Una deludente e raffazzonata commedia degli equivoci che si regge su una trama goffa e male orchestrata per mettere in mostra un mosaico di personaggi vuoti e poco credibili. Basta che funzioni è un buco nell’acqua, il passo falso di un grande cineasta che ci ha mostrato di saper passare dal registro della commedia a quello del thriller-noir (basti pensare alla sua trilogia del “delitto e castigo”, Crimini & Misfatti, Match Point e Sogni & Delitti) con impareggiabile maestria ma che qui fornisce una prova opaca e priva di momenti rilevanti.
TRAMA
Boris Yelnikoff (Larry David) è uno stimato e anziano scienziato dal carattere eccentrico e spigoloso che dopo un divorzio e un tentato suicidio vive in solitudine nel suo angusto appartamentino di New York, conciliando le sue incomprese manie di grandezza con i quotidiani tic e le onnipresenti nevrosi che lo affliggono. Un giorno però, l’incontro sulla porta di casa con la giovane e sprovveduta Melodie (Evan Rachel Wood) e la scelta di ospitarla introduce una ventata di freschezza nella controllata ordinarietà della sua vita e dà inizio a una serie di avvenimenti che finiranno con il cambiare la sua visione del mondo e soprattutto dell’amore.
RECENSIONE DI ANGIER
“Clichet!” è ciò che esclama Evan Rachel Wood – sorridendo svampita – nell’ultimo film di Woody Allen ogniqualvolta il suo personaggio incorre nell’errore di dare voce a un luogo comune o a uno stereotipo particolarmente ovvio e risaputo. E “clichet!” è anche ciò che io stesso ho esclamato dentro di me mentre, seduto sulla poltroncina del cinema, osservavo svolgersi sullo schermo la farsesca e malriuscita progressione narrativa dell’ultimo film del regista newyorchese.
Devo dire che il primo campanello d’allarme è scattato già dopo pochi secondi dall’inizio della pellicola: siamo nella scena introduttiva che ci mostra il protagonista Boris Yellnikoff – genio incompreso e paranoico chiuso nel suo mondo di manie e tic nervosi – dare vita a un paradossale monologo guardando dritto in cinepresa e rivolgendosi direttamente a noi, pubblico in sala, il tutto sotto lo sguardo attonito dei suoi amici che lo credono in preda ad allucinazioni.
Nel complesso, questa sequenza mi ha dato un’idea di stantìo e già visto, un pessimo presagio – poi confermato – sul tono generale della narrazione. L’impressione è che Allen, decisamente a corto di idee, cerchi di imboccare già a inizio film facili scorciatoie per conquistarsi la simpatia del pubblico strizzando nel frattempo l’occhio alle atmosfere di alcuni suoi capolavori come Manhattan, Io e Annie e Tutti dicono I Love You. E questo è solo l’inizio.
Ben presto diventa chiaro infatti che la trama non è altro che un paravento messo su alla bell’e meglio per tenere insieme una sequela di battute e frecciatine nemmeno tanto brillanti, un compitino davvero sotto la media per Allen. Larry David è molto bravo, dotato di una mimica e di un “body language” spettacolari, ma penalizzato da un doppiaggio italiano poco in sincronia con la sua recitazione.
Il suo personaggio poi è sbozzato in modo ovvio e prevedibile, davvero poca cosa rispetto ai geniali e carismatici “sfigati” che Allen ci ha fatto conoscere nei suoi film più brillanti. Questo fisico incompreso, misogino e misantropo, che si accontenta di vivere nel suo bugigattolo newyorchese dando libero sfogo alle sue manie e sputando improperi sul prossimo, su Dio e in generale sulla società, non offre molti stimoli né incoraggia all’empatia.
Anche Evan Rachel Wood mette la sua bravura al servizio di un personaggio poco interessante: un’ingenua e svagata ragazzina di provincia – scappata di casa e giunta nella Grande Mela senza nemmeno sapere il perché – che si lascia irretire dal fascino “stagionato” dell’anziano e bisbetico padrone di casa. A soffrire di questa “anemia narrativa” e di questa pochezza di prospettive sono anche gli altri personaggi che popolano la commedia: tra impeccabili e religiosissime mogli (la bravissima Patricia Clarkson)che si scoprono tutt’a un tratto insaziabili ninfomani e uomini “all’antica” e tutti d’un pezzo che passano all’altra sponda senza alcuna esitazione, il giochino del ribaltamento è ovvio e “telefonatissimo”.
