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Amabili Resti ha il doloroso profilo di una grande occasione mancata. Per la prima parte, un intenso dramma con diversi spunti giostrati da una regia piena di personalità e immaginifica, che eccelle specialmente nelle scene realistiche, tra vita famigliare e momenti thriller da antologia, e che si fregia di interpretazioni di alto livello. Procedendo oltre, invece, il tessuto narrativo comincia a sbiadirsi e a sfilacciarsi in visioni dell’aldilà di spiazzante banalità, mentre la trama stessa sembra perdere consistenza e rabberciare gli snodi narrativi, per chiudere tra forzature e retorica.

TRAMA: 1973. La famiglia Salmon è sconvolta nella sua vita serena e semplice dall’efferato omicidio della primogenita Susie (Saoirse Ronan), compiuto da un misterioso maniaco insospettabilmente vicino alla famiglia stessa, George Harvey (Stanley Tucci). Mentre i Salmon patiscono il lutto e cercano di fare luce sull’identità dell’assassino, l’anima di Susie rimane sospesa tra cielo e terra, da dove cercherà di ispirare i suoi, e in particolare il padre Jack (Mark Wahlberg), nella loro disperata ricerca di giustizia.

RECENSIONE DI BORDEN

A volte recensire un film può fare male sul serio. Ci sono dei casi in cui quella che abbiamo davanti è una pellicola che vorremmo premiare con tutti noi stessi, perchè offre grande intensità e un fantastico intrattenimento, ma poi arrivano un odioso tradimento e una serie di colpi a vuoto e si è costretti a stemperare l’entusiasmo. In quei casi valutare il film è come dichiararne il decesso. Una pratica penosa, davvero.

Perchè? Questa è la domanda che brucia nella mente durante la visione del film, e anche dopo. Perchè un film come Amabili Resti deve essere così maledettamente sbilanciato tra trionfo e banalità? Laddove “banalità” sta soprattutto per un approccio al lato fantastico della storia che si perde in pacchianerie da bancarella e in spasmodiche ricerche di un lirismo d’accatto che non arriva mai al cuore, che chiaramente sarebbe il suo obiettivo principale.

Andando con ordine. Nel primo tempo del film tutto sembra a mille. Jackson crea una famiglia, che sarà l’elemento centrale, completamente credibile, con un ritratto adeguato di ciascun personaggio, utilizzando al meglio il capitale di attori di cui dispone, che funzionano tutti a pieno regime. Il gioco di squadra tra di loro nel rendere un clima domestico caloroso e realistico ne tira fuori il meglio. In particolare stupisce la versatilità e l’empatia di Mark Wahlberg, in un ruolo così distante dal suo solito.

Grande destrezza, poi, e ancora una volta disturbante perfezione registica, nelle sequenze thriller; in particolare l’episodio clou dell’omicidio della protagonista, tra attese snervanti, gli ustionanti primi piani di un memorabile Stanley Tucci, l’escalation di angoscia così ben resa dal viso della giovanissima Saoirse Ronan, il pupazzo del cane che dondola la testa. Tutto perfetto, in una sequenza che meriterebbe da sola un manuale intero.

Tutto attorno una ricostruzione dei gloriosi seventies misurata e pienamente convincente, addirittura innovativa, con quel tocco cromatico tanto d’epoca quanto attualizzante. A questo proposito non si può non sottolineare la bellezza della regia e della fotografia, ambiti in cui Amabili Resti eccelle senza riserve. Per lo meno finchè parliamo del lato realistico del plot.

Ebbene sì. Peter Jackson, laureato a pieni voti in “paesaggi fantastici” con la trilogia de Il Signore degli Anelli, fa il suo buco nell’acqua più grande proprio nell’apparecchiare le sue visioni celestiali: banali paesaggi naturalistici dalle tinte sature e proiezioni oversize di piccoli elementi di uso quotidiano, come palloni e modellini in bottiglia. La sua versione del paradiso, poi, mette una certa malinconia, per non dire tristezza: un campo di grano con un albero in mezzo, pronto per girare uno spot del Mulino Bianco in versione Il Gladiatore. Il tutto tinteggiato in stile aerografo, impersonale, standard e posticcio.

