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Da queste parti vige un punto di vista contrario ai più: il buon Eastwood non sta attraversando un buon periodo artistico, e film come il senile Invictus e il para-televisivo Hereafter stanno lì a gridarlo a gran voce. Ciò premesso, è facile e giusto considerare questo J. Edgar come un passo avanti rispetto ai due lavori precedenti, ma senza per questo gridare al miracolo.

E perchè non gridiamo al miracolo? Per varie ragioni. In primo luogo perchè Clint continua, in nome della sua “classicità”, a sbatterti in faccia esattamente tutto ciò che trova sul percorso, non lasciando mai spazio a suggestioni di sorta. E questo limite se ne tira dietro altri, nel momento in cui a forza di esplicare le paranoie del suo corpulento protagonista, finisce per consegnarci un Hoover macchiettistico, che ripete sprezzante la parola “comunisti” sedici milioni di volte nel corso della pellicola. Insomma i tipici fendenti d’accetta di Clint colpiscono ancora, in vari modi: la madre del protagonista che, essendo repressiva e severa, non appare mai in scena senza “pilotare” almeno un po’ il figlio; o anche la scazzottata sopra le righe tra Edgar e il suo amore inconfessabile Clyde Tolson nella stanza d’hotel.

Risultato: dopo cinque minuti abbiamo un quadro già molto chiaro del personaggio, anche se dato il soggetto appare molto difficile discernere il vero dal romanzato, e del suo mondo, e le rimanenti due ore di proiezione si limitano a ribadire, senza alcuno sviluppo degno di rilievo. Tutto è molto studiato, esattamente come il ruolo di DiCaprio (qui imbruttito, invecchiato, balbettante, insomma non manca niente del kit del perfetto Academy Award Winner) in prospettiva Oscar. E se è vero che non amo particolarmente film assemblati in modo da piazzare in pole position questo o quell’attore, apprezzando di più chi riesce a spiccare anche in contesti corali e articolati, DiCaprio è bravo e convincente. Ma non straordinario. Se vincesse la statuetta, però, non avrei molto da ridire, tutto sommato.

Quindi, dov’è che le cose funzionano meglio? J. Edgar ha ritmo a sufficienza, almeno fino a un certo punto, e in particolare sfrutta con equilibrio i salti tra passato e presente, finendo quasi per invalidare la differenza tra flashback e flashforward, dando pari peso a entrambi e rendendo gli scambi continui piuttosto scorrevoli. Rimane però il sospetto che sotto alla bella messa in scena manchi un focus abbastanza preciso (difetto di fabbricazione insito in molti biopic, che per narrare tutto finiscono per non focalizzarsi su nulla), e col procedere del minutaggio si affaccia spesso la sensazione di lungaggine, di essersi un po’ persi per strada. Quindi quattro cilindri, ok, ma un po’ arrotondati.

J. Edgar - Recensione di Borden, 2.0 out of 6 based on 3 ratings Bookmark and Share
Posted by Borden | 21 Jan 2012 | Recensioni

5 Comments

  1. Donowitz
    21 Jan 2012, 4:38 pm

    Rispetto all’ inconsistente hereafter questo film è un ENORME passo avanti. La storia funziona sufficientemente, il personaggio di Hoover viene reso interessante da seguire per capire il suo modo di vedere il mondo, un Di Caprio finalmente diverso dal solito, forse non da Oscar ma molto positivo.

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  2. Custom avatar
    Francesco
    21 Jan 2012, 7:35 pm

    Mah, secondo me sei stato anche troppo generoso Borden. Per due ore il film non fa altro che ripetere le stesse due cose: che Hoover era omosessuale e che ce l’aveva con i comunisti; a me non ha trasmesso altro sulla vita del protagonista, e mi pare un po’ poco, visto che stiamo parlando di uno che è stato per quarant’anni uno degli uomini più potenti d’America.

    Personalmente avevo apprezzato di più Invictus, che certo non era un capolavoro; comunque rimaniamo ad anni luce da film come Gran Torino o Mystic River.

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  3. Borden
    22 Jan 2012, 10:01 am

    Per Donowitz: mah, guarda, è un po’ dura intendersi al millimetro sulla grandezza del passo avanti. Oppure, siamo d’accordo che rispetto a Hereafter c’è uno stacco notevole, ma questo perchè Hereafter era proprio un film stanchissimo, con una ricerca della commozione facile tra le più esasperate nella produzione del Clint moderno, uno di quei film in cui ogni personaggio deve avere per forza un carico di sfighe pari a cento volte il suo peso corporeo, se no guai… Però ecco, questo non fa di J. Edgar un bel film in senso stretto. E’ un film un po’ più che decente, a mio avviso. Poi su DiCaprio fioccheranno dibattiti su dibattiti, sulla sua performance mi sono già espresso. Ma ritengo che non sia mai stato così “diverso dal solito” come in Inception.

    Per Francesco: dài, quattro cappelli (frutto di arrotondamento per eccesso) non sono questa gran valutazione ;-)
    Poi sono d’accordo con te, nella rece ho scritto anch’io che il personaggio è già bello che inquadrato nei primi cinque minuti e dopo non aggiunge più nulla ma ripete soltanto. Devo dire che forse a salvare la baracca contribuisce molto il montaggio non lineare che domina tutto il film, gestito con bravura. Ad ogni modo, siamo lontanissimi dall’eccellenza, Gran Torino sembra un ricordo sempre più lontano. Forse Clint deve tornare ad essere il portafortuna di sè stesso e tornare a recitare nei suoi film…

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  4. AlexJunior
    22 Jan 2012, 12:28 pm

    Niente di che come film, ma clint deve abbandonare la baracca è troppo vecchio, sono film medio-basso come livello, io gli do 2 cappelli e mezzo.

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  5. perso nel mondo del cinema
    05 Feb 2012, 8:07 pm

    Un buon film, a ma è piaciuto molto

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