Un action-thriller avvincente ed equilibrato che ci teletrasporta in un futuro utopico, ricco di omaggi e strizzatine d’occhio alla sci-fi anni ’80-’90. Una narrazione snella e dinamica che fa leva su uno script ben congegnato e oliato a dovere, anche se privo di grosse innovazioni in termini di confronto con altre pellicole del genere. Surrogates è un efficace connubio tra fantascienza e azione, penalizzato purtroppo dal cattivo tempismo nell’uscita in sala, da una promozione inefficace e dall’alone “cheap” che lo circonda, almeno esteriormente, ma che non rende giustizia ai suoi effettivi pregi.
TRAMA: In un futuro utopico abitato dai “surrogati” – fedeli repliche sintetiche degli umani che, controllati a distanza dai propri padroni in carne ed ossa, ne svolgono tutte la normali attività quotidiane senza che questi debbano uscire di casa – parole come “pericolo”, “paura”, “crimine” e “omicidio” sembrano bandite definitivamente dal vocabolario. Almeno fino al giorno in cui un agguato a un replicante causa la morte del suo controllore umano. A questo punto, spetta all’agente dell’Fbi Tom Greer (Bruce Willis) indagare sul caso e andare a fondo in un complotto che sembra partito da un’enclave di dissidenti umani che vivono in aperta ribellione contro la società dei replicanti.
RECENSIONE DI ANGIER
Se vi dicessi che un giorno nessuno di noi uscirà più di casa perché potrà vivere ogni esperienza attraverso dei surrogati sintetici, sareste più inorriditi o affascinati?
Se vi dicessi che saremo in grado di controllare questi corpi perfetti – plasmati a nostra immagine e somiglianza o modellati su sembianze create a nostro piacere – comodamente adagiati sulla poltrona di casa grazie a un paio di “cuffie” speciali munite di occhialini, vi sentireste più a disagio o incuriositi?
Se vi dicessi poi che con questi surrogati potremo svolgere tutte le normali attività della vita quotidiana – lavorative, sociali, perfino sentimentali – con il vantaggio di poter disporre di corpi esteticamente perfetti e funzionalmente ineccepibili e di vivere in un mondo infinitamente più sicuro e ordinato del nostro, provereste più scetticismo o voglia di saperne di più?
Sono soltanto alcuni dei punti interrogativi che ruotano attorno alla pellicola di Jonathan Mostow, regista statunitense il cui esordio al cinema è avvenuto con un autentico e ahimè introvabile gioiellino thriller come Breakdown – La trappola, ed è poi proseguito con il buon war-movie U-571 e con il deludente Terminator 3 – Le macchine ribelli.
Mostow, bisogna dirlo, è un dignitoso e affidabile mestierante del cinema, un onesto “uomo di fatica” delle produzioni hollywoodiane dal quale non è forse lecito aspettarsi capolavori che brillino per personalità e carisma, ma che difficilmente deluderà chi cerca dei solidi action-thriller diretti con mano salda e occhio competente.
Da questo punto di vista, questo nuovo Surrogates (titolo originale peggiorato come d’abitudine dalla scialba titolazione italiana ne Il mondo dei replicanti) si pone però come una pellicola “sfortunata” già in partenza. Si tratta insomma di un film decisamente apprezzabile, ma che un marketing pressochè inesistente e un’indefinibile aura da b-movie hanno penalizzato in modo pesante e ingiusto.
Piccola parentesi: un’ eccezione al discorso sul marketing c’è, ed è il bel sito virale lanciato dalla Disney (che distribuisce il film): Choose your surrogate, che permette di realizzare un proprio surrogato “su misura” (naturalmente a patto di non pretendere troppo in termini di realismo), una sorta di avatar che è anche compatibile con alcuni social network.
Condannato a fare flop in patria, il film ha avuto un’accoglienza leggermente più calorosa da parte della critica italiana. In generale comunque, è stato prevedibilmente affossato dalla solita intellighenzia blaterante e culturalmente idrofoba ma anche – un po’ a sorpresa – dal pubblico geek che il genere sci-fi lo mangia a colazione, pranzo e cena. E io penso anche di avere capito il perché.
