
Solido, autentico, opprimente e liberatorio. Batman Begins è un film su una leggenda che riafferma sè stessa quando nessuno ci credeva più. Un blockbuster che fa la sua scelta e la porta avanti quasi fino in fondo, in cui tutte le forze in campo spingono nella stessa direzione. Un film di formazione e d'azione, denso nella sostanza e nell'estetica, che impone la sua personalità anche a costo di perdere consensi.
Pro: un cast grandioso assortito in modo inedito e ben inserito nelle pieghe del racconto; sceneggiatura emozionante e intelligente; approccio originale alla materia dei comics; molte sequenze da antologia; coerenza dello stile visivo e originalità del montaggio
Contro: qualche dialogo troppo didascalico; qualche raccordo brusco; qualche concessione, soprattutto nella sezione finale, ai clichè del genere, che risulta particolarmente stonata.
TRAMA: come Bruce Wayne percorre la strada impervia che lo porterà a diventare Batman, dal brutale omicidio dei suoi genitori da parte di un comune delinquente, passando per la ricerca di una identità e l'addestramento alla guerra contro la criminalità, fino al ritorno a Gotham City, megalopoli infetta che annega nella corruzione e nella crisi economica.
RECENSIONE DI BORDEN

Batman Begins era una promessa. Prima che Il Cavaliere Oscuro raccogliesse fiumi di consensi e di denaro con la sua carica epocale, Christopher Nolan aveva già gettato le basi della sua rivoluzione con questo blockbuster estivo del 2005, per la verità non particolarmente reclamizzato all'epoca, almeno qui in Italia, ma comunque in grado di smuovere la filosofia del cinema da intrattenimento.
Ci troviamo davanti al classico blockbuster supereroistico che impazzisce e parte per la tangente, forzando il guard rail tra fumo e scintille. L'idea di raccontare le origini e il funzionamento del mito di Batman come potrebbero essere se si trattasse della realtà, del nostro mondo.
Ciò che conferisce una sorprendente solidità a questo esperimento è la sua paziente costruzione a strati. In primo luogo una sceneggiatura sostanziosa, in cui Wayne/Batman per la prima volta occupa la scena in modo centrale, senza dividere più di tanto il suo spazio con villain e comprimari.
In secondo luogo l'idea di assegnare ciascuna delle parti ad attori di gran classe, ma senza che l'effetto finale somigli al party di una première. Qui il formidabile cast (tra gli altri Gary Oldman, Liam Neeson, Michael Caine e Morgan Freeman) non svetta e non si raggruma mai, sparendo invece nei solchi della storia come tanti ingranaggi di un unico meccanismo; gli attori noti appaiono quasi sempre lontani e quasi non interagiscono tra loro, con l'eccezione di Christian Bale che, proprio perchè protagonista assoluto, è il raccordo di tutti gli altri elementi. Anche Katie Holmes, pur con un personaggio non particolarmente simpatico, si inserisce nella storia in modo dignitoso; contrariamente a ciò che molti dicono, non è che abbia fatto peggio rispetto alla Gyllenhaal nel sequel.Con lo stesso criterio vengono adoperati i villain: non più personaggi ipercarismatici e accentratori, ma un'idea di male diffuso, che può essere solo arginato ma non cancellato.
In questo discorso diventa importante e indicativa anche la scelta visiva. Ogni elemento fumettistico ed estetico viene sistematicamente smorzato o annullato. Non ci sono fronzoli nella Gotham City di Nolan, e neppure sulla Batmobile o sulla tuta dell'eroe. I gingilli e i gadget che hanno fatto la gioia dei fan nei film precedenti e nei fumetti sono sacrificati o immersi nell'oscurità. In questo modo l'attenzione dello spettatore, senza più appigli estetici, è costantemente richiamata all'interno, verso il nucleo del personaggio e del racconto.
Emblematici sono, in questo senso, i (pochi) combattimenti corpo a corpo, confusi al limite del comprensibile.
