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Eagle Eye (2008) - Recensione di Angier




TRAMA
Jerry Shaw è il giovane gestore di un negozio di fotocopie che ha abbandonato prematuramente gli studi e si accontenta di tirare avanti tra una partita di poker con gli amici nel retrobottega e la squallida routine del suo lavoro. Jerry è l’autentica pecora nera della sua famiglia. Il padre è un militare, e suo fratello gemello un genio matematico che si è arruolato in Marina. Un giorno però, Jerry riceve la tragica notizia che suo fratello è morto in un incidente stradale.

Da quel momento, cominciano a succedere cose strane. Jerry riceve inquietanti telefonate in cui una innaturale voce femminile gli dà istruzioni dettagliate su cosa fare per non morire. Ben presto, Jerry si troverà catapultato in una folle corsa contro il tempo per sfuggire all’Fbi che lo sta braccando credendolo un pericoloso terrorista. Ad accompagnarlo nella sua fuga, una giovane madre alla quale il figlio è stato rapito dala stessa organizzazione che comunica con Jerry attraverso il cellulare. A inseguirli come instancabili segugi saranno un agente dell’ Fbi “vecchio stampo” (Billy Bob Thornton) e una giovane e determinata detective della Marina (Rosario Dawson).


L’inizio di Eagle Eye mi ha fatto subito venire in mente un altro film piuttosto recente, l’ottimo Wanted di Timur Bekmambetov. Le analogie tra le due pellicole sono infatti più di una: entrambe mettono al centro della narrazione due giovani outsider, dei perdenti che conducono una vita squallida e monotona, fatta di piccole frustrazioni quotidiane, fino al giorno in cui vengono contattati da misteriose organizzazioni che sembrano sapere tutto di loro e si rivelano capaci di prevedere ogni loro mossa.

Entrambi i film si basano su una trama intessuta di teorie del complotto e cospirazioni segrete, ed entrambi fanno uso di una massiccia dose di scene adrenaliniche, soprattutto inseguimenti e sparatorie. Purtroppo però, Eagle Eye è nettamente al di sotto del suo predecessore e a dividerli sembra esserci un vero e proprio abisso.

Innanzitutto perché D. J. Caruso non è Bekmambetov (regista talentuoso e visionario che si era già fatto notare nel 2004 con I guardiani della notte), e Shia LeBoeuf non è James McAvoy. In Wanted, Bekmambetov è molto bravo nel trovare efficaci soluzioni registiche per farci conoscere il giovane protagonista del film e farci entrare nel suo mondo grigio e sgradevole, calandoci nella sua ammorbante quotidianità e convincendoci a fare il tifo per lui.

Al contrario, in Eagle Eye il personaggio di Jerry Shaw ci viene descritto in modo sommario e impreciso, fallendo così uno dei principali obiettivi di ogni storia: quello di farci entrare in empatia col protagonista, di farci sentire coinvolti nella sua vicenda. Altro grande punto debole del film di D. J. Caruso sono le scene d’azione: scoordinate, confusionarie, fanno venire mal di testa.

Anche qui, mentre Bekmambetov è riuscito nella sua pellicola a confezionare delle sequenze davvero spettacolari, alternando con grande maestria i “ralenti” e i rapidi movimenti di macchina, Caruso dà prova di una desolante goffaggine nel manovrare la macchina da presa.

In moltissime sequenze, lo spettatore si trova confuso e disorientato, incapace di capire cosa sta succedendo sullo schermo. La sensazione è perciò che un film come Eagle Eye avrebbe potuto trasformarsi, in mani più sapienti (a partire da quelle di Bekmambetov, ma anche di un Matt Reeves), in un piccolo gioiellino action/thriller.

Di sicuro, avrebbero potuto essere sfruttate meglio le premesse del film e i suoi spunti presi da thriller come Nemico pubblico, Matrix e The Game: penso al tema dell’invasione della privacy perpretrata dagli Stati moderni in nome della sicurezza nazionale; l’occhio onnisciente di un Grande Fratello robotico che ci spia; lo sviluppo a fini militari di Intelligenze Artificiali che potrebbero prima o poi ribellarsi al controllo umano e agire di propria iniziativa; la tecnologia come strumento di oppressione e conquista.

Tutti questi temi, invece di trovare posto in una sceneggiatura coerente e ben orchestrata, vengono buttati qua e là a casaccio e con superficialità, accontentandosi di ottenere il minimo risultato con il minimo sforzo.

Mediocre la performance della protagonista femminile Michelle Monagan (ma anche qui mi sembra c’entri in parte la cattiva direzione di Caruso), appena sufficiente quella di Shia LeBoeuf (l’attore dimostra di avere qualche freccia al suo arco, nelle mani di un buon regista potrebbe far vedere delle cose interessanti). Assolutamente anonima e impersonale l’interpretazione di Billy Bob Thornton, merito anche dei dialoghi insipidi che gli vengono affibbiati, un po’ meglio quella di Rosario Dawson, attrice di discreta levatura che penso crescerà ancora in futuro.

Eagle Eye
è in conclusione un film d’azione banalotto e scontato, che non riesce nemmeno a fare quel poco che gli si chiede: intrattenere lo spettatore per 120 minuti e divertirlo con qualche rocambolesco inseguimento e qualche sparatoria al fulmicotone. Al contrario, il film lo irrita e infastidisce non poco, catapultandolo in un caos di scene confuse e poco lucide. Forse, se siete dei fan irriducibili di Caruso o del genere action che non teme di sfociare nel ridicolo, potreste prendere in considerazione l’idea di vederlo. In caso contrario, noleggiate il dvd di Wanted o di qualche altro degno blockbuster d’azione.
(Recensione di Angier)

Voto Angier: 4,5


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Addio a Franco La Polla



E' con grande sconcerto e amarezza che rilancio la notizia della morte di Franco La Polla, il più grande studioso italiano di cinema hollywoodiano, docente di cinema americano al DAMS di Bologna dal 2001. La Polla era uno specialista di fama internazionale, noto anche come operatore culturale e promotore di retrospettive ed eventi per i più importanti festival del cinema, da Venezia a Locarno.

