Segnali dal futuro - Recensione a due facce




Un ibrido ben riuscito. Segnali dal Futuro si pone come crocevia di vari generi: horror, thriller, disaster movie, con una grande cura per la suspence e la costruzione della storia e dell'intrigo.
Non si tratta di un film molto originale o particolarmente longevo, ma intrattiene con una certa intelligenza e un certo stile, con l'uso generoso di un grande protagonista: il senso di inquietudine.


TRAMA: Nel 1959, in una piccola scuola elementare viene chiesto agli alunni di rappresentare con un disegno come si immaginano il futuro. Tutti i disegni vengono poi seppeliiti in una apposita "capsula del tempo" sotto terra, nel giardino della scuola.
Quando cinquant'anni dopo, nel giorno dell'anniversario della scuola, la capsula viene recuperata, ad ogni alunno attuale viene dato uno dei disegni. Uno dei ragazzini, Caleb, si trova però con un foglio zeppo di sequenze numeriche, realizzate da una bambina chiamata Lucinda. Quando lo mostra a suo padre John (Nicolas Cage), professore di astrofisica al MIT, questi comincia ad indagare le sequenze, mentre un mare di inquietanti coincidenze inizia a sconvolgere le loro vite.

RECENSIONE DI BORDEN



Segnali dal Futuro è il classico film che vi potreste trovare a vedere in una fresca serata di inizio settembre e non rimanerne affatto delusi. Una di quelle situazioni in cui si va al cinema col chiaro intento di svagarsi e alla ricerca di una pellicola coinvolgente e spettacolare, che però non sia un americanata nuda e cruda.

Il film ha un punto di forza notevole nel mescolare alcuni generi non troppo lontani tra loro e di farlo con una costante attenzione alla costruzione della tensione.
Si passa con disinvoltura dall'impianto di un thriller del paranormale a raffinate suggestioni horror, lasciando da parte il gore, per poi aprirsi a ventaglio in flash degni dei migliori disaster movie, capaci di movimentare il racconto senza trasformarlo in un baraccone, in cui la spettacolarità investe lo spettatore senza complimenti, più disturbante che decorativa.

Nicolas Cage funziona bene come protagonista, ma non si può dire che faccia miracoli di recitazione: la sua è la solita performance a la Cage, senza cioè il valore aggiunto di un personaggio creato ad hoc, e quando piange fa ridere. Poco male. Alla fine dei conti, pur non trattandosi di un film d'azione vero e proprio, a farla da padroni sono le situazioni inquietanti e le sporadiche esplosioni di una spettacolarità feroce, spesso miscelate con grande gusto e originalità (ad esempio la scena dell'aereo).

Pollice verso invece per il personaggio del figlioletto: l'attore in sè è espressivo e ha la faccia giusta, ma gli sceneggiatori (ben cinque!) gli hanno confezionato un classico profilo da bambino spielberghiano, piuttosto antipatico.

Meritevole davvero l'effettistica. Non si può dire che sia sempre convincente fino in fondo, ma le scene che la contengono erano comunque molto audaci e complesse da realizzare, e il mix tra il livello tecnico della CGI e la carica visionaria risulta un ottimo compromesso che esalta i punti di forza e minimizza i difetti. Ci sono alcune scene che potrebbero rimandare a cose come Deep Impact o Independence Day, ma queste sono visivamente più ruvide e gustose. Insomma, ci sono diversi "dettagli" che fanno la differenza tra un blockbuster qualunque e uno fatto con stile.
Del resto, il regista è Alex Proyas, che pone bene in evidenza la sua firma anche con una sottile ma incisiva citazione de Il Corvo (la scena del bambino che va alla finestra).

In definitiva, si tratta di un buon intrattenimento. Non è detto che abbia una longevità tale da spingervi a rivederlo, e la trama incentrata sui numeri non è certo un gran pezzo di originalità, ma Segnali dal Futuro è comunque un passatempo emozionante.


Borden


RECENSIONE DI ANGIER



Una creatura strana, enigmatica e minacciosa. E’ questo e molto altro il nuovo film di Alex Proyas, regista che già in passato ha dato prova di poter creare mondi parecchio distorti e disturbanti. Parlo ovviamente del Corvo ma soprattutto del suo capolavoro, Dark City: un film che ribolle letteralmente di suggestioni paranoiche e allucinazioni fantanoir, con la narrazione che prende forma in un futuro plumbeo e decadente caratterizzato da un look anni ’30 anacronistico e alienante. Di questo gioiello, e della maestria di Proyas nel mettere a disagio le persone, ho ritrovato molti echi nel nuovo Segnali dal futuro.

Soprattutto, il film riesce a comunicare un senso di paura perenne e strisciante, un tarlo che s’insinua nella coscienza dello spettatore dapprima in modo quasi inconscio e subliminale per poi crescere in un’escalation di angoscia che lo strappa dalla poltrona del cinema e lo trascina sull’orlo di un baratro emotivo e psicologico. La componente del film che più apprezzo è quella numerologica per così dire, quella cioè che assume i tratti di un thriller psicologico in bilico tra il presente attuale e un passato datato anni ’50: da qui proviene infatti la strana sequenza di numeri attorno alla quale ruota la storia.

