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	<title>Split Screen - Le due facce del cinema</title>
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	<description>Web writing e smart thinking su Hollywood e dintorni</description>
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		<title>Paradiso amaro &#8211; Recensione di Borden</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 22:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non tutti gli stereotipi vengono per nuocere, poco ma sicuro, e in particolare nel caso di George Clooney, che da alcuni anni a questa parte ha vestito spesso i panni grigi e opprimenti dell'uomo di mezza età in crisi esistenziale, al punto che persino farlo notare è diventato uno stereotipo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/TheDescendants_wp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3339" title="TheDescendants_wp" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/TheDescendants_wp.jpg" alt="" width="340" height="239" /></a>Non tutti gli stereotipi vengono per nuocere, poco ma sicuro, e in particolare nel caso di <strong>George Clooney</strong>, che da alcuni anni a questa parte ha vestito spesso i panni grigi e opprimenti dell&#8217;uomo di mezza età in crisi esistenziale, al punto che persino farlo notare è diventato uno stereotipo. Del resto, basta ricordare cosa diceva il suo personaggio in <strong>Tra Le Nuvole</strong>: &#8220;Con gli stereotipi si fa prima&#8221;. Ed è esattamente quello che sta facendo lui. Sta &#8220;facendo prima&#8221; a imporsi come attore sempre più bravo, sempre più &#8220;serio&#8221;, e come garanzia vivente della qualità delle pellicole che interpreta (con le eccezioni, ovviamente). Se poi ci si mette anche il caso a dargli manforte, e precisamente l&#8217;intervento di un regista (qui anche co-sceneggiatore), <strong>Alexander Payne</strong>, che realizza <strong>uno dei suoi film più maturi</strong>, allora il gioco è presto fatto.</p>
<p>Paradiso amaro, che si apre proprio confutando banalità assortite e leggende urbane sulla vita alle <strong>Hawaii</strong>, è un film misurato e incisivo, caloroso e avvolgente, che sfrutta le splendide location di cui dispone per descrivere uno stile di vita e, soprattutto, per creare le premesse e accompagnare gli sviluppi del percorso interiore dei suoi protagonisti. Con un&#8217;altra ambientazione tutto il film sarebbe stato molto diverso.</p>
<p>Il più grande vantaggio è infatti un invidiabile uso dei toni. Sulla tavolozza troviamo dramma e commedia, commozione, ironia e comicità, ed è sorprendente come la tensione tra questi opposti vada a segno sempre nel luogo e nel momento opportuni, rendendo giustizia a tutte le tematiche ed evitando di fare disordine tra i delicati sentimenti che i personaggi, e noi con loro, sono chiamati ad affrontare: l&#8217;elaborazione del lutto, la scoperta del tradimento, il riappropriarsi degli affetti più significativi, la pietà, visti con un lieve e salutare distacco, una lieve differita, che paradossalmente ce li rappresenta <strong>più veri che mai</strong>, per nulla melodrammatici. Per un attimo, potremmo pensare che quello che tutti noi conosciamo come &#8220;dolore&#8221; non sia davvero ciò che pensiamo, ma per l&#8217;appunto un suo stereotipo, neanche tanto gradevole e necessario.</p>
<p>Ma uno stereotipo è pur sempre uno stereotipo. Anche quando i tempi narrativi sono tarati al perfetto servizio dell&#8217;umore di tutta l&#8217;opera, anche quando il coinvolgimento è assicurato da sceneggiatura e attori altrettanto perfetti (non solo Clooney, ma anche <strong>Robert Forster</strong> e <strong>Shailene Woodley</strong>). E forse la troppa &#8220;perfezione&#8221; è proprio il limite di pellicole come Paradiso amaro, film così piccoli e intimisti da insinuare il dubbio che il mirabile rigore stilistico si sia mangiato clandestinamente anche le fette di torta non sue: mai uno slancio, mai una scossa visiva (tranne una, in realtà), mai un uso lirico della colonna sonora (in questo caso una manciata di canzoni folcloristiche tanto azzeccate quanto dimenticabili).</p>
<p>Ma non facciamo troppo i pignoli. O meglio facciamoli pure, ma solo dopo aver ben inteso tutte le qualità di quest&#8217;opera così riuscita. Non capita spesso un film così onesto con argomenti così duri che abbia anche un retrogusto così &#8220;illuminato&#8221;, e Paradiso amaro, sotto la soffice coltre da <strong><em>dramedy</em> scanzonata</strong> in bermuda e infradito, è una scattante scudisciata a certo cinema drogato di cinismo, subdolamente distruttivo e spesso percepito come unico autentico, a cui strappa platealmente il &#8220;possesso di <em>palle</em>&#8220;. Sarà anche amaro, ma come paradiso non è niente male.</p>
