
TRAMA
Jerry Shaw è il giovane gestore di un negozio di fotocopie che ha abbandonato prematuramente gli studi e si accontenta di tirare avanti tra una partita di poker con gli amici nel retrobottega e la squallida routine del suo lavoro. Jerry è l’autentica pecora nera della sua famiglia. Il padre è un militare, e suo fratello gemello un genio matematico che si è arruolato in Marina. Un giorno però, Jerry riceve la tragica notizia che suo fratello è morto in un incidente stradale.
Da quel momento, cominciano a succedere cose strane. Jerry riceve inquietanti telefonate in cui una innaturale voce femminile gli dà istruzioni dettagliate su cosa fare per non morire. Ben presto, Jerry si troverà catapultato in una folle corsa contro il tempo per sfuggire all’Fbi che lo sta braccando credendolo un pericoloso terrorista. Ad accompagnarlo nella sua fuga, una giovane madre alla quale il figlio è stato rapito dala stessa organizzazione che comunica con Jerry attraverso il cellulare. A inseguirli come instancabili segugi saranno un agente dell’ Fbi “vecchio stampo” (Billy Bob Thornton) e una giovane e determinata detective della Marina (Rosario Dawson).
L’inizio di Eagle Eye mi ha fatto subito venire in mente un altro film piuttosto recente, l’ottimo Wanted di Timur Bekmambetov. Le analogie tra le due pellicole sono infatti più di una: entrambe mettono al centro della narrazione due giovani outsider, dei perdenti che conducono una vita squallida e monotona, fatta di piccole frustrazioni quotidiane, fino al giorno in cui vengono contattati da misteriose organizzazioni che sembrano sapere tutto di loro e si rivelano capaci di prevedere ogni loro mossa.
Entrambi i film si basano su una trama intessuta di teorie del complotto e cospirazioni segrete, ed entrambi fanno uso di una massiccia dose di scene adrenaliniche, soprattutto inseguimenti e sparatorie. Purtroppo però, Eagle Eye è nettamente al di sotto del suo predecessore e a dividerli sembra esserci un vero e proprio abisso.
Innanzitutto perché D. J. Caruso non è Bekmambetov (regista talentuoso e visionario che si era già fatto notare nel 2004 con I guardiani della notte), e Shia LeBoeuf non è James McAvoy. In Wanted, Bekmambetov è molto bravo nel trovare efficaci soluzioni registiche per farci conoscere il giovane protagonista del film e farci entrare nel suo mondo grigio e sgradevole, calandoci nella sua ammorbante quotidianità e convincendoci a fare il tifo per lui.
Al contrario, in Eagle Eye il personaggio di Jerry Shaw ci viene descritto in modo sommario e impreciso, fallendo così uno dei principali obiettivi di ogni storia: quello di farci entrare in empatia col protagonista, di farci sentire coinvolti nella sua vicenda. Altro grande punto debole del film di D. J. Caruso sono le scene d’azione: scoordinate, confusionarie, fanno venire mal di testa.
Anche qui, mentre Bekmambetov è riuscito nella sua pellicola a confezionare delle sequenze davvero spettacolari, alternando con grande maestria i “ralenti” e i rapidi movimenti di macchina, Caruso dà prova di una desolante goffaggine nel manovrare la macchina da presa.
In moltissime sequenze, lo spettatore si trova confuso e disorientato, incapace di capire cosa sta succedendo sullo schermo. La sensazione è perciò che un film come Eagle Eye avrebbe potuto trasformarsi, in mani più sapienti (a partire da quelle di Bekmambetov, ma anche di un Matt Reeves), in un piccolo gioiellino action/thriller.
Di sicuro, avrebbero potuto essere sfruttate meglio le premesse del film e i suoi spunti presi da thriller come Nemico pubblico, Matrix e The Game: penso al tema dell’invasione della privacy perpretrata dagli Stati moderni in nome della sicurezza nazionale; l’occhio onnisciente di un Grande Fratello robotico che ci spia; lo sviluppo a fini militari di Intelligenze Artificiali che potrebbero prima o poi ribellarsi al controllo umano e agire di propria iniziativa; la tecnologia come strumento di oppressione e conquista.
Tutti questi temi, invece di trovare posto in una sceneggiatura coerente e ben orchestrata, vengono buttati qua e là a casaccio e con superficialità, accontentandosi di ottenere il minimo risultato con il minimo sforzo.
Mediocre la performance della protagonista femminile Michelle Monagan (ma anche qui mi sembra c’entri in parte la cattiva direzione di Caruso), appena sufficiente quella di Shia LeBoeuf (l’attore dimostra di avere qualche freccia al suo arco, nelle mani di un buon regista potrebbe far vedere delle cose interessanti). Assolutamente anonima e impersonale l’interpretazione di Billy Bob Thornton, merito anche dei dialoghi insipidi che gli vengono affibbiati, un po’ meglio quella di Rosario Dawson, attrice di discreta levatura che penso crescerà ancora in futuro.
Eagle Eye è in conclusione un film d’azione banalotto e scontato, che non riesce nemmeno a fare quel poco che gli si chiede: intrattenere lo spettatore per 120 minuti e divertirlo con qualche rocambolesco inseguimento e qualche sparatoria al fulmicotone. Al contrario, il film lo irrita e infastidisce non poco, catapultandolo in un caos di scene confuse e poco lucide. Forse, se siete dei fan irriducibili di Caruso o del genere action che non teme di sfociare nel ridicolo, potreste prendere in considerazione l’idea di vederlo. In caso contrario, noleggiate il dvd di Wanted o di qualche altro degno blockbuster d’azione.
(Recensione di Angier)
Voto Angier: 4,5










Voto Borden: 8














