Un thriller politico genuino e ben congegnato che si colloca nella scia di grandi pellicole degli anni ’70 come I Tre Giorni del Condor e Tutti gli Uomini del Presidente. Ottima la scelta di affidarsi a un fenomenale Russell Crowe e a una solida sceneggiatura arricchita da dialoghi memorabili.
Pro: Script brillante e non banale; strepitoso Russell Crowe; buone performance di Helen Mirren, Jason Bateman e un apprezzabile Ben Affleck; dialoghi infarciti di battute geniali.
Contro: Prestazione opaca da parte di Rachel Mc Adams e Robin Wright-Penn; qualche eccesso retorico nel dipingere il giornalismo vecchia maniera come l’unico maturo e affidabile.
TRAMA
Cal McCaffrey è un veterano del giornalismo d’assalto che si trova a indagare su due casi potenzialmente collegati: un duplice omicidio in un vicolo e il sospetto suicidio dell’amante di un potente deputato. A complicare la questione c’è il fatto che lui e il deputato coinvolto nelle indagini sono amici dai tempi del college. Mentre le indagini fanno emergere il coinvolgimento di una potente società privata militare, la PointCorp, Mc Caffrey dovrà conciliare i suoi problemi personali con la ricerca della verità e l’etica che il suo mestiere di cronista gli impone.
RECENSIONE DI ANGIER
Duro il mestiere del giornalista investigativo. Per farlo bene devi vivere a stretto contatto con la realtà che indaghi, una realtà che di rado risulta piacevole o priva di pericoli: storie di droga, omicidi, scandali che coinvolgono uomini di potere e altre amenità che possono diventare il tuo pane quotidiano. Un bravo reporter fiuta la notizia, stana le sue fonti e le convince a parlare, va a curiosare nei posti più scomodi e pesta i calli delle persone più influenti. Ma se fa tutto questo con dedizione, sfrontatezza e sprezzo del pericolo, il risultato può essere uno scoop senza precedenti.
E’ un po’ questa l’etica di Cal McCaffrey, giornalista del Washington Globe interpretato da un bolsissimo ma eccellente Russell Crowe nel film di Kevin McDonald, tratto dall’omonima mini-serie della BBC. La pellicola rispolvera con grande savoir-faire un genere tornato in voga negli ultimi tempi: quello del thriller politico anni ’70, reso famoso da capolavori indiscussi come I Tre Giorni del Condor e Tutti gli Uomini del Presidente.
Di recente, ne abbiamo visto un altro di questi film: The International, dove il cattivone di turno era una grossa banca internazionale specializzata nel finanziare organizzazioni criminali. In State of Play invece, lo sguardo si sposta su una potente società privata, la PointCorp, che fornisce al governo “mercenari” per intervenire in zone calde come l’Iraq e l’Afghanistan, ma anche per compiti di sorveglianza interna.
Già all’inizio del film capiamo che ci sono tutti gli ingredienti di un sano thriller complottistico: i primissimi minuti ci mostrano un triplice omicidio del quale non riusciamo a intuire la causa scatenante o il filo conduttore. Poco dopo entrano in gioco, uno alla volta, tutti i protagonisti di questo intrigo di potere: oltre al giornalista “hippie” Mc Caffrey abbiamo il suo amico dei tempi del college Stephen Collins (un dignitoso Ben Affleck), deputato a capo di una commissione che supervisiona le spese dell’amministrazione Usa in campo militare; il ruolo della moglie di Collins, anch’essa amica di Mc Caffrey, è invece affidato a una Robin Wright Penn decisamente sottotono; nel suo lavoro sul campo, Mc Caffrey sarà poi affiancato da una giovane e timida blogger del Washington Globe (Rachel McAdams in una performance assolutamente dimenticabile).
Attorno al nucleo di protagonisti ci sono poi diversi caratteristi “di lusso” che con la loro interpretazione aggiungono credibilità e valore al film: parlo della bravissima Helen Mirren nel ruolo dell’arcigno e autoritario direttore del Washington Globe; di Jason Bateman nei panni di un Pr vanesio e pusillanime; e infine di Jeff Daniels, che per la verità appare un po’ mortificato nella parte di un politico di Washington cinico e manovratore.
State of Play è un film che funziona, in primis grazie a una solida sceneggiatura che ci regala delle svolte narrative ben orchestrate senza ricorrere a vuoti clichet come pretestuosi inseguimenti in macchina o cruente sparatorie di gruppo. Un altro merito dello script è di sottolineare in più occasioni il peso che l’umanità e la coscienza dei personaggi hanno sulle loro azioni.
Non a caso, quelli che secondo alcuni sono buchi narrativi o palesi incongruenze, io li ho interpretati come la prova che qui abbiamo a che fare con persone vere, che spesso “inquinano” con le loro beghe personali le scelte e le decisioni che prendono in campo professionale. Il film è anche un elogio del giornalismo d’assalto, quello più sanguigno e autentico che si può fare solo rincorrendo – taccuino in mano – i soggetti del potere politico, economico o criminale.
Dovendo però trovare qualche neo, si potrebbe dire che nella trionfalistica celebrazione del mestiere di cronista messa in piedi da Tony Gilroy e soci, non viene dato spazio sufficiente alla questione “Internet vs. Carta stampata”: il tutto si riduce infatti a una veloce battuta tra la blogger Mc Adams e il veterano del giornalismo Mc Caffrey, conclusa con un bel brindisi al giornalismo vecchio stampo. Strepitosi i dialoghi, con diverse battute da annotare sul proprio blo-notes personale: oltre all’ormai celebre frase di Helen Mirren “I bravi giornalisti non hanno amici, solo fonti”, gli spettatori ne scopriranno tante altre degne di nota.
Una menzione speciale va infine a Russell Crowe, davvero entusiasmante e a tratti persino poetico nel restituirci l’immagine di uno scalcagnato cronista che viaggia su uno scassone di Saab del 1990 ma ha ancora il fiuto investigativo di un vero segugio. A guardarlo sullo schermo, viene voglia di ringraziare Brad Pitt (inizialmente scelto nel ruolo di Mc Caffrey) per aver dato forfait a pochi giorni dalle riprese.
Voto Angier: 8
Voto Borden: 8




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04 May 2009, 2:39 pm
Ho avuto il privilegio di vedere il film in anteprima e di scrivere subito la recensione. L’ho visto in lingua originale, il che mi ha fatto apprezzare ancora di più l’interpretazione di Crowe. Mi ha sorpreso Ben Affleck, qui davvero bravo, di solito non mi piace. condivido quello che scrivi e anche il voto, ma non sono d’accordo su Rachel McAdams e Robin Wright Penn: la prima è riuscita a non scomparire nelle scene che vedono insieme i due grandi Crowe e Mirren; per quanto riguarda la seconda trovo che sia il personaggio ad essere sotto tono, non lei.
12 May 2009, 5:44 pm
Meglio Michael Clayton…