Il punto di forza di Surrogates è il fatto di distanziarsi dalla fantascienza cinematografica tipica dell’ultimo decennio, sempre più contorta, cerebrale e intrisa di toni forzatamente profetici, quasi “oracolari”.
Qui ci troviamo infatti di fronte a una trama sci-fi che si dipana in modo semplice ed essenziale e traccia un affresco stilizzato e immediato di un ipotetico mondo futuro, un mondo in cui la gente vive la propria vita attraverso un “surrogato”.
Tutto questo però, è completamente scevro di sofisticati intellettualismi e pretese filosofiche alla Matrix: Surrogates sembra piuttosto riportarci a un concetto di fantascienza da primi anni ’90, quella di Johnny Mnemonic e di Atto di forza per intenderci.
Film pervasi da uno stile e una visione sì futuristi, ma di un futurismo più immediato, muscolare e adrenalinico, che gioca moltissimo sull’azione lasciando da parte i classici “spiegoni” ai quali la fantascienza post-Matrix (un film che io considero un capolavoro, sia chiaro) ci ha invece assuefatto.
Posto dunque questo legame tra Surrogates e il cinema d’azione di fine ’80-primi ’90, è chiaro che Mostow non avrebbe potuto scegliere un interprete migliore di Bruce Willis, il plastico e gommoso (super)eroe di alcuni tra i più memorabili action-movie che il cinema ricordi.
A rivelarsi felice non è stata solo la scelta di impiegare Bruce Willis come protagonista, ma anche di come impiegarlo. Se nelle prime sequenze del film vediamo in scena il Willis replicante, liscio e patinato come un manichino in vetrina, dopo pochi minuti la narrazione imbocca una svolta inattesa e, a causa di un incidente al suo replicante, il Willis vero è costretto ad alzarsi dalla poltrona per muoversi in prima persona nel mondo reale, affollato esclusivamente da surrogati.
Proprio da questa situazione scaturisce uno dei “giochi” più azzeccati e ironici di tutto il film: man mano che vediamo il Willis in carne e ossa cacciarsi in situazioni ad alto rischio e rocambolesche fughe/inseguimenti per scoprire la verità sul complotto, la sua faccia si riempie progressivamente di graffi, contusioni, lividi e tagli. Diventa insomma la classica faccia ammaccata alla Willis, quella che tutti noi abbiamo ammirato in decine di classici del cinema d’azione, da Trappola di cristallo a L’ultimo boy-scout.
Più il film va avanti, più lo spettatore non può fare a meno di notare il contrasto tra la fisicità tutta “di carne” del Willis umano e la perfezione plastica dei replicanti che lo circondano, in primis la sua collega detective Jennifer Peters (Radha Mitchell). Lo stesso stridente contrasto si avverte nelle poche scene che ci mostrano i controllori umani dei replicanti: persone dalle fattezze sciupate e avvizzite, che portano sul volto tutti gli inequivocabili segni della loro fragilità, a dispetto dell’impeccabile esteriorità ostentata dai loro sosia artificiali.
Questo ed altri stratagemmi – sia visivi che narrativi – contribuiscono a costruire un’efficace sottotesto satirico e ironico che aiuta il film a elevarsi al di sopra di un semplice action fracassone, tutto spari e inseguimenti, e a comunicare un messaggio ovvio ma importante: delegare la propria vita, i propri rischi e le proprie emozioni a un “surrogato” che le viva per noi è una scappatoia inammissibile e pericolosissima.
Naturalmente, le pecche non mancano: in generale, gli effetti speciali non sono sempre all’altezza e mostrano la propria debolezza specialmente nelle sequenze più complesse (la caduta dell’elicottero e l’inseguimento in macchina ne sono gli esempi più lampanti).