La sua sconfinata conoscenza del cinema americano derivava da un amore genuino e spontaneo per questa forma d'arte ancor prima che da un interesse accademico. I molti libri da lui pubblicati su questo argomento (tra i tanti, cito il prezioso manuale "Introduzione al cinema di Hollywood" e l'illuminante "Sogno e realtà americana nel cinema di Hollywood") hanno contribuito ad aprire una importante finestra sull'industria cinematografica statunitense e sui suoi miti intramontabili. Malato da tempo, Franco La Polla è purtroppo venuto a mancare questa mattina nell'ospedale di Pavia dove era ricoverato per un intervento. Noi di Split Screen sentiamo il dovere di porgere omaggio a questo grande esponente della cultura cinematografica.

Addio professore!

Angier



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Drew Barrymore potrebbe dirigere Eclipse, terzo capitolo di Twilight



Fonte: Empire

Il mega-successo di Twilight ha innescato una scala di domino che, possiamo scommettere, non si fermerà tanto presto. In qualche modo il progetto ispirato ai fortunati libri di Stephenie Meyer è cresciuto oltre le più rosee previsioni ed è diventato un remunerativo franchise di prim'ordine, a partire da novembre scorso, quando il primo film ha innescato il fenomeno teen anche a livello cinematografico.
Non è passato molto tempo da quando è stato pianificato il secondo capitolo, New Moon, che porterà la firma di Chris Weitz, che già si fa il nome di chi potrebbe dirigere il successivo Eclipse...

Classico esempio di opera che nasce senza troppe pretese e che a lavori inoltrati si rende conto di raccogliere su di sè aspettative e fiducia da parte di schiere di appassionati, la saga cinematografica dei vampiri sta conoscendo una vera escalation a livello gestionale. Da Catherine Hardwicke, piuttosto criticata nonostante l'ottimo successo del suo prodotto, a Chris Weitz, per poi approdare a...Drew Barrymore?

Proprio lei. E fatte le debite valutazioni, credo che non sia un nome così campato per aria. Perchè la Barrymore ha dimostrato una certa sensibilità per le storie adolescenziali, specie se originali e contaminate come quella del gioiellino Donnie Darko. Là però era produttrice, questa volta come se la caverebbe con la regia vera e propria? In che modo tratterà il fattore fantasy della saga?

Mentre stiamo in attesa di conferme o smentite circa il suo coinvolgimento, fissatevi questa data: 30 giugno 2010, giorno in cui, almeno in America, Eclipse vedrà la luce.

Borden

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Su Ciak divampa la guerra tra blogger e critici tradizionali



Sfogliando il Ciak di marzo, quello che vedete qui sopra con in copertina il vero eroe morale degli Oscar 2009 Mickey Rourke, troverete un articolo nel quale abbiamo l’onore di comparire anche noi di Split Screen, e che tratta un tema con il quale chi naviga in rete avrà già una certa familiarità: parlo della guerra, iniziata silenziosamente e poi dilagata in modo sempre più cruento, tra critici cinematografici della carta stampata e blogger che affollano la rete. In America, questa guerra ha già mietuto alcune vittime (i trenta giornalisti licenziati da prestigiose testate per fare spazio a giovani e agguerriti gestori di blog), e c’è da aspettarsi che in futuro la situazione diventerà ancora più esasperata.



Sì perché è chiaro che i critici tradizionali, specialmente quelli dotti e paludati che hanno fatto della loro autorevolezza uno status esclusivo e soprattutto remunerativo, non ci stanno proprio a farsi soffiare i lettori da giovani smanettoni con la passione per il cinema. Stiamo parlando di cinema ma potremmo parlare di libri (chiedete a Rebecca Johnson, una semplice utente di Amazon che a forza di recensire i libri che leggeva è diventata una guru del settore) musica, arte e di qualunque area della cultura e dell’intrattenimento della quale internet si è oramai impadronito.

Personalmente, ricordo ancora con un misto di nostalgia e divertimento i tempi in cui lo strumento principe per orientare le mie scelte in fatto di film e dvd era il mitico Mereghetti, forse il più diffuso tra i dizionari del cinema. E devo ammettere che tenere in mano quel pesante volume e sfogliare con calma le pagine tra le quali erano recensiti migliaia di film dava una sensazione piacevole e confortante. E’ altrettanto vero però, che non appena ho avuto a disposizione una connessione internet a banda larga, il mitico Mereghetti è finito in uno scaffale della libreria per rimanerci sempre più a lungo. Le ragioni sono ovvie: internet è interattivo, economico (e c’è da aspettarsi che in un prossimo futuro, le connessioni alla rete saranno ovunque e gratuite), sconfinato, libero, incredibilmente vario e in continua evoluzione.

Chi cerca notizie, pareri, opinioni e recensioni di qualunque genere lì ne trova a bizzeffe, e nella forma che vuole. Su internet, ogni cosa è aggiornata e up-to-date. Un minuto dopo che qualcuno l'ha saputa, una notizia è già di dominio pubblico. Perciò è naturale che gli internauti, specie i più giovani, si fidino oramai più del parere dei loro blogger coevi piuttosto che di quelli dei giornalisti e dei vecchi opinion leader della carta stampata. Se ne sono accorte anche le major cinematografiche, che ormai sfruttano blog e social network per campagne virali sofisticatissime e sbalorditive. E’ chiaro che una barriera è stata definitivamente abbattuta, e che d’ora in poi nulla sarà come prima.

Con questo non sto dicendo che i critici della carta stampata siano dinosauri in via d’estinzione: essi hanno ancora senso, e in futuro ci saranno ancora lettori in cerca del loro parere autorevole, ma di certo dovranno abituarsi a convivere con le legioni di blogger che invadono ogni giorno la rete e che portano avanti una forma di comunicazione dal basso. E dovranno rassegnarsi a perdere il monopolio assoluto del pubblico. In fondo, è il mercato bellezza. Insomma, davvero c’è ancora chi spera di vendere enciclopedie nell’era di Wikipedia?
Angier

P.S. Noi di Split Screen ringraziamo Andrea Morandi per aver condotto quest'inchiesta e aver contribuito a portare alla luce nuove realtà emergenti della blogosfera italiana come noi.

