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This is it è una cronaca di un evento mai accaduto, uno sguardo dietro le quinte di un grande show in compagnia di Michael Jackson. Un documentario, con qualche momento più cinematografico o da musical, che immerge gli spettatori in una dimensione fatta di grandi hit generazionali e grandi coreografie ancora in allestimento, ma già molto promettenti.
Ma mentre i fan dell’artista resteranno difficilmente delusi, chi ha poca dimestichezza o simpatia per questo genere di musica potrebbe non subirne alcun fascino, essendo comunque la pellicola incentrata sulle canzoni, per fortuna in gran parte eseguite live.


TRAMA: Uno spaccato di vita “on stage” in compagnia del re del pop, intento a preparare quello che avrebbe dovuto essere il tour conclusivo della sua inimitabile carriera, chiamato appunto This is it, ma che non ha mai avuto luogo a causa della morte improvvisa dell’artista, nel giugno scorso.

RECENSIONE DI BORDEN

Il modo giusto per approcciarsi a This is it è quello di tenere bene a mente che si tratta di un documentario molto simile al video di un live. Non è un film nel senso più generico, e non è neppure un musical, pur contenendo elementi dell’uno e dell’altro
Il modo migliore per goderselo, poi, è quello di essere fan di Michael Jackson.

Anzi, più che essere fan di Michael Jackson, è opportuno essere fan della sua musica. Perchè le vere e indiscusse protagoniste di This is it sono senza dubbio le canzoni, cosa che rappresenta uno dei principali pregi di questo prodotto: non hanno cercato di trasformare il materiale delle prove del tour in qualcosa di più di ciò che era, hanno invece seguito la direttiva di restituire al pubblico un assaggio di ciò che sarebbe stato uno dei principali eventi live della nostra epoca, in modo puramente cronachistico.

Del resto bisogna dire che il materiale di base non lasciava molte alternative che fossero di buon gusto. Il girato inedito del regista Kenny Ortega, da più di vent’anni collaboratore di Jackson, consiste infatti di lunghe e piuttosto statiche riprese di servizio, non di scene girate con intenti artistici e gran dispiego di mezzi. Intendiamoci, le riprese sono chiare e piacevoli, niente a che vedere con inquadrature traballanti e confuse. Ma si tratta del classico materiale da extra di un dvd, non della confezione definitiva di un evento, e non avrebbe potuto essere che così.

Diverso invece il caso dei vari inserti che avrebbero accompagnato l’esecuzione dei pezzi dallo schermo dietro al palco: questi sì che somigliano a mini-film, e sono anche realizzati molto bene, con il classico gusto eccessivo e spettacolare rintracciabile nella lunga videografia del cantante. Ma alla fine si riducono a tre episodi, lasciando alle esecuzioni live il ruolo centrale.

Sicuramente This is it è costruito come una sorta di ultimo omaggio al re del pop. Questo vuol dire che l’immagine che ne esce è quanto mai “pulita”, intrisa di quella retorica di cui Jackson si è sempre ammantato senza vergogna, a costruire un ricordo senza ombre da lasciare al pubblico. Questo punto potrebbe anche costituire un ottimo pretesto per esercitare lo spirito critico, ma non sembra valerne la pena in realtà, anche perchè non è certo una novità: credo che sia incontestabile che Michael Jackson abbia sempre proiettato la stessa immagine pubblica nel corso della sua lunghissima e travagliata carriera, compresa la sua crociata ecologista e le sue ingenue ma ostinate dichiarazioni d’amore ai fan o al pianeta.

Un film inappuntabile, quindi? No. Oltre allo scarso appeal che This is it potrebbe avere verso chi non apprezza l’artista e il genere, il film è oltremodo autoreferenziale, organizzato come un gretest hits visivo: la scaletta dei pezzi si prende davvero pochi rischi, sparando a raffica solo i brani più popolari di un repertorio già di per sè tra i più gettonati della storia (Beat it, Billy Jean, Black or White e così via); alcune trovate coreografiche, ai cui preparativi la pellicola ci fa assistere, sono recuperate di peso dai vecchi tour (come la passerella mobile o le atmosfere gangster di Smooth Criminal), una palese operazione-recupero che ruba molto spazio ad eventuali novità. Ma queste sono più critiche da rivista di musica ed è impossibile evitare di coglierle anche come punti di forza, volendo.