In questi scenari-cartolina sono ambientati, quasi per una sorta di bizzarra coerenza stilistica, i passaggi più vacui dello script. E’ in questi momenti infatti che Jackson prova maldestramente a spostare tutto il film sullo sguardo da Husky della sua piccola e bravissima attrice-elfo, che crolla sotto quel peso e diventa semplicemente una ragazzina con gli occhioni spalancati a rimirare chissà quali orizzonti da sogno, mentre la sua voce off si spalma, enfatica e retorica, sui timpani della platea. Certo, il doppiaggio potrebbe aver peggiorato la situazione, ma le battute sono quelle. Risultato, i peregrinaggi fantasy della giovane Susie rubano tensione e annacquano la visione d’insieme, facendo rimpiangere il pur crudele ma ben più elettrizzante “mondo reale”.

Andando verso il finale poi i passi falsi aumentano a dismisura. La scena che dovrebbe essere cruciale, quella della “discarica” (per intenderci senza spoiler), ricorda pericolosamente la famosa scena della carrozzina de Gli Intoccabili, e senza un perchè, in un montaggio tra due sequenze che si distraggono a vicenda. Inoltre gli stessi eventi coinvolgenti Ruth, la ragazza sensitiva, e “Il Moro” non vengono spiegati, quasi fossero auto-evidenti. A certe dinamiche, per quanto “spiritiche”, avrebbe fatto meglio un’illustrazione un po’ più rigorosa. Per non parlare della sbrigativa e forzosa chiusura a la Shyamalan.

Insomma, come si fa a rendere giustizia ad Amabili Resti? C’è da dire che durante il primo tempo pensavo di assistere ad uno dei film più belli dell’ultimo anno. Non capisco poi chi lo ha ritenuto un mix poco omogeneo di troppi sub-plot. In realtà mi sembra che Jackson salti di palo in frasca ma con in mente un disegno generale ben preciso, in cui riesce ad inserire il proprio tocco autoriale con naturalezza e sempre a vantaggio del racconto stesso. Eppure il film perde gradualmente forza, e si conclude in modo banale. Peccato davvero.

Borden

Angier

 

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Amabili Resti - Recensione di Borden, 5.1 out of 6 based on 7 ratings Bookmark and Share
Posted by Borden | 13 Feb 2010 | Recensioni, Uncategorized

14 Comments

  1. Anonymous
    14 Feb 2010, 6:56 pm

    non sono d'accordo con entrambi , questo film è un ottima trasposizione cinematografica del libro. E dico anche che merita "almeno" un notevole.

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  2. Angier e Borden
    16 Feb 2010, 7:09 pm

    Non avendo letto il libro non discuto che possa essere "un'ottima trasposizione" del medesimo. Ma se così fosse, per me vorrebbe dire solo che il libro ha gli stessi difetti che ho rilevato nel film. Cioè, il fatto di essere, eventualmente, una trasposizione fedele, non lo rende necessariamente un bel film.

    Borden

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  3. Anonymous
    25 Feb 2010, 3:22 pm

    Concordo con tutto quello scritto nella recensione. Purtroppo, avendo letto il libro, devo dissentire con il primo commento. Il plot del libro è stato evidentemente mutilato nella trasposizione cinematografica, non per esigenze registiche aggiungerei.
    Oltre all'omissione di fatti che finiscono inevitabilmente per deviare l'andamento della storia, il libro è snaturato di tutto il suo significato.
    La storia sta in piedi solamente grazie alla non linearità del racconto che distrae lo spettatore dagli evidenti buchi narrativi.
    Inoltre ho una domanda per chiunque abbia sia letto il libro e visto il film.
    Se c'è qualcuno disponibile, mi trova qui.
    Momo

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  4. Anonymous
    25 Feb 2010, 3:22 pm

    Concordo con tutto quello scritto nella recensione. Purtroppo, avendo letto il libro, devo dissentire con il primo commento. Il plot del libro è stato evidentemente mutilato nella trasposizione cinematografica, non per esigenze registiche aggiungerei.
    Oltre all'omissione di fatti che finiscono inevitabilmente per deviare l'andamento della storia, il libro è snaturato di tutto il suo significato.
    La storia sta in piedi solamente grazie alla non linearità del racconto che distrae lo spettatore dagli evidenti buchi narrativi.
    Inoltre ho una domanda per chiunque abbia sia letto il libro e visto il film.
    Se c'è qualcuno disponibile, mi trova qui.
    Momo

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  5. Carlito's
    27 Feb 2010, 12:50 am

    Come dice waltz in bastardi senza gloria "questo è un bingo".
    Concordo in pieno, forse sono un pò meno critico sull aspetto estetico del al di là ma l'effetto che provoca è proprio quello di smorzare la tensione.
    Concordo anche nel dire che la regia in alcuni punti è molto bella, per non parlare poi della fotografia.
    Bravi ottima recensione.

