per chi spende tempo a guardarlo. Una porzione di vita che può durare un’ora e mezza, due, tre o quello che sia. Ma si tratta sempre di qualcosa che deve rendere conto della sua durata, che deve dare peso ad ogni minuto, altrimenti perchè non realizzare film di sei ore, o di dieci? Se tanto possiamo infilarci dentro di tutto… Ciò ovviamente comporta una scelta di campo. In questo caso invece siamo nel regno del completo arbitrio d’autore, la concretezza de La Sottile Linea Rossa è lontana anni luce. Non c’è urgenza e non c’è sfida allettante, l’interazione è una telefonata del tutto a carico di chi guarda, dall’inizio alla fine, in un mare di noia.

Ma oltre al danno c’è anche l’incombente minaccia della beffa, e cioè che anche scrivere una recensione negativa su The Tree of Life potrebbe servire comunque ai sostenitori della carica epocale di questo film: Malick è così, o si ama o si odia, ogni grande film divide la critica etc… Ma stavolta queste formule non valgono. Stavolta il pubblico si divide tra chi vuole correre dietro all’autore in questione dovunque voglia andare e chi invece, anche con tutta la buona volontà, non è disposto a superare una certa soglia di indulgenza. Ma se anche i pareri fortemente negativi venissero in qualche modo “riciclati” per rinforzare lo status nascente di questo film, non sarebbe comunque un buon motivo per concedere a The Tree of Life anche solo una valutazione media, cosa che non fa niente per meritare.

The Tree of Life - Recensione di Borden, 3.5 out of 6 based on 23 ratings
Posted by Borden | 19 May 2011 | Recensioni, Uncategorized

12 Comments

  1. Tommaso
    28 May 2011, 9:27 am

    Sono perfettamente d’accordo con te. Film d’autore con una logica e una coerenza nota solo a Malick. Il pubblico ne rimane escluso, come se il film il regista se lo fosse fatto per gustarselo da solo nella sua cameretta e auto-compiacersi. Più che altro paga uno scarto forte tra grande cura e fascino estetico (al di là della scene da Super Quark c’è un’ottima fotografia e regia) e pochezza, anzi nullità emozionale. Il film non lascia nulla allo spettatore, solo l’impressione assai concreta di aver sprecato tempo e soldi. Ne parlo anche qui, sul mio blog: http://onestoespietato.wordpress.com/2011/05/28/the-tree-of-life-malick-delude/ e credo che sarai d’accordo con me…

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    Gio
    29 May 2011, 9:12 pm

    Prima ho pensato a Quark Speciale e che a casa avrei potuto cambiare canale. Poi ho pensato a quella favola’ il re e’ nudo’ dove i servi si dilungano in complimenti al re e al sup abito regale mentre lo stesso sta camminando nudo in mezzo a gente festante e cieca. Alla fine del film gli applausi possono essere stati solo da parte di chi temeva di risultare ignorante nell ‘esternare il senso di frustrazione e fastidio che da questa interminabile pellicola. Luoghi comuni sul senso della vita, sullo smarrimento della fede di fronte a eventi luttuosi. E poi l’amarezza di un padre che non realizza i suoi sogni, le incomprensioni e la ribellione del figlio più ostico, il senso di straniamento nella società del business, la grazia rassegnata di una madre anni 50… Ma quali e quanti temi triti e ritriti e’ riuscito ad accostare senza garbo il regista così osannato dalla critica? E ci credo che non sia andato a ritirare il premio… Mica per timidezza si e’ negato…. 

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  3. Sym---
    31 May 2011, 9:24 am

    Condivido la recensione e aggiungo che al termine del primo tempo sono uscito e non mi sono ripresentato… era serata economica e ci ho rimesso 2,50 euro del secondo tempo, si poteva fare.
    Lo proiettassero all’oratorio avrebbe un senso.
    Tra l’altro ricorrono domande e considerazioni cui tutti ci troviamo di fronte nella vita e gli esiti possono essere solo due: esprimi un punto di vista – e potrei non condividerlo, non lo esprimi… e allora perdiamo tempo in due. Musica? Buone intenzioni… (si veda Kubrick in Barry Lyndon).
    Poi, evoluzione o no, si induce l’idea di un dio (niente in contrario) con argomenti – ripeto – da oratorio e – per chi conosce l’Antico Testamento – rintracciabili nel libro delle vicende di Giobbe.
    Che dovrei fare, accendere un cero?