Blogger vs. critici. Voi da che parte state? Pensate che questi mondi possano convivere oppure uno esclude l’altro? Fateci sapere la vostra opinione commentando tramite il box qui sotto (il dibattito si sta sviluppando contemporaneamente anche sul blog del direttore di Ciak, Piera De Tassis)!


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Oscar 2009: uno sguardo ozioso



Allora, lo show è finito, le star se ne sono andate e per terra è pieno di briciole e cartacce. Quindi, mi siedo sulle macerie ancora fumanti (no, scherzo, non è stato poi un disastro completo) e passo in rassegna i momenti cruciali.

Cominciamo con un bel pregio di questa ottantunesima edizione degli Academy Awards: si apre lo show e il numero di Hugh Jackman spazza la sala con raffiche di ironia della più gustosa, un balletto che presenta i principali film in gara con una parodia strapparisate, un varietà perfettamente coreografato ed eseguito, coadiuvato da una deliziosa Anne Hathaway (sia lei che Jackman cantano alla grande!)

Via il dente: The Millionaire si è preso troppi premi, anche più di quelli che si poteva temere. Cioè: fotografia e montaggio?? Comunque, lo sfacelo si è consumato nelle categorie più alte, ma era prevedibile.

Miglior attore protagonista: Penn o Rourke? Penn. Qui c'è poco da dire, quando hai in gara attori di questo livello c'è poco ossigeno per le polemiche. Brad Pitt, giustamente, salta il turno (è bravo ma non da oscar).
E qui mi ricollego a Benjamin Button. Per quanto preferissi la sua vittoria su The Millionaire, in senso assoluto ha avuto più o meno quello che si meritava, godendo anche questo film di una notevole sopravvalutazione (ma certo più meritata del film di Boyle). Ma perchè nessuno ha preso sul serio Frost/Nixon? Con queste nomination era forse lui il miglior film...

Scampato pericolo per Il Cavaliere Oscuro, che in una rassegna così bizzarra rischiava tranquillamente di rimanere a secco. Non di certo una cascata di premi, ma quello a Ledger è uno spartiacque che forse getterà una nuova luce sulla categoria dei blockbuster, ed è stato supermeritato. Ma avrei preferito che il premio lo ritirasse Nolan.

Brava Kate Winslet. Non ho visto The Reader (mi pare che anche Jackman durante il balletto ironizzi su questo fatto, non riferendosi a me ovviamente), ma lei se lo meritava da tempo. Ed ha pure mantenuto il controllo, sicuramente più che ai Golden Globe.

Per me non c'è molto altro da dire. Per come la vedo io gli Oscar devono guadagnarsi la loro autorevolezza e rispettabilità ogni anno da capo, come se fosse sempre la prima volta. A questo giro hanno lasciato parecchio a desiderare per certi aspetti, ma hanno pure azzeccato qualcosa di importante.
Comunque, la cerimonia in sè ha acquistato parecchi punti simpatia col numero iniziale, strepitoso.

E la prossima volta facciano delle nomination migliori.

Borden

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Oscar 2009: la grande truffa di Slumdog Millionaire



Ripensando alla cerimonia degli Oscar di ieri, non ho potuto fare a meno di notare una certa ironia nel fatto che il Kodak Theatre abbia visto replicare nella realtà la stessa ottusa e mielosa retorica che permea l’intero film Slumdog Millionaire. C'è insomma una continuità esilarante (ma al tempo stesso inquietante) che lega la vittoria nel film del suo protagonista analfabeta Jamal alla vittoria agli Oscar della pellicola - cinematograficamente analfabeta - di Danny Boyle.

In entrambi i casi si tratta di un trionfo ampiamente immeritato (8 statuette sono davvero troppe, da qualunque prospettiva la si guardi). Per di più un trionfo sancito da un isterismo di massa che ha determinato un cieco plebiscito laddove sarebbe stata invece necessaria una sincera riflessione sul valore di un film. Che “Slumdog Millionaire” fosse lanciato in modo oramai inarrestabile verso la vittoria era cosa risaputa, ma ciò non attenua minimamente il disappunto di chi, come me, si sente truffato dal clamoroso tranello in cui è caduta l’Academy.

A vedersi letteralmente scippato dei premi che a detta di molti gli spettavano di diritto è stato David Fincher e il suo intenso e commovente film “Il Curioso Caso di Benjamin Button”, che ho già analizzato nella mia recensione (la trovate qui, per quella di Slumdog Millionaire invece cliccate qui) e sul quale non mi dilungherò più di tanto.

Paradossalmente, a suscitare in me maggiore indignazione non sono stati tanto il Premio per la Miglior Regia e quello per il Miglior Film (che spesso risentono di queste ondate entusiastiche e modaiole) ma proprio i premi “tecnici”, quelli per la Migliore Fotografia, il Miglior Sonoro e il Miglior Montaggio, che SM ha ottenuto in modo francamente inspiegabile. E qui, l’Academy ha davvero toppato.

Una possibile spiegazione alla faccenda è che questa non abbia avuto il coraggio di diluire i premi principali tra più film, temendo di scontentare in questo modo tutti quanti. Se invece volessimo fare i dietrologi a tutti i costi, un’ipotesi alternativa per questa pioggia di premi potrebbe essere quella di un puro gioco di lobby “pilotato” dal sempre più influente establishment di Bollywood, che trarrebbe sicuramente vantaggio dall’immettere nel mercato europeo e americano i suoi prodotti, che finora non sono mai riusciti a raggiungere le platee occidentali.

In questo senso, la popolarità di un film come “Slumdog Millionaire”, ambientato in India ma girato da un europeo (per di più con uno sguardo sull’India decisamente “turistico” e superficiale) potrebbe aprire la strada a prodotti in puro stile Bollywood. Naturalmente, questa è soltanto una mia opinione personale che non è suffragata da alcun elemento concreto, perciò prendetela con le pinze.

