UN FILM CHE PICCHIA DURO.
TRAMA: Micky Ward (Mark Wahlberg) è un pugile professionista che, demoralizzato da una serie di sconfitte, cerca disperatamente la sua grande occasione supportato, ma anche manovrato, dalla madre Alice (Melissa Leo) e dal fratellastro tossico Dicky (Christian Bale), rispettivamente manager e preparatore atletico del pugile. Ad agitare ulteriormente il mare in tempesta di questa turbolenta impresa a conduzione famigliare interviene anche la barista del quartiere Charlene (Amy Adams), con cui Micky inizia una relazione.
RECENSIONE DI BORDEN
A dispetto dei film che nascono grandi perchè contengono idee interessanti sviluppate con originalità e vengono per questo sbandierati ai quattro venti, The Fighter entra prepotentemente nella categoria degli imperdibili passando dalla buona, vecchia porta di servizio del “già visto”, riservandosi poi, però, di colpire il pubblico con mezzi dall’efficacia intramontabile: la potenza di fuoco del puro talento in campo e l’ancestrale universalità di una vicenda umana che, anche se raccontata un milione di volte, nelle mani giuste non smette mai di funzionare: la voglia di riuscire.
La chiave di volta è l’estrema vivacità che contraddistingue ogni comparto dell’opera. Non solo un cast, giustamente celebrato dall’Academy, perfetto fin dalla scelta dei volti e delle fisicità (tra cui una Amy Adams indimenticabile), ma anche una regia dinamica e intuitiva, lasciata libera di divertirsi in ogni scena, ruotando la macchina da presa attorno ai corpi, allontandola all’improvviso, sfruttando a volte inserti diegetici sempre opportuni (il documentario che girano su Dicky Eklund), imbastendo un montaggio secco e funzionale come le devastanti offensive testa-corpo-testa-corpo che costituiscono lo stratagemma segreto dei fratelli Micky e Dicky.
Il tutto a servire una sceneggiatura appassionante, che rende familiare una situazione lontana nello spazio e nel tempo (la storia risale al 1993 ed è ambientata per lo più in un sobborgo di Boston), al punto che sembra di avere a che fare con persone reali. Purtroppo a Mark Wahlberg tocca la demoralizzante sorte di essere il più ordinario dei quattro protagonisti, quello meno espressivo. Lui è il padrone di casa che dà la festa (è anche produttore) e Bale, la Leo e la Adams finiscono per godersela un po’ a spese sue, anche se non lo fanno apposta.
A ben guardare, ognuno dei quattro è il “fighter” del titolo, ognuno ne incarna una possibile, differente versione. E anche se non tutti arrivano ad alzare realmente le mani (ma comunque più di quelli che pensate), si tratta senz’altro di caratteri iper-combattivi e testardi, orgogliosi e sanguigni, praticamente indomabili, con o senza guantoni.
E, parliamoci chiaro, all’80% The Fighter è un film di personaggi, di parola e di attori. Il resto è spietata Boxe, sport di cui Micky Ward è ostaggio anche e soprattutto a livello psicologico, più pressato fuori dal ring che dentro, divorato dall’ansia di prestazione e perseguitato dalle aspettative proprie e altrui. Ma il bello è che questi temi entrano ed escono uno dall’altro di continuo, senza mai dare nell’occhio.
In The Fighter non accade quasi mai nulla di eclatante, eppure è il classico film che si conquista l’attenzione minuto per minuto. Perchè il maggiore conflitto, il più espressivo, è quello che brucia nel cuore della strana famiglia allargata di Micky, e sarebbe sbagliato cercarlo invece nei match che si svolgono sul ring. David O’Russell ci parla della storia di un gruppo di persone “diseredate” ma non per questo sconfitte, che cercano di orientarsi negli affetti e nella vita in generale e che lo fanno a tentoni, scontrandosi più volte tra loro, nella speranza di acchiappare la loro chance di riscatto.
Compattezza totale, fluidità pazzesca, tempi calibrati senza sbavature: il film di David O’Russell affronta di petto una storia di provincia americana cogliendone tutte le sfaccettature, afferrando il dramma con le pinze da commedia, con piglio quasi retro: complici l’assenza di cellulari, le (ottime) scelte musicali e certe inguardabili acconciature, la cornice di questa storia potrebbero essere tranquillamente gli anni ’70 o ’80.
E’ giunto il momento di porci la stessa domanda che Jules poneva a Vincent in Pulp Fiction: “Siamo contenti?” Nel mio caso sì, siamo contenti, e tanto. Perchè se pochi sono i film che osano rinnovare l’arte cinematografica senza per questo confinarsi in un qualche cantuccio intellettualoide fuori dalla realtà, e ovviamente non si può vivere solo di quelli, quando qualcuno sforna un’opera tradizionale dovrebbe farlo sempre mettendoci lo stesso entusiasmo di The Fighter.





"Perché indossi quello stupido costume da uomo?"
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08 Mar 2011, 11:55 pm
Tornato dal cinema avevo voglia di dire la mia, ma dopo aver letto la tua recensione penso non ci sia altro da dire se non bravo e alla prossima
23 Mar 2011, 1:13 pm
[...] last slide is shown afterLoad: function(){} //Triggers when slider has loaded }); }); Skip to content HomeAbout UsAngier & Borden Top 20sLa gloriosa storia di Split [...]
30 Mar 2011, 3:34 pm
Film strepitoso, un istant classic come solo il grande cinema americano è capace di sfornarne…
31 Mar 2011, 7:56 am
Bello ma gli manca qualcosa per essere un capolavoro
08 Apr 2011, 12:49 am
[...] illudere nè voi nè me stesso, ma può darsi che a pochi mesi di distanza dall’eccezionale The Fighter, arrivi in sala un altro film, ambientato tra le corde del ring, capace di eguagliarne l’epica [...]