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		<title>Chris Weitz vuole fare un film sull&#8217;antieroe fantasy Elric di Melnibonè</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 02:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angier</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il regista Chris Weitz è più che determinato a ricavare una serie di film fantasy dalla saga "sword and sorcery" di Elric di Melnibonè, incentrata sulle gesta del cupo antieroe creato negli anni '60 dal romanziere Michael Moorcock. Ci riuscirà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/frostandfire-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3319" title="frostandfire (1)" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/frostandfire-1.jpg" alt="" width="400" height="399" /></a><strong>DI ANGIER</strong></p>
<p>Da buon nerd di vecchia data, anch’io ho bazzicato in tenera età la letteratura fantasy con un certo entusiasmo. Devo dire però che in questo campo mi sono sempre sentito un outsider: invece che collocarmi in una delle classiche tifoserie pro-Tolkien, pro-Howard o pro-Brooks &#8211; tanto per elencare tre esempi di autori che andavano per la maggiore a quei tempi &#8211; io avevo preferito rivolgere il mio interesse verso i meno acclamati libri del ciclo di <strong>Dragonlance</strong>, un ricco e intricato universo fantasy realizzato da Margaret Weis e Tracy Hickman a partire dall’ambientazione del gioco di ruolo fantasy per eccellenza: <strong>Dungeons &amp; Dragons</strong>.</p>
<p>Ma per chi voleva “uscire dal coro” in fatto di narrativa fantasy, c’erano anche altre opzioni: tra queste <strong>Elric di Melnibonè</strong>, cupo antieroe creato negli anni ’60 dal romanziere britannico <strong>Michael Moorcock</strong> e protagonista di una dozzina di libri dal ‘72 a oggi. Anche se non mi sono mai interessato al personaggio di <strong>Elric</strong>, devo riconoscergli una certa singolarità rispetto ai classici stilemi della narrativa “sword and sorcery”: invece che un nerboruto barbaro armato di spadone o un agile elfo dai modi affettati e snob, <strong>Elric</strong> era infatti un tormentato principe albino costretto a fare largo uso di “droghe magiche” per preservare il proprio fragile equilibrio psicofisico.</p>
<p>Irrequieto leader di una civiltà oramai sull’orlo del collasso – i “melniboneani” – e armato di una spada demoniaca chiamata <strong>Stormbringer</strong> (significato letterale &#8220;scatenatrice di tempeste&#8221;) <strong>Elric</strong> spende gran parte delle sue energie per intraprendere una crociata contro gli umani, razza sporca e detestabile la cui rapida crescita e le cui ambizioni espansionistiche mettono a repentaglio l’esistenza stessa del <strong>Regno di Melnibonè</strong>.</p>
<p>A questo punto, anche voi dovreste aver sviluppato una certa curiosità per questo personaggio controverso e fuori dagli schemi, ragion per cui non potrà che suscitare il vostro interesse la notizia che <strong>Chris Weitz</strong> – regista newyorchese con alle spalle una ricca filmografia composta per lo più da commedie di qualità variabile (da <strong>American Pie</strong> ad <strong>About a Boy)</strong> e film fantasy non certo di primissima schiera (<strong>New Moon</strong> e<strong> La bussola d’oro</strong>) – è ancora una volta determinato a trasformare le gesta del principe Elric in una serie di spettacolari film fantasy. Fan della prima ora di <strong>Michael Moorcock</strong>, Weitz aveva formulato assieme al fratello Paul l’idea di un film su <strong>Elric</strong> già 5 anni fa, un’intenzione poi mai concretizzatasi per vari motivi di ordine economico, logistico e casuale.</p>
<p>Ma ora, eccolo tornare alla carica con alcune dichiarazioni pubblicate dal sito americano <strong>Superherohype</strong>.</p>
<p>“Abbiamo scritto una sceneggiatura davvero incisiva che tiene fede allo spirito anarchico del libro, e ci abbiamo messo un sacco per completarla. A questo punto penso che proveremo a ripassarci sopra un’altra volta se ce la facciamo. Devo dire che incontrare Michael Moorcock è stato un vero sogno: lui è uno dei nostri eroi, e il suo personaggio è un anti-eroe genuinamente nichilista e rock’n’roll. Spero che il film che ne verrà fuori ne rispecchierà fedelmente il carattere e lo stile”.</p>
