
Rischio, ambizione, adrenalina, ironia. Il nuovo film di Guy Ritchie mescola questi quattro ingredienti in un mix ad alto potenziale esplosivo che sottopone lo spettatore a un bombardamento di emozioni e divide inevitabilmente la platea: lo si ama o lo si odia. D'altronde, è proprio l'eccesso il cardine della filosofia di ogni vero RocknRolla.
Pro: se siete dei fan del genere (come Angier), il film sarà un viaggio a mille km/h in un mondo fatto di pericolo, ironia e personaggi incredibilmente tosti nel quale a farla da padrone sono la regia "in stato di grazia" di Guy Ritchie e i dialoghi a un passo dalla genialità pura.
Contro: Se non andate matti per questo tipo di film (come Borden), il prodotto potrebbe risultare nel complesso un pò freddo e scolastico, un esercizio di stile "cool" ma senz'anima che non soddisfa fino in fondo.
TRAMA
Nella Londra contemporanea si intrecciano le disavventure di un variegato gruppo di personaggi attratti dal miraggio dei "soldi facili": una sgangherata banda di delinquenti; un losco immobiliarista e il suo braccio destro; un uomo d'affari russo abituato ad avere intorno criminali di vario genere; una giovane e ambiziosa commercialista; una rockstar tossicodipendente che la sa più lunga di tutti. La loro droga è il pericolo, la loro filosofia si chiama RocknRolla.
RECENSIONE DI ANGIER
Il nuovo film di Guy Ritchie è esattamente come il genere musicale che gli dà il titolo: un travolgente vortice di contraddizioni, istinti primordiali, citazioni colte, esercizi di stile e colpi di genio che il regista londinese ci presenta ben impacchettati in una forma registica maledettamente cazzuta e affascinante.
Il libretto di istruzioni del film ci viene fornito nella breve ma folgorante sequenza introduttiva: mentre i nostri canali uditivi vengono sollecitati da un sottofondo rock nervoso e incalzante, la cinepresa ci accompagna in uno spoglio scantinato dove ad attenderci c’è lo smilzo e imprevedibile protagonista della storia che stiamo per vedere. Sarà proprio lui a spiegarci, con parole sue, qual è la filosofia del vero Rocknrolla:“La gente chiede…cos’è un RocknRolla? E io rispondo che non si tratta solo di pestare sulla batteria, farsi di droghe o beccarsi flebo in ospedale. C’è molto più di questo, amico mio. A tutti noi piace un assaggio di Bella Vita. Qualcuno vuole i soldi, qualcun altro vuole la droga, altri ancora vogliono il sesso, il glamour o la fama. Ma un RocknRolla, bè, lui è diverso. Perché? Semplice. Un vero RocknRolla vuole tutto il fottuto pacchetto”.
Dopo questo elettrizzante preambolo, efficace riassunto della filosofia che attraversa l’intera pellicola, il grande rock show di Guy Ritchie può cominciare. Ben presto facciamo la conoscenza di una folta galleria di personaggi più o meno bizzarri che il regista si diverte a “shakerare” in quel gigantesco frullatore di vite e ambizioni che è la Londra contemporanea.
C’è un gruppetto di delinquenti casinisti, quattro teste calde conosciute come Il Mucchio Selvaggio, che bazzicano abitualmente un malfamato bar di periferia sempre in cerca di soldi e adrenalina: sono One-Two (Gerard Butler in grande forma, speriamo di vederlo in altri film di Ritchie), Bobby il Bello, Mumbles e lo spacciatore Cookie.
C’è il faccendiere Lenny Cole (interpretato dal grande caratterista Tom Wilkinson), un losco strozzino e immobiliarista che si crede il padrone della città. C’è Archie (Mark Strong, qui in un’altra eccellente performance), il suo efficiente e discreto braccio destro. Ma c’è anche uno spietato imprenditore russo (che tra l'altro possiede una squadra di calcio, il che fa pensare che si tratti di un'allusione a Roman Abramovich, magnate russo e patròn del Chelsea F.C.) che vuole mettere le mani su mezza Londra e ha come scagnozzi degli ex-criminali di guerra della vecchia Unione Sovietica.
C’è la giovane Stella (Thandie Newton), una commercialista abituata a gestire conti milionari che ama lasciarsi tentare dal lato oscuro del suo lavoro. E poi c’è l’uomo simbolo del film, il RocknRolla Johnny Quid (Toby Kebbell), spericolato frontman con un debole per le droghe e i cui discorsi fanno sempre trapelare un cinico e “cazzuto” romanticismo.
Nel personaggio di Johnny, Ritchie sembra aver condensato tutte le star finite male che hanno fatto la storia del rock, da Jim Morrison a Kurt Cobain passando per Jimi Hendrix e Sid Vicious. D’altronde, il successo del rock show di Guy Ritchie sta proprio nel suo sapore squisitamente pop ( laddove con “pop” non intendiamo il genere musicale di Britney Spears ma il concetto di “popular” che sta alla base della cultura di massa).