In ogni caso, la resa globale è convincente e rende un buon servizio allo svolgersi della trama, che si dipana con un ritmo incalzante e coinvolgente, rispettando senza sbavature i canoni dei buoni action-thriller hollywoodiani. Surrogates è un film che merita senz’altro una visione, specialmente per chi vuole recuperare un certo gusto estetico e narrativo tipico della fantascienza pre-Matrix, meno propensa all’elucubrazione ma più orientata all’azione e all’ironia.





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10 Jan 2010, 9:53 am
Finalmente!
Purtroppo, proprio grazie al suo marketing quasi inesistente, avevo paura che non l'avreste recensito, e sarebbe stato un peccato. Ho visto il trailer al cinema e la trama mi ha intrigato da subito (surrogati & co… ). Il film è davvero godibile in effetti… anche se, come hai detto anche tu, Angier – hey, ma tu e Borden non sbagliate mai un colpo, eh?
– a volte la pellicola perde in quanto ad effetti speciali, e si nota purtroppo. Non che non sia un bel film da vedere, alla fin fine. Eh, già: niente disquisizioni filosofiche alla Matrix, ma tanta azione (non che in Matrix non ci sia azione, per carità!). Azione con il buon Bruce Willis.
E' un vero peccato che negli U.S.A sia stato un flop
. Vabbè che qui in Italia hanno fatto il solito casino con il titolo, che perde sempre se paragonato all'originale… ma tant'è.
Il film avrà pure i suoi pregi e i suoi difetti, ma resta comunque un film da vedere, anche a mio avviso!
Bella recensione, Angier!
P.S.: Qui stanno andando tutti in iperventilazione per "Avatar", che invece di "cheap" non ha proprio niente (… ma dai!), e suppongo che lo recensirete sicuramente… isn't it?
10 Jan 2010, 10:08 pm
Ciao Amelie! E grazie per i complimenti
Vedo che siamo totalmente d'accordo sul film e me ne compiaccio. A questo punto, spero che avremo modo di sentire altri pareri e capire se almeno qui in Italia il film è stato accolto un pò meglio che in patria…in quanto ad Avatar, ma certo che lo andremo a vedere, e lo recensiremo prontamente
! Anch'io sono curiosissimo di vedere quale coniglio abbia tirato fuori dal cilindro il vecchio James. Ma ti confesso che, da "die-hard fan" del genere horror, sono ancora più curioso di vedere Paranormal Activity!!! E poi, ovviamente, Shutter Island del mio mito Martin Scorsese, ma per quello dovremo aspettare marzo…
Rock'n'roll!!!
Angier
12 Jan 2010, 7:27 pm
Mah, non so se si aspettassero qualcosa alla Matrix perché molti che ne hanno parlato male avevano precedentemente esultato per giocattoloni che erano solo suoni e luci…
12 Jan 2010, 11:13 pm
Non ci credo, oggi mentre uscivo dal cinema mi sono chiesto Chissa se angier e borden hanno visto e recensito il film? poi in tono scettico mi sono risposto noooooooo ma ti pare.
e invece mi hai smentito grande, sono pienamente daccordo con te, io avrei evitato soltanto tutti quegli incidenti alla die hard, forse un pò troppo esagerati.
13 Jan 2010, 3:57 pm
Wow! Felice che sia piaciuto anche ad altri! Andando al cinema mi sono posta proprio la stessa domanda di Carlito… ma che dire: ci sorprendete sempre!
A proposito di sorprese: il "Paranormal Activity" di Oren Peli? Splendido! Me l'aveva consigliato anche un mio amico, ben sapendo che di solito gli horror non hanno alcun effetto su di me, dicendomi che "avrei cambiato idea e che mi avrebbe fatto venire la pelle d'oca"… se me lo consigli anche tu, vuol dire che è davvero bello… si spera!
A questo punto voglio andare anche io a vederlo… Mi intriga parecchio anche "Shutter Island"… il cui protagonista dovrebbe essere il caro di Caprio, vero? Quel film con l'ospedale pieno di psicopatici? A patto che i film siano di qualità, mi nutro di ogni genere… No Cinema, no Life!
20 Jan 2010, 3:45 pm
Segnalo il booktrailer del fumetto da cui è stato tratto il film.
Qui!
ciao
Roberto