Per il resto, mi ha fatto piacere l’Oscar a Kate Winslet, e quello per la sceneggiatura originale a “Milk”. Per quanto riguarda il premio come Miglior Attore Protagonista, avrei preferito che andasse a Mickey Rourke. Avrebbe sancito definitivamente il suo ritorno sulla scena, e l’avrebbe ripagato di tante sviste e mosse avventate sia sul set che nella vita reale. Giustissimo e meritevole di un plauso particolare l’Oscar al compianto Heath Ledger, anche se non poterlo vedere sul podio a ritirare il riconoscimento di persona ha risvegliato la tristezza per la sua scomparsa.

Anche il mio commento sulla cerimonia in sé è tutt’altro che entusiastico. Dopo un inizio in grande stile, con gli strepitosi numeri da avanspettacolo di Hugh Jackman, il ritmo si è fatto sempre più discontinuo e frammentario, lasciando troppo spesso spazio a balletti già visti e sketch poco interessanti. In ogni caso, il sonno è stato in qualche modo provvidenziale: se non altro mi ha risparmiato gli ultimi atti della truffa (metaforica, s'intende) di Danny Boyle e Co.

Angier

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Sono iniziati gli 81esimi Academy Awards



ELENCO UFFICIALE DEI VINCITORI DEI PREMI OSCAR 2009


MIGLIOR FILM

The Millionaire


MIGLIOR REGIA

Danny Boyle (The Millionaire)


MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Sean Penn (Milk)


MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Kate Winslet (The Reader)


MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Heath Ledger (Il Cavaliere Oscuro)


MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Penelope Cruz (Vicky Cristina Barcellona)


MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Milk (
Dustin Lance Black)


MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

The Millionaire (Simon Beaufoy)


FOTOGRAFIA

The Millionaire (Anthony Dod Mantle)


MONTAGGIO

The Millionaire (Chris Dickens)


COLONNA SONORA

The Millionaire (A.R. Rahman)


CANZONE

The Millionaire ("Jai Ho" di A.R. Rahman, Gulzar)


MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE

Wall-E


SCENOGRAFIE

Il Curioso Caso di Benjamin Button (Donald Graham Burt, Victor J. Zolfo)


COSTUMI

La Duchessa (Michael O’Connor)


MAKE UP

Il Curioso Caso di Benjamin Button (Greg Cannom)


EFFETTI VISIVI

Il Curioso Caso di Benjamin Button (Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton and Craig Barron)


MONTAGGIO EFFETTI SONORI

Il Cavaliere Oscuro (Richard King)


MIGLIOR SONORO

The Millionaire (Ian Tapp, Richard Pryke and Resul Pookutty)


MIGLIOR FILM STRANIERO

Departures (Giappone)


CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE

La Maison en Petits Cubes


MIGLIOR DOCUMENTARIO

Man on Wire


MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

Spielzeugland (Toyland)


MIGLIOR CORTO DOCUMENTARISTICO

Smile Pinki

PREMIO UMANITARIO JEAN HERSHOLT

Jerry Lewis








02,33 - L'inizio

Sono iniziati alla grande gli 81esimi Academy Awards, con Hugh Jackman che è salito sul palco ostentando le proprie doti carismatiche e sceniche. Dapprima l'attore si è lanciato in una sorta di scioglilingua per presentare con divertimento e ritmo sè stesso e alcuni candidati alla nomination come Miglior Attore (La Winslet è americana e interpreta una tedesca, Robert Downey Jr. è un americano che interpreta un afroamericano... e io sono australiano e interpreto un australiano in un film intitolato "Australia").

Poi, ironizzando sulla recessione e sulla crisi economica, Jackman si è prodotto in un vero e proprio numero di avanspettacolo à la Broadway. Destreggiandosi tra artigianali elementi scenografici di cartapesta, ha intavolato un balletto infarcito di gag e numeri da slapstick comedy per illustrare i film candidati alle principali nomination: Slumdog Millionaire; Milk; The Dark Knight; Benjamin Button; Frost/Nixon; The Reader e The Wrestler. Jackman ha inoltre duettato con la Hathaway e ballato su una coreografia hip-hop. E' insomma quello che si dice un inizio in grande stile. Noi di Split Screen vi aggiorneremo più avanti sulle premiazioni principali.

Angier


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Oscar 2009: partito il red carpet



Ci siamo. Sta per aprirsi a Los Angeles la 81esima edizione della cerimonia degli Academy Awards, meglio conosciuti come i Premi Oscar. Dal Kodak Theatre, moderna struttura che da 7 anni è diventata la casa degli Oscar, partirà alle 02,30 ora italiana (ma lì saranno le 17,30) la cerimonia vera e propria.

In questi minuti le telecamere sono puntate sul red carpet, dove stanno già sfilando i protagonisti del cinema mondiale (per il momento si è vista la teen-idol Miley Cirus, che ha espresso il suo augurio per la vittoria di Angelina Jolie come miglior attrice protagonista grazie al suo ruolo in Changeling). Si sente già una certa elettricità nell’aria, la tensione comincia a farsi più densa e palpabile, e tutti noi siamo in attesa di vedere chi la spunterà. E intanto si discute ancora sulla lista che è circolata nelle ultime ore sul web, e che conterrebbe secondo il blog “Oscar Winners leaked” che l’ha diffusa, i nomi dei vincitori che verranno proclamati di qui a poco. Naturalmente, l’Academy ha smentito con vigore l’elenco, dichiarandolo un falso privo di ogni fondamento. In ogni caso, eccola qui di seguito:

Actor in a leading role: Mickey Rourke
Actor in a supporting role: Heath Ledger
Actress in a leading role: Kate Winslet
Actress in a supporting role: Amy Adams
Animated Feature Film: Wall-E
Art Direction: The Dark Knight
Cinematography: Slumdog Millionaire
Costume Design: The Curious Case of Benjamin Button
Directing: Slumdog Millionaire
Documentary feature: Man on Wire
Documentary short: The Conscience of Nhem En
Film editing: Milk
Foreign language film: Departures
Makeup: The Curious Case of Benjamin Button
Music (Score): Defiance
Music (Song): Down to Earth (Wall-E)
Best Picture: Slumdog Millionaire
Short film (animated): Presto
Short film (live action): Auf Der Strecke (On The Line)
Sound editing: Wall-E
Sound mixing: The Dark Knight
Visual effects: Iron Man
Writing (Adapted screenplay): The Reader
Writing (Original screenplay): In Bruges

