Paranormal Activity risulta essere un titolo del tutto inappropriato, ormai. In realtà, infatti, la formula del mockumentary horror domestico a costo irrisorio varata da Oren Peli nel primo capitolo è diventata un vicolo cieco, una trappola autoindulgente del tutto prevedibile, un tipo di cinema che di “paranormale” non ha proprio niente. Raramente una trovata si infogna così presto e così disperatamente.
Questo terzo capitolo, in realtà un prequel davvero poco necessario, è infatti una riproposizione piuttosto stanca di un espediente già di suo basico ed elementare, buona solo, nella migliore delle ipotesi, a regalare qualche spavento (in questo caso due o tre in croce) del tutto contingente e meccanico. E intorno, come al solito, un ostinato loop di scene ripetitive in attesa che, finalmente, succeda qualcosa.
E quel qualcosa in effetti succede. La vita della famigliola è turbata da una presenza demoniaca, che, dato che il budget e l’impostazione sono quello che sono, si manifesta per lo più col saettare di qualche ombra fugace, o con una sequela di suoni provenienti dalla stanza accanto, oppure semplicemente nelle chiacchiere dei protagonisti.
E se l’effetto documentario (pur con le forzature di rito) funziona degnamente, nel corso della visione appare sempre più chiaro che stiamo assistendo a…niente di particolare. Non solo perchè la trama è risaputa e priva di ogni vitalità, ma anche perchè la suspence è intesa come reiterazione di momenti e scene sempre uguali, il che vuol dire che di tensione ce n’è poca, e sempre a patto di accontentarsi, conseguenza di una scrittura povera, schematica. Se questo fosse il primo film del genere potremmo anche godercelo, ma le cose non stanno così e se c’è una verità lampante insita in certe scelte artistiche, è che una struttura povera come questa non può durare in eterno senza rinnovarsi in modo creativo. Qui non succede.
Mi secca ripetermi, ma questo sotto-sotto-sotto-genere (eh sì, perchè col mockumentary ci puoi tirare fuori anche Cloverfield o District 9, per dirne due) di Paranormal Activity parte già povero in canna, come budget e come idee (sì, perchè alla fine l’idea è sempre e solo quella di giocare di sottrazione fino alla fine), e quindi zeppo di limiti. Limiti che potrebbero essere aggirati se almeno in cabina di regia e in fase di scrittura si sprecassero un po’ di energie e risorse in più. In questo caso abbiamo i due registi di un filmetto carino ma effimero come Catfish, che magari riescono anche a inventarsi qualche passaggio riuscito, ma che certo non realizzano alcunchè di significativo o memorabile, consegnando la loro fatica all’oblio in men che non si dica. Non so se questo sia un obiettivo goloso per dei cineasti, ma di certo non lo è per gli spettatori.





"Perché indossi quello stupido costume da uomo?"
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