Ritchie gioca coi generi – il gangster movie in primis – ma lo fa con la classe di un europeo e non con l’esibizionismo gratuito di un americano. Nell’arco di 114 intensissimi minuti, le vite e le azioni dei personaggi si incrociano ripetutamente in un susseguirsi di risse, sparatorie, inseguimenti, dialoghi esilaranti al quale fanno seguito altre risse, altri inseguimenti e altri dialoghi esilaranti in un ciclo continuo che termina in un finale ricco di colpi di scena.Causa scatenante e filo conduttore degli eventi è un prezioso quadro che assomiglia molto alla valigetta di Pulp Fiction: non riusciamo mai a vederlo ma ne intuiamo il potere occulto.
Applausi incondizionati alla regia di Ritchie, piena zeppa di soluzioni brillanti e trovate sceniche di sicuro effetto: tra queste la già citata sequenza iniziale; la scena di sesso tra la Newton e Butler (che sembra destinata a entrare nella storia); il concerto e la rissa nel locale gestito dai produttori di Johnny Quid (interpretati da Jeremy Piven e dal rapper Ludacris); l’inseguimento tra gli scagnozzi di Omovich e il Mucchio Selvaggio.
A chi critica il film, come il buon vecchio collega Borden, per la sua presunta freddezza, rispondo che il rocknroll è così, ad alcuni può fare quest’effetto: freddo e “cool” come la lama di un coltello che balena all’improvviso nel bel mezzo di una rissa. E quando cominci a sentire il caldo, quello è il sangue che scorre a fiotti dallo squarcio che ti ha aperto nello stomaco. Una cosa comunque è certa: Guy Ritchie è tornato tra noi e ha la classe (e le palle, se mi permettete) di un vero RocknRolla.
Voto Angier: 8RECENSIONE DI BORDEN

Film come Rocknrolla sono sia stimolanti che irritanti. Perchè abbinano con evidente squilibrio una confezione estetica molto stilosa, efficace e piacevole ad una sistematica mancanza di contenuti. Di più, sembra quasi che il vuoto emotivo sia una caratteristica imprescindibile del genere. Solo che se lo spettatore non la pensa in questo modo e comincia a fare qualche paragone, il gap salta fuori in tutta la sua evidenza.
Ci troviamo davanti all'ennesima storia pulp stracolma di humour e ironia. Questo garantisce un registro brillante, peraltro sostenuto e incoraggiato da una regia ineccepibile, originale, dinamica, elegante, nobilmente pop.
Ma il conto lo presenta la storia: intanto, ci sono troppi personaggi; o meglio troppe macchiette. Una storia così corale si mette a rischio già di suo, probabilmente infatti nemmeno un genio del montaggio riuscirà a tenere insieme le fila di un racconto se deve cambiare prospettiva ogni tre minuti. Nell'affollamento di macchiette, il canovaccio finisce via via sempre più sullo sfondo e da metà film in poi si ha la sensazione di assistere ad una miriade di sequenze (a volte anche molto buffe), ma di aver perso per strada il tessuto connettivo della trama.
Se siete patiti del genere e vi piacciono molto gli esercizi di stile, continuerete ad apprezzare senza problemi; in caso contrario potreste sentire una certa insofferenza al caotico show che si consuma davanti ai vostri occhi.
Non che ci siano buchi nello script, o se ci sono non sono quelli a pesare; il punto è che quando non puoi empatizzare coi personaggi perchè sono caricature eccessive e frammentate da un narratore troppo super partes, devi poter empatizzare almeno con quella che è "la posta in gioco" del racconto, la situazione di conflitto dentro cui i personaggi trovano collocazione e schieramento (che in questo caso non è buoni-cattivi perchè nel genere praticamente non ci sono dei veri buoni, ma solo schegge impazzite in cerca di una qualche soddisfazione personale che finiscono in contrasto tra loro); in Rocknrolla potrebbe essere difficile, perchè come ho già detto, la trama è quanto mai pretestuosa, e con essa le sue implicazioni.Se come dicevo, siete amanti di questo genere così "cool" (che significa anche freddo), allora forse apprezzerete molto di più anche le qualità del film, come l'ottima direzione del cast: Gerard Butler ha un carisma carico della giusta autoironia, Thandie Newton ottimamente snob e di classe; peccato per Tom Wilkinson, costretto al bozzettismo dallo script; e grande Mark Strong, forse l'unico personaggio con un pizzico di anima, che qui sembra il gemello cattivo di Andy Garcia.
E magari sarete colpiti da una colonna sonora che, per lo meno, costringe a prendere posizione, o dalla fotografia metallizzata e desaturata pur nella sua piacevolezza visiva. O dalle tante invenzioni registiche, come una scena di sesso di una tale originale finezza e ironia da sfiorare la subliminalità; per non parlare della fumettistica scena del ballo.
Per me Rocknrolla si ferma lì, due passi dietro a Snatch; rimane sotto anche a Pulp Fiction, ma soprattutto perde contro Jackie Brown; e divide la stanza con The Pusher, altro pulp movie freddo ma più asciutto e gestibile, anche se meno stiloso.
Vedo che il buon Angier difende il film con molto entusiasmo; io dico, diversamente, che non ci vuole molto a prendere meglio le misure della trama prima di girare, e che anzi è doveroso farlo se non si vogliono sprecare (o comunque non sfruttare al meglio) tutte le altre risorse di cui questo film dà prova.
Voto Borden: 5


