<p>Questo è tutto gente: come avete potuto notare, la parole di <strong>Weitz</strong> lasciano trasparire una certa fiducia sulla possibilità di realizzare il progetto, anche in tempi di vacche magre come questi. Di certo però, ci sarà ancora parecchio da aspettare, ma se la cosa prende piede sarà molto interessante seguire la composizione del cast e le fasi di realizzazione della pellicola. Io ad esempio non ci vedrei affatto male un <strong>James McAvoy</strong> o un <strong>Joseph Gordon-Levitt </strong> nel ruolo del protagonista. Ma per il momento non ci resta che aspettare.</p>
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		<title>War Horse &#8211; Recensione di Borden</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[steven spielberg]]></category>
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		<description><![CDATA[War Horse, con le sue incertezze da grande romanzone onnivoro e la sua anima comunque spielberghiana, è forse la dimostrazione che "classici" non si nasce. Salvate il cavallo Ryan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/War-Horse-Movie-Poster.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3308" title="War-Horse-Movie-Poster" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/War-Horse-Movie-Poster.jpg" alt="" width="226" height="324" /></a>Spielberg è tornato! Spielberg di qua! Spielberg di là! Ammettiamolo, quando tanta gente comincia a gridare al miracolo in questo modo può anche sorgere il dubbio che un fondo di verità ci sia, in questi proclami. Anche perchè è brutto essere sempre quello che non si accorge di niente, quello che, per quanto pulisca e ripulisca le lenti degli occhiali, continua a vedere il solito Spielberg degli ultimi dieci anni o più. E&#8217; un po&#8217; come se a Natale tu fossi l&#8217;unico al mondo a non ricevere alcun regalo.</p>
<p>Beh la verità è che Spielberg non è tornato. O meglio, è tornato lo Spielberg consueto. Non quello di vent&#8217;anni fa, ecco. E fin qui nulla di male, perchè i ritorni alle origini andrebbero banditi per legge. Perchè parliamo di artisti e non di centometristi, e per loro l&#8217;esperienza e l&#8217;età possono essere molto utili; e, se devo scegliere, sono più interessato a vedere nuovi difetti che vecchi pregi. Anche in <strong>War Horse</strong> abbiamo vecchi pregi ma anche <strong>tanti vecchi difetti</strong>, e quindi c&#8217;è comunque poco da festeggiare.</p>
<p>Spielberg ha una felice intuizione, quella di <strong>rendere protagonista il cavallo</strong> e non il suo giovane amico umano. E l&#8217;introduzione dei due è sentimentale e ben calibrata nei tempi, per quanto già intrisa di emozioni telecomandate. Un ottimo antidoto al cinismo, di quelli che ti immagini il buon Steve che si sveglia la mattina e illumina il mondo con un ciak, certo, ma è uno di quei casi in cui desideri anche che l&#8217;età di un artista, con la maturità che comporta, gli crolli addosso tutta insieme, di botto. Perchè il fatto che un &#8220;difetto&#8221; sia storico non lo rende meno difettoso, ma solo più famigliare.</p>
<p>Funzionale è anche l&#8217;idea di usare il cavallo come costante e far ruotare i comprimari, ma quello che <strong>War Horse</strong> dà con una mano finisce per toglierlo con l&#8217;altra: complice anche l&#8217;esagerata lunghezza, il film precipita troppo presto in un generico pantano, spesso ricattatorio, di buoni sentimenti, aneddotica pilotata (in cui il povero quadrupede finisce anche per menare una jella assurda) e scene di guerra già viste e riviste. Insomma, <strong>un romanzone poco ficcante</strong>, che finisce quasi per irritare con il suo chirurgico controllo dei condotti lacrimali.</p>
<p>Rimangono dei panorami mozzafiato, una rassicurante atmosfera agreste e la simpatia per un animale che &#8220;recita&#8221; di sottrazione e colpisce al cuore con uno sguardo molto espressivo. Ma temo che non sarà qualche controluce degno di <strong>Via Col Vento</strong> a dare a War Horse la cittadinanza tra i classici, e neppure tra i film veramente riusciti.</p>