La fotografia stessa esalta l'oscurità rendendola quasi fastidiosa, d'intralcio alla vista. Siamo ben lontani dall'uso che ne fece Burton nel pur darkissimo Batman Il Ritorno: là il nero era sì il colore dominante, ma come pretesto per riempire le superfici dei costumi e degli scenari di riflessi di luce e del candore della neve; qui il nero è nero e luce e ombra non si incontrano mai. Il resto è per lo più dominato dai toni del marrone e dell'ocra, colori caldi, afosi e opprimenti che portano avanti lo stesso discorso della storia.E' interessante notare quindi come il film neghi a sè stesso e al pubblico il piacere di un'estetica scontata, in nome di una maggior efficacia in termini di significato. Come in Memento il montaggio capovolto intrappolava lo spettatore nella stessa patologia del protagonista, così in Batman Begins l'assenza di una certa comodità estetica pone il pubblico faccia a faccia col personaggio e con il suo mondo interiore, lo spinge all'empatia. Senza più orpelli fumettistici le distanze tra i due mondi si azzerano e si capisce perchè l'oscurità sia così importante nella mitologia del personaggio.
Da queste considerazioni è facile capire come Batman Begins, se paragonato ad altre pellicole del genere, non sia poi così abbordabile. In un certo senso è una belva ammaestrata ma non troppo, un'esperienza in qualche modo ancora spigolosa e opaca; Il sequel, da questo punto di vista, sarà maggiormente levigato, ottimizzato, pur essendo ben più anarchico e irriverente a livello contenutistico.
Perchè è proprio qui che Batman Begins trova il suo limite principale. La sceneggiatura concede qualche cosa di troppo ai clichè del genere, ad esempio la scena della vestizione dell'eroe e il lungo finale di pura azione, che da strumentale diventa prioritaria, in cui trionfa una certa noncuranza per le le leggi della fisica (la sequenza del treno). Solo che in questo caso lo stacco è particolarmente stonato e fastidioso. Ma per chi volesse guardare con attenzione Batman Begins era, oltre che un film esaltante in sè, una promessa per il futuro, che si sarebbe compiuta con il sequel; ed era anche l'opera che riconciliava il pubblico col personaggio dopo che Schumacher l'aveva trasformato in un flipper.Come se non bastasse, il film è costellato e ritmato da parecchie sequenze memorabili per intensità drammatica e forza visiva: il combattimento sul ghiaccio, la prova finale dell'addestramento in mezzo al plotone di ninja, la scoperta della grotta piena di pipistrelli, il lungo inseguimento in auto e diverse altre.
Batman Begins ha goduto di una rivalutazione in questi pochi anni, mentre al momento dell'uscita aveva ottenuto risultati di botteghino buoni ma non eccelsi. Per quasi tutti però ha rappresentato un mezzo miracolo: la resurrezione di un franchise dato per morto e sepolto. Adesso è giusto riconoscergli anche il ruolo di detonatore della bomba The Dark Knight.
E se tutti ne hanno rilevato l'assoluta distanza dalle pellicole di Schumacher, altri ne hanno erroneamente evidenziato la continuità e la somiglianza con l'opera di Burton, con la quale in realtà condivide solo la serietà dell'approccio.
Anzi proprio questo primo episodio firmato Nolan si pone in totale antitesi all'episodio burtoniano universalmente più apprezzato (ma non dal sottoscritto), il secondo. Là la sceneggiatura sembrava più un pretesto per inscenare una sorta di incubo drogato e per molti versi illogico, con il personaggio di Batman più che mai sacrificato per far posto ai villain. Comunque si trattava di un tessuto narrativo piuttosto slegato, suggestivo, pieno di sottintesi e in un certo senso indisciplinato. Qui invece il personaggio è il centro di uno script rigoroso che spacca il capello in quattro ed esplora senza reticenze l'interiorità del character, come ogni buon racconto di formazione.Ci sarebbero altre cose da dire, ma così può bastare. Sicuramente è un film che merita una visione un po' meno svagata di quella che si potrebbe pensare, per goderne appieno e rendersi conto della personalità infusa dall'autore e del perfetto e inedito connubio con la mitologia ormai settantennale di una delle principali icone pop.
Voto Borden: 8


