    ciao
    Sym—

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  4. islanegra76
    06 Jun 2011, 11:21 pm

    grazie per la stupenda recensione, che non mi fa sentire solo nell’universo (battuta)

    l’unica cosa che mi ricorderò di questo che considero il film peggiore che abbia mai visto sono i cazzotti nello stomaco di mia moglie che mi implorava di smettere di ridere … ma alla scena del dinosauro che mette una zampa in faccia a quell’altro le lacrime sono scese giù a fiumi … non ho mai riso tanto in vita mia, Totò, Chaplin, Sordi sono dei pivelli

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  5. islanegra76
    06 Jun 2011, 11:24 pm

    p.s.: al film riesce un miracolo che ha dell’incredibile … riesce a lasciarmi insensibile persino alla morte di un figlio e al pianto di una madre … spreco di attori, talento e denaro … terrificante, ed è un eufemismo

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  6. Zardoz
    08 Jun 2011, 7:27 am

    Sono d’accordo:tra l’altro anche io trovo assolutamente scontato questo modo di accordare “l’amore per tutti,indistintamente” e la forza della natura creatrice e madre,presentata ora con scene grandiose ma un po’ edulcorata nelle sue reali manifestazioni tra gli esseri.Da Malick mi sarei aspettato altro..la scena dell’uccellino che cade implume dal nido ne “la sottile linea rossa” è molto più efficace di tre quarti di questo film.

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    cristina romeo
    09 Jun 2011, 10:03 pm

    Non così brava da cimentarmi in una critica esperta, comunque non sono riuscita ad arrivare alla fine del film, mi è scoppiato un mal di testa neanche troppo leggero dovuto alla concentrazione credo e dalla fatica di voler vedere tutto il film. Ci sono indubbiamente dei passaggi bellissimi ed è stato bellissimo vedee immagini sulla Natura e il Cosmo così imponenti e sazianti , difficile a volte seguire la storia nei vari cambi di situazioni temporali.

    Purtroppo come già detto non ho visto la fine , il bisogno era quello di dire “ora basta, stringi” e così sono andata via.Ciao Cristina.

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  8. Carlito's
    11 Jun 2011, 8:56 am

    Tutto si riduce a un flusso di coscienza di visioni, a volte belle e a volte no.
    Io non trovo altro da dire.
    Recensione perfetta, complimenti.

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  9. Giacometto
    05 Jul 2011, 11:59 am

    a me è piaciuto molto – ed è il primo film di Malick che vedo. Ci ho visto molto di “2001 – odissea nello spazio”.
    Per il resto nulla da ridire, avete argomentato degnamente (come sempre) il vostro sdegno ^^

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  10. Alessio Gigli
    09 Aug 2011, 7:57 am

    Ho visto questo film da poco. Durante la visione sono stato a tratti coinvolto, ma un dubbio di fondo non mi abbandonava. Dopo la visione ho pensato di lasciar passare un po’ di giorni prima di farmi un’opinione. Nel frattempo ho cercato in giro e ho trovato solo recensioni entusiastiche ma al tempo stesso quasi incomprensibili da leggere. Ma la mia opinione nel frattempo ha continuato a prendere forma e la perplessità iniziale è cresciuta. Ho fatto alcuni raffronti con altri film: Koyaanisqatsi, il cielo sopra Berlino, 2001 Odissea nello spazio e ho pensato che no, non ci siamo. Questo film ha una fotografia spettacolare, una cura nei dettagli, l’uso del grandangolo, le riprese dal basso, le luci, le inquadrature: belle, non c’è che dire. Ci sono alcune scene potenti (secondo me la scena della spiaggia è molto bella) però nel complesso il film è troppo sconclusionato, frammentario, gli excursus spazio-temporali sono esagerati e non sortiscono l’effetto sperato: anziché indurre un allontanamento del punto di vista, hanno l’effetto di farti distaccare completamente dal film. quei sussurri cercano di essere evocativi, intensi, invece sono di una banalità schiacciante. Il mio parere finale è questo: non mi ha infastidito, ci sono delle cose belle, ma nel complesso è un film che promette molto ma svanisce nel nulla.

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  11. pina
    17 Jan 2012, 1:14 pm

    Caro Borden, solo perchè ti sei letto qualche Topolino, non significa che tu debba scrivere di cinema. Tralascio la pochezza delle tue argomentazioni, la sintassi discutibile e i problemi che hai con la consecutio. E ti dico:”Ma vatti a vedere Matrix e i polpettoni americani!”.

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    • scaracchio
      18 Jan 2012, 9:22 am

      Vabbè, Pina, prima ce la fai annusare e poi ci lasci a bocca asciutta?! La tua opinione sul film, intendo.
      Altrimenti scrivi solo: “Borden, sei un coglione.”, che fai prima…

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