Molti i momenti davvero coinvolgenti: vedere Jackson che istruisce i musicisti su come far suonare un certo passaggio, o su come e quando i ballerini debbano fare attenzione a un certo segnale; ma soprattutto constatare la qualità ancora eccellente delle sue interpretazioni vocali, anche se in più momenti si ha la sensazione che la potenza non fosse più quella di una volta. Certo Jacko appare fisicamente debole, magro in modo inverosimile, ma le sue qualità di performer non sembrano essere affatto compromesse, anche se in diversi punti si avverte che sta risparmiando le energie (come ammette lui stesso).

Tirando le somme, mi sembra improprio applicare a This is it lo stesso metro di giudizio dei film propriamente detti; la verità è che se si ha una percezione chiara di ciò che si sta andando a vedere, credo che difficilmente questo documentario potrà deludere. Certo, l’ideale sarebbe stato avere una regia e una fotografia più elaborate e in grado di rendere lo show ancora più simile a ciò che avrebbe potuto essere dal vivo, ma davvero col materiale a disposizione non penso si potesse fare di meglio, e l’insieme è sicuramente piacevole, scorrevole ed emozionante.

Borden

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Posted by Borden | 30 Oct 2009 | Recensioni, Uncategorized

6 Comments

  1. Nordvik
    04 Nov 2009, 2:54 pm

    Onestamente di M.J. non ne posso più, la più grande speculazione economica sulla vita/morte di un uomo.

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  2. Angier & Borden
    08 Nov 2009, 12:10 pm

    La tua osservazione è ampiamente condivisibile Nordvik, ma questa speculazione non sarà nè la prima nè l'ultima, con riferimento a Jackson ma anche ad altri. Voglio dire, continuano a speculare pure sui Beatles, con varie raccolte e pubblicazioni di inediti vari… E la loro carriera è finita ben prima del giugno scorso!

    Comunque, come principio personale, io cerco di giudicare le opere a prescindere dai casi mediatici che possono sorgere, ad opera di terzi, attorno ad esse. Tutto qui.

    Borden

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  3. Angier & Borden
    08 Nov 2009, 12:10 pm

    La tua osservazione è ampiamente condivisibile Nordvik, ma questa speculazione non sarà nè la prima nè l'ultima, con riferimento a Jackson ma anche ad altri. Voglio dire, continuano a speculare pure sui Beatles, con varie raccolte e pubblicazioni di inediti vari… E la loro carriera è finita ben prima del giugno scorso!

    Comunque, come principio personale, io cerco di giudicare le opere a prescindere dai casi mediatici che possono sorgere, ad opera di terzi, attorno ad esse. Tutto qui.

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  4. Angier & Borden
    08 Nov 2009, 12:10 pm

    La tua osservazione è ampiamente condivisibile Nordvik, ma questa speculazione non sarà nè la prima nè l'ultima, con riferimento a Jackson ma anche ad altri. Voglio dire, continuano a speculare pure sui Beatles, con varie raccolte e pubblicazioni di inediti vari… E la loro carriera è finita ben prima del giugno scorso!

    Comunque, come principio personale, io cerco di giudicare le opere a prescindere dai casi mediatici che possono sorgere, ad opera di terzi, attorno ad esse. Tutto qui.

    Borden

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  5. Carlito's
    08 Nov 2009, 3:43 pm

    Purtroppo il confine tra commemorazione e speculazione è stato superato, la morte di Michael è stata usata come un evento mediatico, senza pudore senza rimorso.
    Quando questa bolla speculativa esploderà, rimmarra solo il genio di Michael, la sua musica il suo stile.
    Il film ci mostra quello che forse sarebbe stato uno dei più bei concerti di sempre.
    Forse però lo fa nel momento sbagliato.

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  6. JJ JOHN
    30 Dec 2009, 6:11 pm

    Massimo rispetto anche e soprattutto allo splendido montaggio del film.
    Che dire del suo scopo recondito? Nulla.
    Perchè arrovellarsi in polemiche?
    I concerti di Londra avrebbero aperto nuove frontiere nella concezione del Pop e, come sempre, Jacko sarebbe stato il Re.
    La sua professionalità e la sua fisicità oltrepassano qualunque neo della sua vita privata e, quando si calca un palcoscenico, questo è tutto ciò che conta.
    Questo è Rock'n'Roll.
    Io non sono un fan di Michael ma… quanto avremmo ancora da imparare da lui…

    JJ JOHN
    http://classikrock.blogspot.com/

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