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  6. 3T
    01 Mar 2010, 7:20 pm

    Se il cinema è emozione, beh qui ci siamo, poi certo si può discutere sulla necessità di tutti gli effetti speciali. Non vorrei essere dissacrante ma credo sia più cinema amabili resti che il signore degli anelli, per dire.

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  7. Anonymous
    09 Jun 2010, 7:33 pm

    non concordo assolutamente con la recensione in quanto il punto di forza e' proprio nel descrivere con una fantasia il mondo trascendentale del film che non si ferma a banali paesaggi da "mulino bianco" o modellini in bottiglia ma visioni mirate a enfatizzare il mondo creato dalle fantasie di una quattordicenne che ha perso la vita e che avrebbe voluto vivere ancora: non e' affatto un paesaggio banale ma pieno di metafore e significati: per fare un esempio pratico la scena dei modellini e' fantastica ricrea alla perfezione lo stato d'animo della protagonista angosciata nel vedere suo padre che si affligge in quel modo e le immnagini parlano chiaro, potrei continuare ancora peter jackson ha fatto centro come non mai nel descrivere questo limbo

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    • cellolott
      24 Oct 2011, 7:28 am

      Ecco, si. Più o meno quel che volevo dire anch’io: gran bel film, emozionante.
      Che deve fare l’anima di una quattordicenne che si trova morta per tirare avanti? Preferivate che urlasse la violenza e il dolore fino a correre per le strade strappando brani di carne ai passanti come un pazzo spettro specchio distorto dell’orco che l’ha strappata alla vita? Doveva donare visioni mistiche, dare nuove rivelazioni di Dio come un’immensa astronave corale di crononauti spillanti luce? Avrebbe avuto più senso l’utilizzo di effetti speciali?
      A me è sembrato un film equilibrato ma anche coraggioso; rende onestamente lo sguardo in parte onirico dei quattordici anni ( ricordate, mh?) e il personale limbo della protagonista è convincente: è il SUO limbo, e lei ci si aggrappa per non sprofondare nella melma della realtà della sua morte. Non ci si perde in banalità horror ne in prediche new age: volendo, potrebbero starci, ma il regista distoglie lo sguardo.
      Ricordiamoci che è un’interpretazione; non una fotocopia del libro. Ogniuno di noi potrebbe dare un o sguardo con occhio diverso e creare un’interpretazione diversa, personale, magari altrettanto magica e più sublime e tecnicamente perfetta. Ma non è il nostro lavoro, mh?
      Ottima regia, bravissimi interpreti.
      Il libro non l’ho letto ma la storia mi è stata raccontata a dovere.
      Grazie a voi per aver condiviso le vostre sensazioni, ne avevo bisogno per tirar fuori le mie!
      MarCellO

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  8. Anonymous
    07 Sep 2010, 9:05 am

    Personalmente ho trovato le scene dell'alidlà molto suggestive, forse perché sembravano immagini uscite da un sogno con tutti i suoi illogici paradossi.

    Per il resto pur concordando che la trama poteva essere svolta meglio, rimane una pellicola che resta dentro, consiglierei la visione ad amici "mirati".

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  9. Anonymous
    20 Sep 2010, 10:57 am

    quoto con la recensione. avendo letto prima il romanzo posso solo il dire che il film è un enorme pastrocchio: personaggi secondari importanti divenuti delle "figurine"; la relazione fra la madre della protagonista e il commissario che porta avanti l'indagine, completamente rimossa… non si capisce il motivo, quindi, del suo lavoro in quel campo agricolo; stanley tucci, pur riconoscendogli la bravura, non m'ha convinto più di tanto…

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  10. Anonymous
    02 Oct 2010, 10:14 pm