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		<title>Prometheus, ecco il teaser trailer internazionale del colossal di Ridley Scott</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, sappiamo tutti cos’è Prometheus, perciò è inutile dilungarsi in superflui preamboli. Ieri, la Fox ha diffuso finalmente l’international teaser trailer dell’intrigante, magniloquente opera che segna il ritorno di Ridley Scott al suo genere di appartenenza: la fantascienza con gli attributi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/prometheus.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3290" title="prometheus" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/prometheus-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a><strong>DI ANGIER</strong></p>
<p>Ok, sappiamo tutti cos’è <strong>Prometheus</strong>, perciò è inutile dilungarsi in superflui preamboli. Ieri, la Fox ha diffuso finalmente l’international teaser trailer dell’intrigante, magniloquente opera che segna il ritorno di <strong>Ridley Scott</strong> al suo genere di appartenenza: la fantascienza con gli attributi. Va detto che questo nuovo trailer in realtà non sembra differire in alcun dettaglio rispetto a quello precedentemente diffuso. L’unica vera differenza tra i due filmati è che in questo international teaser manca il titolo Prometheus che con il suo lettering stilizzato e “alieno” emerge lentamente dallo sfondo nei primi secondi della riproduzione, un effetto sicuramente suggestivo ma che “intralcia” un po’ l’attenzione di chi preferirebbe magari concentrarsi sulle immagini.</p>
<p>Per il resto, il nuovo trailer è decisamente cazzuto. Si respira un’atmosfera enigmatica, claustrofobica e pervasa da una paranoia strisciante che ci riporta ai tempi di <strong>Blade Runner</strong> e <strong>Alien</strong>, elementi fondamentali d&#8217;altronde per sublimare il senso di “confronto con una realtà aliena e minacciosa” alla base del film che, come tutti sappiamo, ruota attorno a un gruppo di scienziati imbarcatisi in una spedizione verso i più oscuri recessi dell’universo alla ricerca dell’origine della specie umana e nel disperato tentativo di salvarla da una minaccia incombente.</p>
<p>Quello che mi piace molto di questo trailer è anche il suo richiamo a una fantascienza “old school” attraversata dall’incondondibile autorialità e dall’inimitabile impronta stilistica di Scott, elementi che si coniugano con la potenza visiva sprigionata dalla moderna tecnologia cinematografica in un connubio senz’altro vincente. Come se non bastasse, Prometheus sembra configurarsi come uno di quei grandi colossal capaci di costruire una vera e propria mitologia (già il titolo, d&#8217;altronde, è un esplicito riferimento ala leggenda dell&#8221;eroe greco che pose le basi per la nascita della civilità rubando il fuoco agli dei) che assolve in definitiva a una delle funzioni principali del cinema di fantascienza: dirci dove stiamo andando spiegandoci per prima cosa da dove veniamo.<br />
A dare un volto e una credibilità a questo gruppo di scienziati è un cast di grande pregio: <strong>Michael Fassbender</strong> (Bastardi senza gloria, X-Men: L’inizio), <strong>Charlize Theron</strong> (nessun bisogno di rinfrescarvi la memoria qui), <strong>Noomi Rapace</strong> (la Lisbeth pre-Fincher di Uomini che odiano le donne), <strong>Patrick Wilson</strong> (Watchmen, A-Team) e il grande, sempre sottoutilizzato a dispetto del suo carisma, <strong>Guy Pearce</strong> (anche qui, niente ripassini: se non conoscete le memorabili interpretazioni dell&#8217;attore australiano, avete bisogno di un dottore).</p>
<p>Detto ciò, godetevi questo trailer. Il film è previsto in uscita a settembre 2012, quindi ci sarà da aspettare un po’, ma dagli indizi che continuano a “sgocciolare” dalla rete sono maledettamente promettenti e fanno pensare che l’attesa sarà ripagata con gli interessi.</p>
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		<title>Hugo Cabret &#8211; Recensione di Borden</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 08:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vero titolo del film dovrebbe essere Hugo Cabret e il mistero delle undici nomination.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/hugo-cabret-locandina-ita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3269" title="hugo-cabret-locandina-ita" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/hugo-cabret-locandina-ita.jpg" alt="" width="219" height="319" /></a>Non avevo aspettative di sorta da <strong>Hugo Cabret</strong>. I trailer e le clip non mi avevano trasmesso niente, il soggetto non mi interessava, tantomeno il 3d. Ma per lo meno ero certo che, trattandosi di Scorsese, uno che, tralasciando i classici più osannati, non molti anni fa ha diretto <strong>The Departed</strong>, avrei potuto comunque vedere un film al di sopra del livello di guardia, ed eventualmente interrogarmi su pro e contro di un progetto così bizzarro all&#8217;interno della sua filmografia.</p>
