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In questo momento dell’anno c’è davvero poco da vedere al cinema, così ho recuperato il film di Robert Redford. Se da un lato si può dire che The Conspirator non sia un’opera fatta per sorprendere o per cambiare le regole, è anche vero che si tratta comunque di un solido intrattenimento, con un cast interessante e inedito, un film fotografato con gran classe, e in qualche modo politico (e forse questa è la parte più stanca dell’intera operazione).

In realtà, il gioco viene piuttosto facile al buon Redford. Tutto sommato, The Conspirator è solo un legal thriller ben congegnato, incentrato su uno dei più celebri delitti nella storia degli Stati Uniti: l’assassinio di Lincoln. All’interno delle regole del genere, tutte rigorosamente rispettate, a vibrare di vita sono più che altro le vicissitudini drammatiche dei personaggi principali. Non è affatto difficile empatizzare con il giovane avvocato protagonista, interpretato da un bravo James McAvoy, mentre cerca con tutte le forze di evitare l’ingiustizia di un processo incostituzionale e pilotato ai danni della sospettata (Robin Wright). Ancora più facile intensificare il tifo per lui quando deve affrontare l’emarginazione che la sua crociata solitaria gli procura.

Il resto lo fa una messa in scena elegante e raffinata, piena di calore, in cui si muovono attori di gran mestiere (Tom Wilkinson, Kevin Kline, Danny Huston e un ben ritrovato Colm Meaney) e anche le giovani promesse Evan Rachel Wood e Alexis Bledel, che coi loro personaggi spesso ambigui pompano a mille la sensazione di una grande e artefatta paranoia, una grande ombra che nasconde insidie e doppiezze nauseanti.

E forse proprio il tema della “cospirazione”, evocata anche nel titolo, si rivela il “trucco di scena” più sottile e sorprendente: Redford sembra giocare sulla doppiezza del concetto, da un lato come capo d’accusa del processo contro l’imputata Mary Surratt, dall’altro come atteggiamento del governo stesso, che farebbe qualsiasi cosa pur di trovare un colpevole per sedare lo sdegno dell’opinione pubblica e ridare fiducia nelle istituzioni al popolo. La colpevolezza effettiva è un optional.

Tutto questo però non evita a The Conspirator il limite di una longevità contenuta, relegandolo alla categoria di film fatti con un gusto classico ma che difficilmente diverranno “classici” in senso stretto.

The Conspirator - Recensione di Borden, 2.0 out of 6 based on 2 ratings
Posted by Borden | 01 Aug 2011 | Recensioni, Uncategorized

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