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The Millionaire (2008) - Recensione




TRAMA
Jamal è un diciottenne orfano la cui vita si è dipanata fino ad oggi tra la miseria assoluta e i quotidiani stenti delle periferie degradate di Mumbai. La povertà e la disperazione sembrano svanire improvvisamente quando il giovane partecipa a "Chi vuol essere milionario", vincendo ben 10 milioni di ruoie nella sola prima giornata. Tuttavia, le cose non vanno esattamente come previsto. Jamal è infatti arrestato e malmenato dalla polizia, che lo crede un truffatore. L'unica chance che gli resta per dimostrare la sua innocenza è ripercorrere davanti al commissario gli eventi cruciali della sua vita (ogni risposta azzeccata sembra infatti essere collegata a un preciso avvenimento che lo riguarda). Inizia così un viaggio a ritroso nei propri ricordi, tra indigenza, sfruttamento, primi amori e mille espedienti per sopravvivere alla dura realtà di Mumbai.

RECENSIONE
Guardando il film di Danny Boyle, non posso dire di essere rimasto deluso – le moltissime recensioni deliranti e il generale clima di adorazione su internet mi avevano già fatto temere il peggio – ciònonostante la visione di questa pellicola è riuscita a contrariarmi e a infastidirmi oltremodo. Per certi versi faccio persino fatica a considerare Slumdog Millionaire un film nel senso più pieno del termine. A tratti, mentre ero seduto in sala, ricordo di essermi chiesto – data la presenza costante di ritornelli e musichette pop/dance indiane – se quello che avevo davanti non fosse in realtà un video musicale particolarmente lungo ed elaborato di Panjabi Mc.

In altri momenti, l’impressione era quella di stare guardando uno spot pubblicitario retorico e truffaldino, di quelli che mostrano con evidente compiacimento bambini poveri e denutriti soggetti a soprusi di ogni genere per convincere lo spettatore occidentale a mettere mano al portafogli. Ho trovato insomma SM un film ipocrita e ricattatorio, che a dispetto delle sue gigantesche lacune (di sceneggiatura in primis, ma anche di regia e montaggio) è riuscito ad abbindolare una larghissima platea di spettatori e un’ampia fetta di critici giocando sul suo presunto carattere terzomondista ed “ecumenico”.

Siamo insomma di fronte alla classica retorica del “volemose bene” che spesso riesce a spingere pellicole mediocri ben oltre le proprie possibilità. Cinematograficamente, lo ripeto, il film non sta in piedi. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti nel mostrarci un protagonista che attraversa indenne qualunque tipo di situazione ad alto rischio: spietati sfruttatori di minorenni, temibili gang mafiose, orde di musulmani inferociti, anchorman disonesti, poliziotti corrotti e chi più ne ha più ne metta.



Affastellare tutte queste situazioni in due ore di pellicola non solo distrugge qualunque pretesa di realismo e verosimiglianza, ma fa sembrare il film uno di quei videogame nei quali il giocatore avanza livello dopo livello solo in virtù di un numero illimitato di vite. Tanto più che l’unica dote davvero ascrivibile a Jamal è una cieca e sconsiderata ingenuità che riesce a farlo andare avanti, come un moderno Forrest Gump asiatico, tra catastrofi e flagelli di ogni sorta. Non ci si lasci ingannare però: laddove Forrest Gump è un personaggio sbozzato con un gusto romantico e idealista degno di un romanzo ottocentesco, il nostro Jamal è un personaggio bidimensionale, da reality tv, spinto solo dall’incoscienza e dal sogno di un amore patinato e ovvio come quello dei foto-romanzi.

Il film, poi, non ci racconta nulla della cultura e delle tradizioni indiane, ma ci porta in tour attraverso una serie di stereotipi degni di un viaggio Alpitour: dallo sfarzo chiassoso e appariscente del Taj Mahal al fascino proibito dei quartieri a luci rosse, dall’India futuristica dei grattacieli in costruzione alla miseria – da contemplare a distanza di sicurezza ovviamente – degli slums di Mumbai.

Stesso discorso per la morale del film, che promuove l’ideale della vincita facile e immotivata (qui la si vuole far passare come una sorta di risarcimento per la sfiga nera patita da Jamal per tutto il film, ma l’operazione non è convincente) senza degnare della minima attenzione le molte sfide del presente: la globalizzazione, il ruolo dei Paesi in via di sviluppo, la salvaguardia dell’ambiente. Niente: tutto ciò che il film ci mostra è un sempliciotto quasi analfabeta (come ammette, quasi compiaciuto, davanti al Gerry Scotti indiano) che vince 20 milioni di rupie mentre la folla di Mumbai lo acclama come un eroe.

La regia scellerata di Danny Boyle si caratterizza per uno stile “cafone” e pacchiano, a metà tra un video di Eros Ramazzotti e una pubblicità del Bacardi. I colori iper-saturati e le scene accelerate potevano forse stare bene in Trainspotting - film che ci pone nell’ottica di un pugno di protagonisti costantemente sballati e in preda alle droghe – ma qui hanno ben poco senso. Stesso discorso per il montaggio: frenetico, sincopato, caotico.

Irritante, in conclusione. La fotografia è patinatissima, man mano che i fotogrammi si accumulano sullo schermo l’impressione è di sfogliare l’ultimo numero di Vogue o Vanity Fair, persino quando l’obiettivo inquadra la miseria senza fine delle baraccopoli indiane. Gli attori protagonisti (parlo di Dev Patel e Freida Pinto) non fanno altro che assumere la stessa espressione inebetita per tutto il film, tanto nelle disgrazie quanto nei momenti di gioia.