<p>E invece già nel primo quarto d&#8217;ora <strong>le cose vanno a rotoli</strong>, sonoramente. Lo si capisce dalla totale assenza di caratterizzazione dei personaggi, macchiette senza passato pronte a bisticciare per un taccuino di cui non si sa assolutamente niente, che provano a innescare un conflitto sulla base di nulla e ovviamente falliscono. Un “cattivo” che non può essere percepito come una minaccia da nessuno (tantomeno dai bambini), un duro dal cuore tenero che più ovvio non si può. E così via.</p>
<p>A quel punto, scatta il piano B, o meglio il piano A: Hugo Cabret è in realtà una riflessione sul cinema fatta da un cinefilo che più cinefilo non si può, e quindi la trama c&#8217;è ma non conta, i personaggi ci sono ma non contano, e a quel punto lo spettatore potrebbe anche chiedersi: ma allora che ci sto a fare qui? Un ripassino veloce del Cinema delle origini? Perchè è nobile sfruttare una storia per trascenderla, ma solo se è gestita con tutti i crismi: personaggi vividi, grandi dialoghi, grande immaginazione (no, l&#8217;automa scrivano non basta). Altrimenti, da interfaccia tra il pubblico e il tuo “messaggio”, la degradi a semplice <strong>zavorra di circostanza</strong>.</p>
<p>E su quel fronte siamo al <strong>disastro</strong>, per via di una sceneggiatura lenta e sbadata, incapace di puntare le performance degli attori in alcuna direzione (Chloe Moretz di nuovo sprecata dopo <strong>Blood Story</strong>), sovraccaricata da panoramiche di inutile 3d (il costo del biglietto e il fastidio degli occhiali sono ancora lontani dall&#8217;essere ripagati, e probabilmente lo saranno in perpetuo) con intreccio e personaggi <strong>impalpabili e pretestuosi</strong>. Una carcassa dentro cui pulsa una celebrazione della meraviglia del cinema senza alcuna emozione attualizzante, uno stanco viaggio nostalgico che, quanto a inadeguatezza, riesce perfino a superare il <strong>Tin Tin di Spielberg</strong>, con cui condivide svariati limiti.</p>
<p>Se vi può consolare (me no di certo), l&#8217;Academy ha benedetto Hugo Cabret con <strong>undici nomination</strong>. Non riesco nemmeno a finire la frase senza sogghignare, più che la Notte degli Oscar ci aspetta <strong>la Notte degli sbadigli</strong>. E il colmo è che ci sarà ancora chi continuerà a considerare <strong>Gangs of New York</strong> uno Scorsese minore.</p>
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		<title>Violenza di strada e musica dance: ecco il trailer di The Fp</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 02:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI ANGIER Ho appena avuto una folgorazione: mentre scandagliavo i più nascosti recessi del web alla ricerca di qualcosa di interessante da mostrare a voi fedeli lettori, mi è infatti venuta l’idea di creare una nuova rubrica estemporanea che p]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[DI ANGIER

Ho appena avuto una folgorazione: mentre scandagliavo i più nascosti recessi del web alla ricerca di qualcosa di interessante da mostrare a voi fedeli lettori, mi è infatti venuta l’idea di creare una nuova rubrica estemporanea che p]]></content:encoded>
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		<title>Split Screen Random: Black Rain di Ridley Scott</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 15:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo pensando che per capire il valore di una persona a volte basterebbe un breve test: "Che ne pensi di Black Rain?"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/ra_black-rain-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3245" title="ra_black-rain-2" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/ra_black-rain-2.jpg" alt="" width="383" height="268" /></a><strong>di BORDEN</strong></p>
