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CINEMA FAST FOOD, NIENTE HIGH FIVE….


 

Fast Five è un film che rappresenta una forte tentazione per qualunque critico cinematografico: lodando la pellicola di Justin Lin, il classico parruccone della carta stampata ha la possibilità di scrollarsi di dosso almeno per un attimo il suo proverbiale alone di snobismo intellettuale e mostrarsi come “uno del popolo”. Naturalmente questa tentazione su di me non attecchisce.

Perché io non sono un critico, sono un blogger. Non devo dimostrare a nessuno che anch’io posso scendere ogni tanto dal piedistallo, semplicemente perché sul piedistallo non ci sono mai salito. Dunque, sono immune alla fascinazione perversa di questo quinto capitolo della saga di Vin Diesel e Paul Walker che molti interpretano come una brillante evoluzione del genere ma che io vedo esattamente all’opposto, come una scoraggiante involuzione di questa intrigante e onesta tradizione cinematografica.

Ammetto di non aver visto i precedenti capitoli della saga, ma ho visto altri film del genere “Bulli, Pupe e Motori”, da Fuori in 60 secondi a Wanted, da The Italian Job a The Transporter, perciò penso di avere le spalle abbastanza coperte. In particolare, i primi due che ho citato riassumono piuttosto bene le qualità che avrei voluto vedere in Fast Five e che invece sono del tutto assenti: una regia brillante (in particolare Wanted) e una sceneggiatura solida, imperniata su personaggi “onesti” nella loro semplicità narrativa ma non per questo vuoti o irritanti.

In sostanza, Fast Five è un film ben organizzato dal punto di vista dell’azione pura e semplice ma deficitario sotto ogni altro aspetto.

In particolare poi, non mi è piaciuta la patina “volgare” che riveste l’intera pellicola e che in questo senso sposa una tendenza ormai consolidata nel cinema d’azione: quella di abbandonare il “classicismo” americano che ha sempre caratterizzato questo genere – sia nello stile visivo sia nei contenuti – per virare sempre di più verso un piatto e superficiale immaginario “balneare”, un concept artistico e simbolico degno di una discoteca sulla spiaggia.

Fast Five spinge all’estremo questo “imbarbarimento” e sceglie come meta prediletta il soleggiato Brasile, ma inquadrandolo e vivendolo come in un videoclip di Bob Sinclair, David Guetta o qualche altro dj particolarmente in auge nelle discoteche di tutto il mondo. Ne è la prova anche la martellante colonna sonora che pervade in modo molto fastidioso la pellicola di Justin Lin: un mix di brani del più cacofonico e ripetitivo R&B meticcio, un sound molesto e invasivo che fa scadere la qualità complessiva dell’esperienza offerta da Fast Five.

A essere molto rudimentali sono anche i personaggi, le loro ambizioni e il loro modo di agire. Le loro interazioni lungo tutto l’arco del film sono elementari e tratteggiate puerilmente, e tutto il film oscilla tra la fantasia infantile di un bulletto di periferia e il sogno patinato di un giovane discotecaro che trascorre tutto l’anno aspettando la vancanza a Ibiza con gli amici. Il risultato è un film nel quale non c’è un solo dialogo azzeccato.

Altro enorme buco di questa pellicola è naturalmente la recitazione. Autentici emblemi di questa voragine artistica in cui Fast Five si inabissa fin dalle prime scene sono i tre protagonisti carismatici: Vin Diesel, Paul Walker e The Rock.

Tutti e tre riescono nel mirabile obiettivo di dare vita, nelle due ore e 10 minuti di durata della pellicola, a un continuo gioco di sguardi ebeti e facce da triglia che effettivamente suppliscono egregiamente alla scarsa qualità dei momenti comici previsti dalla sceneggiatura.

Questo meccanismo diabolico è talmente efficace che uno dei principali passatempi per lo spettatore di Fast Five è proprio quello di aspettare con ansia il prossimo esercizio di mimica improbabile e la prossima espressione tragicomicamente inadeguata.

Un “giochino” che, unito alle belle scene d’azione, non basta però a controbilanciare la pochezza di Fast Five.

È ora che gli sceneggiatori e i registi di Hollywood la smettano di considerare i film d’azione come un pretesto per spegnere il cervello e affogare la storia nelle sabbie mobili dell’azione fine a sé stessa e di uno script privo di corpo, struttura e coerenza.

Vadano a rivedersi capolavori come Trappola di Cristallo e Arma Letale, prova provata di come un action movie possa coniugare fiumi di adrenalina, battute memorabili, personaggi indelebili e una regia di serie A. Tutto ciò a cui Fast Five rinuncia in nome di un’estetica “maraglia” e di una narrazione tutta muscoli e niente cervello.

Fast Five - Recensione di Angier, 4.3 out of 6 based on 16 ratings
Posted by Angier | 07 May 2011 | Recensioni

3 Comments

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    Z
    10 May 2011, 10:41 pm

    Mmmmm non ho ancora visto il film…ho letto tutta la tua recenzione…anche se sinceramente volevo fermarmi nella parte: “ho visto solo questo e non gli altri, e penso che gli altri film lo compensano”. Secondo me è un po come dire: Parlo dell’ultimo Rocky anche se non ho visto i primi quattro, ma ho visto Toro Scatenato e Cinderella Man.

    Ti parlo da patito di film d’azione “senza cervello”, crearsi delle aspettative dal film del genere secondo me è ridicolo, quando sai benissimo che il prezzo il del biglietto che pagherai, lo farai per vedere un film dove dovrai spegnere il cervello.

    Mi permetto di pregiudicarlo, anche se noto che la critica lo reputa tra i migliori (se non il migliore) della saga…ti saprò dire dopo la visione..

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  2. faebi
    16 May 2011, 12:44 pm

    Io l’ho visto ieri sera e ti posso spiegare perché le tue aspettative sono state deluse:
    1- è un film leggero, fatto di colori e movimenti veloci, una favola per ragazzotti cresciuti, dove le emozioni sono semplici, regalate: il cattivo è cattivissimo, ma il poliziotto non è mai così cattivo perché nell’onestà di quello che fanno sanno riconoscere il valore reciproco
    2 – non puoi pretendere che spieghi la vita nelle favelas: non è un film di approfondimento, ma un film giocoso. Però alcune immagini (vicoli dove ognuno possiede un’arma), be’, quelle sono abbastanza chiare
    3 – è fatto per piacere a un determinato target di gente: quello che ama le auto rumorose (magari che ha passato la giovinezza, 10 o 15 anni fa, quando andava il touning) e che quindi ama anche quella musica discotecara
    4 – credevi di non trovare donne svestite? Ti dirò: le donnine sono proporzionalmente calate con il crescere dei film, anzi, hanno cominciato a voler accontentare anche il pubblico femminile proponendo agli omini uomini-montagne irraggiungibili. E’ uno dei pochi film d’azione dove le donne sono capaci e violente al pari dei maschietti.

    Insomma, poca filosofia, ma un film da godersi nella sua irrealtà: perché i cartoni della disney sono realistici?

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    lorenzo
    26 May 2011, 4:05 pm

    io penso che sia un film bello apparte un po i personaggi ad esempio il japponese(quello di tokio drift che era morto9 secondo me hanno sbagliato a metterlo questa è l’unica “CRITICA” che faccio

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