E’ curioso notare come il profondo cinismo di Woody Allen risulti davvero insopportabile quando è spogliato dell’ironia trasognata e surreale e del genuino senso del ritmo che caratterizzano molti dei suoi film. Senza una sceneggiatura degna della sua fama, il regista rischia di fare la figura dell’acido intellettuale newyorchese chiuso nella sua torre d’avorio e impegnato a puntare il dito sui “pruriti” e i falsi idoli dell’inutile popolino ignorante e plebeo.
I pochi sprazzi di sincero diverimento e le occasionali sequenze di pregio non risollevano il bilancio in rosso di un film che sembra capace di deludere anche il più conciliante tra gli estimatori di Allen.
Il regista si dà un gran da fare per demolire e ridicolizzare la presunta morale precostituita della società occidentale solo per introdurne, tra una gag e l’altra, una altrettanto vuota e pretestuosa: quella del “Basta che funzioni”, del “Come viene viene” e “Chi s’accontenta gode”. Alla fine però, il risultato non funziona affatto. Meglio, a questo punto, tornare ai “basilari” e dire: “Provaci ancora, Woody”.





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15 Oct 2009, 10:03 am
"la presunta morale precostituita della società occidentale…"
ma andate a zappare và! Woody Allen sforna un capolavoro e qua state a fare il processo alla vostra mancanza di gusto.
"E' curioso notare come il profondo cinismo di Woody Allen risulti davvero insopportabile…"
Notare lo notate voi. Forse vi trovate più a vostro agio con film roboanti e facili alla Nolan ma non toccate i mostri sacri.
Grazieeee
17 Oct 2009, 9:11 am
Andro1d , se vuoi argomentare meglio fallo, ma così sinceramente si capisce ben poco su quello che vuoi esprimere.
E poi se non ti piace la recensione ( che io condivido ) non c'e bisogno di offendere.
18 Oct 2009, 11:51 am
Angier, questa volta non concordo con te. A me il film è piaciuto molto, l'ho trovato piacevole, originale e molto ironico. la storia non era nulla di che, ma i dialoghi erano fantastici e le battute fulminanti. e la morale di fondo non mi è dispiaciuta affatto, anzi, penso che sia un bel messaggio.
18 Oct 2009, 11:54 am
cari ragazzi, mi piacerebbe leggere una vostra recensione su Barbarossa. Io l'ho visto all'anteprima stampa e i giornalisti ridevano a scena aperta. Pessimo film, a mio parere, credo che concordereste con me, anche perché in genere tra noi tre la più tenera sono io
)
21 Oct 2009, 9:18 am
Ciao Annarita
in realtà non era nei nostri piani di vederlo, anche perchè per questioni di tempo dobbiamo fare delle scelte…cmq non ho sentito nessuno finora parlarne granchè, nè bene nè male…Non è escluso comunque che in futuro lo recuperiamo.
Borden
21 Oct 2009, 9:18 am
Ciao Annarita
in realtà non era nei nostri piani di vederlo, anche perchè per questioni di tempo dobbiamo fare delle scelte…cmq non ho sentito nessuno finora parlarne granchè, nè bene nè male…Non è escluso comunque che in futuro lo recuperiamo.
Borden
21 Oct 2009, 9:18 am
Ciao Annarita
in realtà non era nei nostri piani di vederlo, anche perchè per questioni di tempo dobbiamo fare delle scelte…cmq non ho sentito nessuno finora parlarne granchè, nè bene nè male…Non è escluso comunque che in futuro lo recuperiamo.
Borden
22 Oct 2009, 5:18 pm
vi consiglio di vederlo in dvd o in tv, al cinema c'è ben altro in questo periodo che merita attenzione e i soldi del biglietto.
comunque ho scritto un post sul giudizio della critica su questo film e vi assicuro che è stata abbastanza spietata.
09 Mar 2010, 10:32 pm
Ho riso come un matto, molto bello.
19 Feb 2011, 2:06 pm
mi trovo completamente daccordo con la vostra recensione. Allen oramai è l'ombra di se stesso.