<p>Stavo pensando che per capire il valore di una persona a volte basterebbe un breve test: &#8220;Che ne pensi di Black Rain?&#8221;. Se la persona in questione non lo conosce, o ne parla male, probabile che la conversazione coli a picco in stile Titanic. <strong>Blade Runner</strong>, <strong>Black Rain</strong>. Non li accosto per caso. Il fatto è che i due film hanno dei tratti comuni (oltre al regista), non ultimi i titoli, entrambi di due parole, con le medesime iniziali, e non finisce qui. Ma di certo non sono assimilabili, troppe le differenze. Nè è lecito dipingere il film con <strong>Michael Douglas</strong> (in una delle sue migliori interpretazioni) come il fratello scemo di quello con <strong>Harrison Ford</strong>. E&#8217; vero, Black Rain non ha generato alcun culto che gli possa fruttare dei punti in più, ma non ne ha bisogno. Infatti è uno di quei pezzoni di cinema fumanti di autostima, solido, che sa farsi ammirare per ciò che è e non per ciò che i manuali di cinema gli possono voler tributare. E&#8217; un film-alfa, che è meglio avere per amico.</p>
<p>Ma che cos&#8217;è di preciso? E&#8217; un poliziesco, nel senso più nobile del termine. Una caccia all&#8217;uomo senza quartiere, da parte di due detective di New York (l&#8217;altro è <strong>Andy Garcia</strong>) in trasferta in Giappone, a Osaka, metropoli misteriosa e impenetrabile, teatro ideale di uno scontro tra due culture e due modi di intendere la vita completamente diversi, curioso riflesso delle magagne burocratiche che Scott stesso affrontò per girare il film nel Paese del Sol Levante. Strepitoso e &#8220;vissuto&#8221;, fieramente sbavato di anni &#8217;80 ormai agli sgoccioli, Black Rain è <strong>una tempesta perfetta di fulgidi talenti</strong>, colti ciascuno all&#8217;apice delle proprie capacità: la fotografia di Jan de Bont, la musica di un magico e per l&#8217;occasione orientaleggiante Hans Zimmer, gli attori, la regia&#8230; Non si contano i pregi di questa pellicola, che rimane una delle migliori di tutta la filmografia di Ridley Scott. Altroché Il Gladiatore!</p>
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		<title>Nazisti dalla Luna: ecco il trailer di Iron Sky</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 02:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI ANGIER Chi mi conosce sa bene che non resisto al richiamo deliziosamente trash di quei film che riescono a mixare una sana e accattivante attitudine da b-movie, una trama e un’ambientazione audacemente strampalate e fieramente improbabili e u]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[DI ANGIER

Chi mi conosce sa bene che non resisto al richiamo deliziosamente trash di quei film che riescono a mixare una sana e accattivante attitudine da b-movie, una trama e un’ambientazione audacemente strampalate e fieramente improbabili e u]]></content:encoded>
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		<title>Poster celebrativi dell&#8217;Academy: ecco quali film ci hanno insegnato a vivere!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<category><![CDATA[84 notte degli oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai tira aria di Oscar e l'Academy ci offre una galleria di poster dei film che...ci hanno insegnato a vivere!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/brave-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3210" title="brave 2" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/brave-2.jpg" alt="" width="436" height="341" /></a></p>
<p><strong>di Borden</strong></p>
<p>Per celebrare e pubblicizzare la prossima Notte degli Oscar,il 26 febbraio, l&#8217;Academy ha realizzato una galleria di poster celebrativi, in cui alcuni dei più famosi &#8220;winners&#8221; di tutte le epoche diventano una sorta di sponsor retroattivi di magniloquenti virtù e sentimenti vari esplicati da tagline &#8220;personalizzate&#8221;, non senza un pizzico di sana ironia. Trovata semplice semplice ma simpatica. Qui ne avete un paio di esempi che ho selezionato io, uno più fine è uno più tamarro. A voi riconoscere quale è quale tra i due. Per il resto della gallery potete andare direttamente alla fonte, sul <a href="http://oscar.go.com/" target="_blank">sito ufficiale dell&#8217;Academy</a>.</p>
<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/rocky-b.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3212" title="rocky b" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/rocky-b.jpg" alt="" width="436" height="340" /></a></p>
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		<title>Se Harrison Ford tornasse davvero nel nuovo Blade Runner&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Borden</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sequel di blade runner]]></category>