Dal mio punto di vista si tratta insomma di un film del quale non si salva praticamente nulla (forse un paio di scene all’inizio, qualche panoramica qua e là) ma che incomprensibilmente ha ricevuto una pioggia di premi, e che potrebbe addirittura fare il pieno agli Oscar di stasera. Sarebbe d’altronde l’ennesima vincita immotivata di Jamal.
(Recensione di Angier)

Voto Angier: 4

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Frost/Nixon (2009) - Recensione



Questo è il Ron Howard che vogliamo. Frost/Nixon è un film serio e politicamente sostanzioso, anche se in retrospettiva, che non si dimentica neanche per un attimo dei suoi spettatori. In scena impegno e spettacolo se le danno di santa ragione senza che ci sia un vincitore e garantendo quindi il giusto voltaggio per tutta la durata della pellicola. Due ore di stampo teatrale, non di quello pesante e lezioso, ma di quello secco e asciutto di uno script che si affida alla forza dei dialoghi e all'umanesimo di alcuni straordinari attori.

La storia, come si dice, è storia: dimessosi dalla carica di presidente degli Stati Uniti dopo lo scandalo Watergate, Nixon trascorre la vecchiaia nell'onta dei suoi reati di cui, per decisione del suo successore Ford, non sarà mai chiamato a rispondere. Finchè non viene sfidato a singolar tenzone da un conduttore televisivo, David Frost, ansioso di risollevare le sorti del suo format.

Ma se la trama è semplice, sono i grandi temi evocati che rendono Frost/Nixon un gustoso film trasversale, tra indagine politica e braccio di ferro psicologico.
La forma è quella di un'intervista da talk-show, ma a quella casa privata da cui va in onda lo spettacolo mancano solo le corde per diventare un ring vero e proprio.

Lo sfidante, David Frost, è un uomo qualunque che salta a bordo della propria ambizione e la vede crescere fino a diventare un coinvolgimento personale e una sorta di passione sociale. Michael Sheen diventa il personaggio quasi senza sforzo, con quella sagoma da comico e il taglio seventies. Forse ha il sorrisetto troppo facile, ma non bisogna dimenticare l'estrazione leggera e affabulatrice del personaggio.
All'altro angolo Nixon, il campione (non più in carica) ricostruito con furbizia da Frank Langella, che si inventa una certa lentezza senileggiante da cui trarre illimitato spazio di manovra per caratterizzazioni grandi e piccole. Eccellente.

Tutto intorno una corte di comprimari perfettamente funzionali come il devoto Kevin Bacon e la dolcissima Rebecca Hall, attraente come non mai. Il suo personaggio si fa carico, tra l'altro, di ingentilire una rude vicenda di politica tutta al maschile, aggiungendo il lievito di una defilata love-story.

E in tutto questo dov'è Ron Howard? Al suo posto, dietro la storia e i volti dei numerosi primi piani. Regia solida e invisibile al servizio di uno spettacolo già troppo ben orchestrato per zavorrarlo con invenzioni e pretese autoriali.

Per chiudere si potrebbero fare due appunti. Uno, che forse il ritmo subisce un lieve calo nella sezione centrale, due, che questo film per quanto ben fatto non amplia gli orizzonti del genere e rinuncia consapevolmente a sorprendere il suo pubblico. Ma proprio per fare i pignoli.
(Recensione di Borden)

Voto Borden: 8

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Nuovo trailer del film di fantascienza Sleep Dealer



Appena ho visto il trailer di questo Sleep Dealer, l’ho trovato pieno di suggestioni tipiche della fantascienza di fine anni ’90, quella per intenderci di film-culto come Johnny Mnemonic, Strange Days e Fuga da Los Angeles. Date un'occhiata al video per farvi un'idea (lo trovate qui sotto se state visualizzando il post completo, altrimenti cliccate qui).






Il film, diretto dal quasi esordiente messicano Alex Rivera, ha subito la stessa sorte di molte pellicole indipendenti che si affacciano timidamente sul mercato internazionale: uscito lo scorso anno al Sundance Film Festival (dove ha vinto lo Sloan Feature Film Prize e il Premio per la Sceneggiatura Waldo Salt) e poco dopo al Festival di Berlino (qui si è aggiudicato il Premio Amnesty International per il Miglior Film), Sleep Dealer è poi caduto quasi subito nel dimenticatoio, ma adesso pare che verrà proiettato in alcune (probabilmente poche) sale americane il 17 aprile 2009, e questo potrebbe eventualmente dargli la spinta per tornare anche sul mercato europeo.

La pellicola, ambientata in un prossimo futuro controllato da spietate corporazioni multinazionali e fortemente militarizzato, ci porta nel piccolo villaggio messicano di Santa Ana, dove la vita sembra ferma ai ritmi del passato, fatta eccezione per la gigantesca diga costruita vicino al villaggio da una corporazione.

A Santa Ana vive il giovane Memo Cruz (Luis Fernando Pena), combattuto tra i sogni di gloria che lo vorrebbero in qualche metropoli a lavorare per le compagnie hi-tech e la necessità di fare i conti con la frugale vita di Santa Ana. Un giorno però, Memo intercetterà via radio delle comunicazioni militari riservate: questo lo proietterà al centro di una serie di disastrosi eventi che lo costringeranno a lasciare Santa Ana e a nascondersi a Tijuana, dove un’ambiziosa giornalista (Leonor Varela) gli offrirà protezione, almeno fino a che nuovi colpi di scena non muteranno radicalmente il destino di Memo e di chi gli sta intorno. Che dire? Sembra esserci abbastanza carne al fuoco per un film senza dubbio intrigante. Dovremo però aspettare di vederlo se ha le carte per divenire una pellicola di culto o se si fermerà invece al poco invidiabile status di misconosciuto b-movie.

Angier

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Operazione Valchiria (2009) - Recensione



Operazione riuscita. Al contrario dell'impresa narrata, tutta giocata in bilico tra la vita e la morte, il film di Bryan Singer si mette al sicuro da certe insidie: stabilisce subito i suoi limiti e offre il meglio che può all'interno di essi. E l'"operazione" riesce.
Quello che abbiamo davanti è infatti un solido thriller, ben strutturato e ritmato, con un manipolo di attori di gran classe e, al comando, un Tom Cruise che si mette alla prova e ne esce a testa alta...