In questo senso, l’intro del film è semplicemente fenomenale: con una fotografia dai colori alterati e innaturali, il film ci mostra i preparativi che fervono in una scuola elementare americana dove sta per venire seppellita una capsula del tempo contenente disegni dei piccoli allievi della scuola e che verrà dissotterrata 50 anni dopo da una nuova generazione di studenti. Ma in questa capsula la piccola Lucinda Embry, una bimba dal comportamento strano e inquietante, infila un foglio zeppo di sequenze numeriche apparentemente senza senso ma che celano in realtà orribili segreti.

Qui si respira aria da Number 23, signori, e anche da Mothman Prophecies. Due autentici gioielli del genere “Thriller psicologico” che secondo me sono stati ingiustamente snobbati e sottovalutati. Del primo, Proyas riesce a eguagliare l’ossessione ricorrente per i numeri. La sensazione che nelle cifre apparentemente banali con cui abbiamo a che fare ogni giorno sia nascosto un significato occulto e molto pericoloso.

Del secondo, il regista australiano ci restituisce la portata catastrofica, apocalittica in senso biblico, e anche un certo sguardo disperato all’umanità e al suo futuro. Oltre a queste, Segnali dal Futuro sembra creare altre risonanze – sia pure più vaghe e impercettibili – con altri interessanti film del genere. Forse, un certo senso di angoscia potrebbe riportare alcuni spettatori alle atmosfere del Sesto Senso (ma non aspettatevi, sia chiaro, deliri infantili in stile “Io vedo la gente morta”).

La presenza di un personaggio dalla psiche distorta che incombe con la sua ombra sull’intera pellicola potrebbe avere qualcosa a che spartire con The Night Listener, altra bella prova registica altamente sottovalutata. Infine, alcune inquadrature e un paio di sequenze particolarmente “gotiche” mi hanno fatto venire in mente perfino Silent Hill.

Detto questo, la parte del film che mi piace meno è quella più fantascientifica in senso stretto. Che Proyas abbia una fascinazione di sapore mistico-esoterico nei confronti di un’ipotetica civiltà aliena si era capito, qui però mi sembra che ricorra a soluzioni un pò scontate e al di sotto delle sue capacità. Nel momento in cui il regista è costretto infatti a rappresentare e a materializzare questa stirpe spaziale, il risultato sa di già visto, con echi spielberghiani che si sprecano e citazioni tratte dal più classico immaginario hollywoodiano del genere.

Fa però eccezione l’ultimissima sequenza che ovviamente non racconto ma che si distingue per il suo stile onirico e sfrenatamente visionario. Della performance di Cage ha già parlato esaurientemente il collega Borden. Per quanto mi riguarda, lo considero un simpatico gigione ai cui eccessi recitativi mi sono negli anni affezionato. Lo apprezzo nella sua strampalata esuberanza e nella sua gioiosa e puerile goffaggine.

Certo però, un attore meno sopra le righe e più aderente alla parte avrebbe alzato ancora di più il livello di un film che ritengo comunque eccellente. Segnali dal Futuro potrebbe sembrare un blockbuster ma non lo è affatto. Ha il coraggio e la spregiudicatezza che nessun "film di cassetta" potrebbe mai avere. E' una pellicola che non teme di mettere a disagio lo spettatore a rischio di risultare anche sgradevole e morbosamente allucinata.

La visione che Proyas regala è angosciante, densa di cupi e minacciosi presagi, cinica e spietata nel mostrare i suoi crudi risvolti apocalittici e permeata da un profondo pessimismo che sembra riscattarsi soltanto in un flebile barlume di luce in fondo al tunnel. Questo è intrattenimento ad altissimo voltaggio emotivo e psicologico, un viaggio allucinato nelle pieghe più nascoste della realtà.


Angier

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Che dire..due recensioni con cui mi trovo molto d'accordo.

Recenso ha detto...

Anch'io mi trovo molto d'accordo con questo articolo io adoro quando ci devo ragiobare sopra e trovare similarità, io ne ho viste anche con signs e la sua doppia chiave di lettura. E nicolino mi sta istintivamente simpatico con i suoi sguardi da pesce. Giuro temevo che non vi sarebbe piaciuto ma meglio così. Concordo anche con i cappelli, forse più con Angier stavolta.
Buona serata :-)

Alessandro Junior ha detto...

sono completamente d'accordo con le vostre recensioni, questo film è notevole da tutti i punti di vista.

Carlito's ha detto...

Hei questa volta avete messo tutti daccordo eh?, due recensioni ottime, concordo in pieno,riguardo alla valutazione io tenderei più verso il notevole di borden che verso il wow di angier, cmq bravi bravi bravi ci risentiamo a drag me to hell.

P.S.
Voto alla recensione: WOW! (il pietra miliare lo conservo per la recensione di inception, almeno spero) :-)

emmebi ha detto...

Per la pessima interpretazione degli attori, per il garbuglio di generi e per l'assoluta mancaza d'originalità, affibio un pessimo voto a quest'ultimo lavoro di Proyas.

annarita ha detto...

ho visto il film in lingua originale perché ero all'anteprima stampa e devo dire che mi è piaciuto molto. perfino il monoespressivo cage mi ha convinta, sarà per la sua voce originale?mah. concordo con Angier su Mothman Prophecies, ottimo film. proyas è certamente un regista di talento e riesce a fare un film in perfetto stile americano senza renderlo la solita americanata!

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