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		<description><![CDATA[[UPDATE!] Generalmente non provo molta simpatia per le classifiche dei "film più importanti della storia del cinema", e per due ragioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/bladerunner-02-0707.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3198" title="bladerunner-02-0707" src="http://www.splitscreenblog.com/wp-content/uploads/2012/02/bladerunner-02-0707.jpg" alt="" width="470" height="313" /></a></p>
<p><strong>di BORDEN</strong></p>
<p>Generalmente non provo molta simpatia per le classifiche dei &#8220;film più importanti della storia del cinema&#8221;, e per due ragioni: <strong>1)</strong> di solito sono fotocopiate pari pari da quella del vicino di banco e <strong>2)</strong> il concetto in sè, quello di identificare i film più importanti della Storia, è quanto di più inutile e impersonale si possa fare, visto anche che schiere di cinefili e accademici continuano a farlo da decenni e i risultati non cambiano di una virgola. Si vede che molti la trovano una pratica rassicurante. Ma per <strong>Blade Runner</strong>, presenza fissa (o quasi) di queste compilation da infuocate notti d&#8217;estate, la mia soggettività mi porta ad essere <strong>schifosamente parziale</strong>. Mettiamola così, se in una delle suddette top-ten o quel che sia non c&#8217;è il film di <strong>Ridley Scott</strong> allora quella classifica non è credibile. Non è la realtà. Blade Runner funziona da Totem. E&#8217; la mia &#8220;trottola&#8221; personale.</p>
<p>Ora, sappiamo tutti da un pezzo che, relativamente presto, <strong>uscirà un nuovo Blade Runner</strong>, di cui ancora non esiste uno script, ma che per certo sarà diretto ancora una volta da papà Ridley. Molti sono angosciati all&#8217;idea di questo nuovo take, e un po&#8217; lo ero anch&#8217;io. Ma da un paio di giorni gira la voce che <strong>Harrison Ford</strong>, inizialmente fuori dal progetto, è ora in trattative per apparire nel film. Ora, il buon Harrison l&#8217;unica volta che ha rivestito i panni di un&#8217;icona delle sue dopo tanti anni lo ha fatto bene, ma in un film mediocre e inutile. E sapete tutti che film è. Però, e non temo di essere blasfemo, se ritorna nei panni di <strong>Deckard</strong> io sono disposto a scommettere su di lui. E sul film intero. Perchè? Perchè Blade Runner è compiutissimo di per sè, non ha nessun bisogno sequel o prequel ma, con la sua trama misteriosa e il suo finale &#8220;aperto&#8221; (parlo ovviamente del Director&#8217;s e del Final Cut), è anche una miniera di potenzialità inesplorate e interessantissime, molto più, per dire, di quanto lo fosse <strong>il primo Indiana Jones</strong>. Eppure di quelli ne han fatti quattro, e fino al terzo (incluso) nessuno si è lamentato.</p>
<p>Certo, se poi salta fuori che al massimo si discute di un cameo (o se l&#8217;accordo non va in porto) allora si ritorna in alto mare e senza bussola. Ma se così non fosse, allora la cosa sarebbe interessante per molti versi, non ultimo il fatto che riprendere un personaggio leggendario ormai avanti con gli anni, dopo averlo perso di vista da giovane, ha un che di epico e gasante. Un po&#8217; come ne <strong>Il Colore dei Soldi</strong>: la pellicola (che a me piace un casino) non ha mai raggiunto lo status de <strong>Lo Spaccone</strong>, ma sfido chiunque a dire che <strong>Paul Newman/Eddie Felson</strong> non sia stato ri-tratteggiato alla grande. Certo, siamo in un&#8217;epoca in cui i ritorni dei grandi di una volta fanno spesso cilecca, ma è ancora lecito sperare che un&#8217;icona come Blade Runner non venga gettata alle ortiche senza battere ciglio.</p>
<p><strong>[UPDATE!]</strong> Ecco, non sono più tanto curioso. La voce sul coinvolgimento di Harrison Ford è stata smentita, anche se per ora non si può escludere che ci sia spazio per un cameo&#8230; In ogni caso, ciò che traspare è che i lavori sono ancora troppo indietro per parlare di attori e personaggi.</p>
<p><strong>[UPDATE 2!!]</strong> Ridley Scott è stato interpellato sui vari rumour e riapre la questione (dandoci nuova speranza): è vero che il film è ancora in fase embrionale, ma Ridley sarebbe contentissimo di riavere Ford/Deckard (magari anche come protagonista o in un ruolo comunque importante) e non lo esclude affatto, per ora. Dipende anche da che tipo di storia vorranno raccontare, e al momento non lo sanno&#8230;</p>
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