Lasciate perdere le contestualizzazioni ad ampio raggio di Schindler's List. Qui non si gioca tanto la risaputa e tragica partita tra nazisti e popolo ebraico, quanto quella intestina e "segreta" tra nazisti e nazisti. Ma per quanto spettacolarizzato e romanzato possa essere, il plot di Operazione Valchiria si ispira ad una storia vera, da cui tutto il film trae la sua ragion d'essere.

Il film ruota attorno a Von Stauffenberg, colonnello dell'esercito tedesco mutilato di guerra, che decide di rischiare la vita nel tentativo di assassinare Hitler e porre fine agli orrori del Reich, coadiuvato da un complotto ordito da alcuni ufficiali e alti funzionari.
A questo punto, invece che prendere la strada dell'action in salsa storica, la pellicola ci offre un percorso ad alta tensione tra suspance e dramma interiore, così ben reso da Cruise attraverso una recitazione iper-controllata, lavorando di sottrazione fino ad assumere una rigidità che nulla concede alla frizzante mimica cui l'attore ha fatto spesso ricorso in passato. Il suo volto è sempre congelato dalla tensione, talvolta appena incrinata dalla paura (si veda la scena in cui il suo personaggio attende la firma del Fuhrer sul nuovo piano dell'Operazione Valchiria).

Più scontata ma non meno importante la performance del cast di supporto, dal severo e marziale Tom Wilkinson all'umanissimo Kenneth Branagh, passando per il talento mimetico di Billy Nighy e la solenne gravità di Terence Stamp.
Con una squadra simile (escluso l'avverso Wilkinson) si riesce persino a credere che l'impresa di Von Stauffenberg possa davvero riuscire.

Ma nonostante un cast così prezioso, non aspettatevi un classico. Il film conosce i suoi limiti, come ho detto, e se le due ore procedono spedite e coinvolgenti, è anche vero che non c'è molto spazio per risonanze di sorta, niente doppifondi da esplorare, sacrificati per una maggiore agilità di genere.
Degne di nota anche l'intro, con l'infernale coro del giuramento di fedeltà ad Hitler, e la dissolvenza finale, con un mesto flashback a siglare la pellicola.
(recensione di Borden)

Voto Borden: 7,5

Voto Angier: 8




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Due nuovi filmati esclusivi di Harry Potter 6 in arrivo il 21 e il 22 febbraio



Pare che due nuovi filmati di Harry Potter e il Principe Mezzosangue stiano per essere presentati all’impaziente e affezionatissimo pubblico dei “babbani”. In realtà non è chiaro se si tratti di due filmati distinti oppure di uno solo, poichè le ipotesi al riguardo si accavallano l’una sull’altra lasciando spazio a diverse interpretazioni.

Il primo footage di cui si è parlato è quello che la Warner Bros dovrebbe trasmettere – come annunciato nei giorni scorsi dal New York Times - il 22 febbraio durante la Notte degli Oscar. Sarebbe la prima volta che delle anticipazioni cinematografiche trovano spazio all’interno della cerimonia di consegna degli Academy Awards; a confortare questa ipotesi è il fatto che la Warner abbia disertato quasi del tutto l’appuntamento con gli agognatissimi spot del Superbowl, avendo forse voluto tenere in serbo per la notte degli Academy i filmati dei suoi blockbuster di prossima uscita.

Se la cosa viene confermata, non sarà infatti soltanto Harry Potter a venire mostrato in anteprima ai fan, ma anche altri “pezzi da 90” della major statunitense: a cominciare da Terminator Salvation - nuovo chiacchierato capitolo della saga che ha reso famoso Schwarzie – per proseguire con Sherlock Holmes, nuovo film di Guy Ritchie del quale dovremmo poter vedere le primissime immagini.

Per quanto riguarda il “secondo” filmato di Harry Potter 6, parliamo di quello che il programma di Mtv “Spoilers” ha annunciato di trasmettere durante la puntata di sabato 21 febbraio, dunque un giorno prima della Notte degli Oscar. Mtv ha dichiarato che questo footage mostrerà nuove immagini del sesto capitolo della saga sul maghetto occhialuto, ma non ha aggiunto altro né tantomeno chiarito se quelle immagini saranno le stesse che terranno banco durante gli Academy Awards.

Mtv Spoilers non si limiterà tuttavia ad appagare la sete globale di news sull’orfanello di Hogwarts, ma trasmetterà anticipazioni su altre pellicole davvero “calde”: ad esempio Watchmen, altro asso nella manica della Warner Bros, in uscita a marzo 2009 (del quale vi mostriamo un filmato esclusivo in alto nella colonna laterale). A presentare il film diretto da Zack Snyder e tratto dal sensazionale fumetto di Alan Moore sarà il cast al completo. Altre preview includeranno Star Trek, Transformers: Revenge of the Fallen e Land of the Lost.

Nell’attesa di poterne sapere di più ricordiamo che Harry Potter e il Principe Mezzosangue sarà diretto da David Yates (il quale ha già diretto Harry Potter e l’Ordine della Fenice, e a quanto pare dirigerà gli ultimi due film della serie, Harry Potter e i Doni della Morte parte I e II). Il cast comprende, oltre a Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson, anche Michael Gambon, Helena Bonham Carter, Alan Rickman e altri. In Italia, la pellicola uscirà nelle sale il 15 luglio 2009.

Angier

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Il prossimo film di Christopher Nolan sarà Inception



Fonte: The Hollywood Reporter

Ci sono ottime novità per i cultori del cinema di Christopher Nolan. In effetti, da quando Il Cavaliere Oscuro ha visto la luce la scorsa estate, una delle questioni all'ordine del giorno è stata: e adesso? Nolan farà un terzo film di Batman? O si dedicherà prima ad un progetto più piccolo come è stato tra i primi due episodi del franchise?
E se da poco è stato dato più o meno per certo un suo nuovo Batman, scopriamo che il buon Chris ha prima un altro impegno in agenda...

La cosa potrebbe rivelarsi interessante.
Il film si chiamerà Inception, e sarà il primo vero ingresso del regista britannico in zona fantascienza. Poche ancora le notizie sul progetto, che viene descritto come "contemporanea azione sci-fi ambientata nell'architettura della mente umana". E tanto per fare ordine nella tabella di marcia, Nolan spera di girare il film la prossima estate e di pubblicarlo quella successiva, cosa che comunque non dovrebbe intralciare la gestazione del terzo Batman, che dovrebbe uscire nel 2011.

