TRAMA: Nella metropolitana di New York una piccola banda armata capeggiata da Ryder (John Travolta) isola un vagone del treno con degli ostaggi a bordo per chiedere un riscatto milionario; quando il bandito viene contattato da Walter Garber (Denzel Washington), funzionario della metropolitana addetto momentaneamente al controllo dei percorsi, scatta la corsa contro il tempo per soddisfare le richieste del rapitore e cercare di salvare gli ostaggi.RECENSIONE DI BORDEN

Esiste una categoria di film che sembrano programmati per non lasciare alcun segno nell’immaginazione del pubblico, ma che al contempo paiono essersi fermati ad una distanza veramente esigua dalla soglia della sufficienza.
Pelham 1-2-3, problematico già a partire dalla scelta del titolo (che si riferisce al nome di una stazione di partenza della metro e all’orario, l’una e ventitre), è uno di questi esemplari.
Il plot è scontato, una situazione di pericolo per un gruppo di ostaggi con annesso duello psicologico a distanza tra il capo degli attentatori e un personaggio che cerca di condurre le trattative per evitare spargimenti di sangue. L’unica variazione sul tema è che in questo caso il “buono” non è un negoziatore o un poliziotto, ma un comune funzionario della metropolitana di New York con qualche peccatuccio sulla coscienza.
Il buono e il cattivo. Da un lato un Denzel Washington con una performance comunque discreta fin troppo tesa al minimalismo macchiettistico, più preoccupato di non strafare che di azzeccare la giusta personalità; dall’altro un John Travolta sempre sopra le righe che non lavora certo di fino.
In un certo senso, i due incarnano gli eccessi opposti della recitazione.
Il fatto è che il film in sè non riesce a brillare da nessun punto di vista. La storia è trita e ingrana molto lentamente verso una sezione centrale abbastanza tesa ma finisce per perdersi in un finale a strati che sembra non esaurirsi mai, con lungaggini spropositate considerata la piattezza dei personaggi in gioco. Purtroppo la sceneggiatura non è abbastanza ben scritta da mimetizzare alcune forzature che emergono qui e là.
Anche i temi di fondo sono abusati e il loro grado di approfondimento minimo: New York e i terroristi, il cattivo che vuole vendicarsi della città che lo ha tradito e che cerca di “specchiarsi” nei suoi avversari, l’eroismo dell’uomo comune… Insomma tutti quei clichè che potrebbero anche funzionare ancora se l’impianto filmico fosse di prim’odine. Ma qui invece abbiamo una discontinuità di ritmo e una prova attoriale non all’altezza, cui si aggiunge una confezione scialba e grigia: una fotografia assolutamente anti-spettacolare a caccia di chissà quale realismo visivo e una serie di sfocature reiterate piazzate a destra e a manca, inutili e fastidiose.
Dove il film funziona decentemente è nello svolgere la parte delle trattative e dei tranelli a distanza, creando una suspence adeguata e giocando con la minaccia che pende sulle teste degli ostaggi. E’ in quel momento che lo spettatore sente una reale vicinanza con la vicenda. Ma questo segmento discretamente funzionante non è in grado di compensare la debolezza della trama e la scontatezza dell’impianto.
RECENSIONE DI ANGIER
Per sapere cosa può offrire allo spettatore la visione di Pelham 1-2-3 basta osservare per un paio di secondi il poster del film appeso all’ingresso della sala cinematografica: vi campeggiano le due facce ingrugnite di Denzel Washington e John Travolta separate dalle lettere che compongono il titolo del film e circondate da alcuni elementi grafici che richiamano gli ambienti della metropolitana newyorchese.
Ecco riassunto in una semplice immagine l’elemento portante di tutta la pellicola: il braccio di ferro psicologico tra due “mastini”, il cattivissimo (e gigionissimo) John Travolta che ha sequestrato il vagone di un treno carico di ostaggi e il grigio e ordinario Denzel Washington, addetto allo smistamento del traffico ferrioviario trovatosi per caso a dover vestire i panni di negoziatore di ostaggi.
Il problema è che sostanzialmente siamo di fronte a un film che non aggiunge nulla di nuovo al filone action-thriller ma che anzi si limita a frullare insieme citazioni e spunti che ricordano altri capisaldi del genere, da Trappola di cristallo a Heat – La sfida. L’impressione che si ricava da questa operazione al ribasso è, in definitiva, quella di un prodotto molto fiacco e abusato.
A soffrire di questa debolezza narrativa sono in primis i protagonisti: Denzel Washington appare svogliato e poco carismatico nel ruolo dell’everyday man con la coscienza non del tutto pulita che si trova a dover fronteggiare una crisi drammatica nella quale si cela però una grossa possibilità di riscatto personale.
Anche John Travolta risulta poco convincente, a partire dal look: cercare di incattivire a tutti i costi il suo aspetto con finti tatuaggi, occhiali da sole, basette e pizzetto sagomati, ottiene un risultato surreale e quasi comico. E qui devo dire che anche il doppiaggio italiano contribuisce stranamente a enfatizzare il problema.
Claudio Sorrentino, solitamente fenomenale nel prestare la sua voce ai personaggi di Travolta – basti pensare ai prodigi fatti col suo personaggio culto, Vincent Vega in Pulp Fiction – qui mi sembra non riuscire mai ad azzeccare la misura giusta. Il cattivone impersonato da Travolta appare dunque sempre sopra le righe, una sorta di guitto clownesco e sguaiato che alterna momenti umoristici a raptus di furia omicida.
Per restare in tema col film, potremmo dire che la pellicola di Scott scorre per 121 minuti sui binari della banalità, un viaggio prevedibile dall’inizio alla fine che trova solo in alcune sporadiche battute e in qualche momento isolato dei tocchi interessanti. Per il resto, domina il già visto. A mio parere, Tony Scott conferma la sua fase calante, o meglio il suo lento e inesorabile sprofondare negli abissi senza fondo del cattivo cinema. Spero proprio che possa risollevarsi con i prossimi progetti e tornare a sfornare film avvincenti e ben congegnati come Spy Game.
L’ultima raccomandazione che mi sento di fare al regista britannico è – se dovesse continuare a lavorare con Denzel Washington – di impiegare meglio questo brillante attore, senza smorzarne la bravura con sceneggiature di scarsa originalità. Potrebbe prendere esempio da Spike Lee (Inside Man) e Antoine Fuqua (Training Day). Quest’ultimo in particolare, sembra in questo momento uno dei pochi big del genere action thriller in grado di stupire e affascinare il pubblico.






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21 Sep 2009, 9:15 am
Non ho visto il film originale e quindi credo che mi godrò molto di più il remake
10 Dec 2009, 7:02 pm
Filmetto veramente mediocre attori sprecati ,sopratutto i due protagonisti…………ave!
11 Sep 2010, 9:21 pm
bel film, gli darei un bel notevole..ottimo travolta, non lo vedevo recitare cosi bene da tanti anni, bravo denzel sempre ok nel suo ruolo.
Trama seppur molto semplice condotta in modo egregio.