    Ho appena finito di vedere questo film.. Penso sia stato un Bel Film fino alla scena della discarica, da lì in poi,l'hanno ammazzato.Quella nn è una fine, non è nulla. Questa sorta di sensitiva messa lì a casaccio che si inquieta nel vedere quell'uomo alla finestra.. e non accade nulla. Ma allora perchè creare un contatto tra loro? Ma dai.. Uno passa l'intero film pensando che il legame che la protagonista ha con la terra sia il fatto di non essere in pace, perchè i genitori non hanno un corpo da piangere,non hanno una verità e il suo assassino è in circolazione. Uno si aspetta che l'assassino venga arrestato, e non che lei trovi pace perchè buttata in una discarica..poi cos'è la ridicola fine del vicino alla Final Destination?Una cosa tipo, alla fine la vita,il destino paga? non è così che funziona..E com'è che è riuscito a scappare quando la polizia era a casa sua?Non lo cercano? E il senso di fare ritrovare il quaderno se alla fine non viene fatta giustizia?Lei doveva trovare pace in altro modo, poi poteva starci tutto,il saluto della madre nella camera,la voglia di andare avanti della famiglia,il saluto al "moro" con cui non ha potuto condividere nulla..Tra l'altro avrebbe avuto più senso la serenità della famiglia.ma così. Per non parlare dell'augurio di una vita lunga e felice O.o Spero che il libro sia migliore.
    Peccato, l'inizio era davvero fatto bene. Buona l'idea.

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  11. Anonymous
    08 Oct 2010, 6:24 am

    Premetto che sono d'accordo quasi su tutto cio che e' scritto nella recensione. La mancanza di un senso nel personaggio della sensitiva, la progressiva perdita di consistenza della trama , la retorica ma anche la grandiosa interpretazione di Stanley Tucci , in un ruolo odioso , e l'efficacia disarmante della prima parte del film. Solo una cosa mi trova veramente in disaccordo. Io credo che quella specie di limbo rappresentato nel film sia , per quanto banale , non un "luogo" ma una emanazione di se stessi. Non sono molto bravo a spiegarmi forse ma quello che voglio dire e' che quel limbo nasce dal cuore di una ragazzina che e' stata uccisa. Insomma se per lei il paradiso e' quello…forse il regista intendeva quello.
    In ogni caso e' vero che nei frangenti dedicati al "cielo" la fotografia e' banale cosi anche come le immagini. Ma se accettiamo che quel "cielo" sia di QUELLA ragazza in particolare , capiamo che in questo film si parla di una ragazza normale che ha avuto la sfortuna di fare una fine "anormale" ( per modo di dire visto cio che succede anche ai nostri vicini di casa ).
    Il finale lascia l'amaro in bocca. Che bello sarebbe stato vedere l'assassino ammanettato e la famiglia che in un certo senso trova un po di luce nel piu buio degli incubi. Ma cosi non e' stato. Proprio come tante altre storie che nessuno ha raccontato.

    Chi ha fatto questo film mi ha regalato una grande emozione davvero, anche se non era perfetta.

    Jhonny

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  12. Elisa
    11 Jan 2011, 3:07 pm

    Io l'ho visto ieri sera. Delusissima. Anzi, ancora più delusa perchè, come hanno detto in molti, parte bene, davvero bene. E quindi la delusione del finale è ancora più cocente. Meglio un film brutto fin dall'inizio! Non ho letto il libro, ma certo anche quello mi avrebbe fatto arrabbiare: il cattivo che se la cava, il corpo della ragazza che non sarà mai più ritrovato… cosa rimane? La sorella che trova il diario del maniaco a rischio della vita e poi niente, non ci sono conseguenze di alcun genere, nemmeno la figura del padre viene il alcun modo "riabilitata", eppure il diario prova che aveva ragione da vendere… Molto inconcludente, nell'insieme. Inoltre è assolutamente troppo prolisso, almeno mezz'ora buona in più rispetto alla reale necessità della trama. Certo, Stanley Tucci è bravissimo (e quando non lo è?), la fotografia suggestiva, la colonna sonora intrigante, ma non basta..Peccato, poteva essere un bel film.

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  13. Anonymous
    14 Jan 2011, 2:55 pm

    Assolutamente d'accordo con il recensore. Ha interpretato in maniera perfetta ciò che ho provato ieri nel vederlo. Il primo tempo é da oscar, veramente la scena del cane che dondola porta a gridare al miracolo,mettendo in evidenza tutta la genialità di Jackson. E' proprio questo che fa rabbia……come fa uno capace di roba simile a perdersi per strada così?Tutto vero poi, il profilo della sensitiva che ci si aspetta di approfondire non lo viene affatto e si rimane basiti a chiedersi se il film che si sta guardando é lo stesso che stavamo guardando un'ora prima.
    Peccato davvero…..io troverei un compromesso: gli darai la statuetta dell'oscar per poi dargliela in testa così lo premiamo e puniamo allo stesso tempo.

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