La sceneggiatura di Inception è stato scritta dallo stesso Nolan, che sarà affiancato ancora una volta nella produzione dalla moglie Emma Thomas. Il film porterà di nuovo il marchio Warner Bros.

Inception significa inizio, principio, e come titolo pare avere la giusta carica evocativa. Quanto poi al riferimento all'architettura della mente umana, sembra proprio che il regista intenda effettuare una nuova ricognizione sul suo territorio preferito, ben conscio di quanto ci sia ancora da esplorare, questa volta per mezzo di un genere per lui nuovo. Del resto, tra i film che maggiormente l'hanno influenzato ci sono Alien e Blade Runner e, con una simile formazione, la curiosità circa quale sarà la sua visione della fantascienza non può che crescere.

Borden

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Anne Hathaway in una commedia con superpoteri?



Fonte: /Film

Evidentemente essere in corsa per l'Oscar, a soli 26 anni, insieme a Meryl Streep e Kate Winslet non le ha permesso di montarsi la testa. Altrimenti non si spiega come Anne Hathaway possa essere coinvolta, forse, in una commedia con superpoteri, ovvero il punto d'incontro tra il "suo" genere e un altro molto in voga, visto che siamo nell'era dei cinecomic...

Si tratta di una voce non ancora confermata; comunque il film dovrebbe essere diretto e co-interpretato da Stephen Chow, regista di The Green Hornet, ansioso di lavorare su un progetto di questo tipo. Della partita potrebbe essere anche Jack Black, probabilmente in veste di protagonista.

Nelle parole di Wei Dasen, rappresentante della casa di produzione di Chow, il film sarà "supereroico, pieno di azione, ricco di effetti speciali e di sicuro divertente", e altre fonti vicine al regista affermano che lo stile sarà simile a quello della parodia Kung Fu Hustle.

Così a occhio, il cast sembra assortito in modo un po' improbabile, ma il genere non disdegna di certo qualche piccolo esperimento. Più che altro il tutto mi ricorda vagamente Hancock e il suo esito sconclusionato (non al botteghino); anche quello partiva come una briosa commedia supereroistica, ma poi si impantanava in qualcos'altro e sprecava la sua occasione. Ecco spero che questo film non faccia la stessa fine, ammesso che sia realizzato veramente e proprio con questo cast.

Nel frattempo, la Hathaway viene data come seconda favorita ai prossimi Oscar, proprio dietro alla Winslet. Il 22 di questo mese arriva presto, per voi chi vincerà?

Borden


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Michael Caine è Harry Brown: non fatelo arrabbiare



Fonte: Empire, FirstShowing

Questa volta non si tratta di un semplice ruolo spalla (che peraltro gli riesce sempre all'ennesima potenza). Nossignore. Quello che vedremo sarà un Michael Caine assoluto protagonista, calato in un film che si prospetta tosto e succoso: si tratta di Harry Brown, di cui vi mostriamo i primi scatti in questo articolo...



Quindi non aspettatevi che Mr. Caine si limiti a passare il costume all'eroe di turno, come vedete sembra che le questioni scottanti stavolta se le cucinerà in prima persona, e coi suoi metodi. In Harry Brown vestirà infatti i panni di un ex-marine, vedovo, a caccia degli assassini del suo migliore amico, una storia che lo condurrà nel sordido mondo del traffico di droga e armi. Il film, ancora senza una data d'uscita per l'Italia, è stato definito una sorta di incrocio tra Get Carter e Gran Torino ed è diretto dal semi-esordiente Daniel Barber.

Inutile dire che potrebbe essere un'ottima occasione per gustarci un film vigoroso con al timone un attore carismatico e di classe indiscutibile; credo che Caine sia uno dei pochi che riesce a raggiungere vette attoriali incredibili senza fare (o mostrare) alcuno sforzo, un po' come l'Anthony Hopkins dei momenti migliori.

Bello inoltre il contrasto tra l'ambiente buio e decadente e la britishness del personaggio. Che dire, mettiamoci comodi e aspettiamo di poter valutare quest'opera coi nostri occhi.

Borden

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Tre nuovi poster ufficiali di Harry Potter 6!



Riguardo alle locandine cinematografiche ho sempre pensato - parafrasando uno spot pubblicitario molto in voga negli anni ’70 – che per pubblicizzare un grande film non serve un poster grande, ma un grande poster. Evidentemente però, quelli della Warner Bros quando si parla di Harry Potter preferiscono andare sul sicuro, perciò hanno fatto uscire come locandine ufficiali del film tre poster davvero grandi, sia nelle dimensioni che nel ricercato effetto di spettacolarità (i poster, pubblicati dagli amici di Badtaste.it, li trovate qui sotto se state visualizzando il post completo, altrimenti cliccate qui).


(cliccate sulle miniature per visualizzare le immagini in alta risoluzione)

In uno dei tre poster, il volto del maghetto occhialuto è talmente ingrandito da occupare quasi tutta la superficie della locandina e ridurre il titolo del film a una semplice sigla :”HP6”. Il secondo poster raffigura Harry inquadrato di tre quarti mentre leva la sua bacchetta magica per fronteggiare un nemico che possiamo immaginare essere Lord Voldemort o uno dei suoi perfidi luogotenenti.

La terza locandina è invece dedicata ad Albus Silente, il Preside della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts: nell’immagine, Silente (che nel film ricoprirà un ruolo tragicamente decisivo), è immortalato in una posa davvero epica, con la lunga barba al vento e lo sguardo rivolto al cielo tempestoso.

E proprio il cielo in tempesta rappresenta lo sfondo di tutti e tre i poster, a ribadire una volta di più l’atmosfera cupa e inquieta che attraversa la pellicola: nel magico mondo di Hogwarts la resa dei conti tra i maghi buoni e i Mangiamorte è vicina, e il tempo per gli scherzi sembra davvero finito. Il film, lo ricordiamo, uscirà nelle sale italiane il 15 luglio 2009, appagando finalmente l’attesa a dir poco trepidante dei fan.

Angier

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