Non sempre Nicolas Cage sceglie ruoli originali e brillanti come quello di Kick-Ass, negli ultimi anni. Ma è anche vero che, ogni tanto, il buon Nic si mette nelle mani giuste e porta a casa dei risultati apprezzabili, benchè non esaltanti. Penso soprattutto a pellicole non troppo remote come Segnali dal futuro, il thriller paranoico e sensitivo di Alex Proyas. In questi frangenti di genere, però, spesso il risultato finale non va oltre quello del buon passatempo senza pretese.
Solo per vendetta raggiunge questo comunque rispettabile status? Non del tutto.
Nel senso che le premesse sarebbero anche valide: non solo la regia affidata a un veterano come Roger Donaldson, che in un passato ormai lontano ci ha regalato film tosti come Il Bounty e il sottovalutato White Sands, o la presenza di un attore di supporto del calibro di Guy Pearce, che finalmente ha un ruolo degno della sua abilità in termini di scrittura e screentime, ma anche un plot un tantino più ricercato e accattivante del solito, radicato senza vergogna nel classico movente della vendetta, in cui risuonano echi strutturali e psicologici di un bel film come Condannato a morte per mancanza di indizi e di uno molto meno bello come il recente The Box di Richard “Donnie Darko” Kelly.
Ma a inficiare la globale buona riuscita e a spedire Solo per vendetta nel limbo della medietà è un problema innanzitutto di tempi.
Se i primi quaranta minuti e più sono notevoli per la costruzione della suspence e per le implicazioni (im)morali che attanagliano il vendicativo Nicolas, ancora straziato dalla sciagura capitata alla adorata moglie (una January Jones che si riscatta dalla grigia prova di X-Men: l’inizio), il resto del film sceglie un po’ troppo alla leggera di scalare le marce del thriller a discapito dell’aspetto drammatico della vicenda, che avrebbe forse dato più respiro e intensità. E anche se una volta tanto le scene d’azione sono poche e ponderate, oltre che girate e montate molto bene, il racconto si allunga troppo in relazione al contenuto che offre, e tutto il girovagare del protagonista alla ricerca di spiegazioni, mentre cerca di neutralizzare l’infernale meccanismo che ha scatenato, risulta più volte ripetitivo ed esangue, per quanto appunto la regia sia elegante e anche un minimo personalizzata.
La storia si segue, alcuni momenti funzionano molto bene, e anche la scrittura è abbastanza raffinata, ma Solo per vendetta vola per lo più basso, senza sfruttare a dovere la buona idea di fondo, e a volte affiora la noia.
In quei casi, va detto, risulta prezioso l’elemento action, che movimenta le situazioni vicine allo stallo e lo fa con nitidezza, belle inquadrature e un montaggio impeccabile, quasi un ritorno di fiamma per la vecchia scuola. E mentre Nicolas Cage mette sul piatto più simpatia che bravura propriamente detta, a spiccare è proprio Guy Pearce, eminenza grigia sottilmente inquietante che scansa senza fatica i rischi di un facile bozzettismo.
Peccato quindi per il potenziale parzialmente sprecato. A questo proposito, i quattro cilindri del mio voto finale sono frutto di un piccolo arrotondamento per eccesso, poichè qui non usiamo i mezzi punti. Comunque, come spesso succede, sarebbe bastato ridurre considerevolmente la durata complessiva per spremere al meglio il congegno a tensione e rendere Solo per vendetta un film di genere piccolo ma infallibile, ma anche così non è certo da buttare.





"Perché indossi quello stupido costume da uomo?"
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