Pare che il cinema sudamericano abbia trovato una nuova musa. Pablo Larrain, al suo secondo lungometraggio, confeziona un film non facile e per molti versi addirittura sgradevole, ma al tempo stesso importante e necessario. Gli aspetti più controversi e scomodi della storia del Cile trovano corpo in uno dei personaggi più biechi mai visti al cinema, Raul Peralta, pericoloso omicida interpretato con geniale bravura da Alfredo Castro.
Santiago del Cile, 1978.
Siamo nel bel mezzo della dittatura militare del tiranno Pinochet. Per le strade della capitale dominano miseria e disperazione, i soldati pattugliano i quartieri giorno e notte terrorizzando i cittadini, non disdegnano di picchiare e ammazzare oppositori politici, giovani sospettati di nutrire idee rivoluzionarie o anche semplici passanti che si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato. In questo clima desolato e turbolento, Raul Peralta è un uomo di mezza età che coltiva con spaventosa metodicità la sua ossessione: essere uguale a Tony Manero. Sono i tempi in cui pellicole americane come La Febbre del Sabato Sera invadono il mercato cileno proponendo modelli irraggiungibili di successo e prosperità tipicamente americani. Raul rivede quasi quotidianamente il film, studia le mosse e il modo di parlare di John Travolta. Il suo obiettivo è vincere un concorso promosso dalla tv cilena per il miglior sosia di Tony Manero. Raul è disposto a tutto pur di riuscirci, perfino ad ammazzare.
Tony Manero è un film ruvido, tagliente, lercio e nauseabondo, ma animato da un preciso e lodevole intento sociale e morale: rappresentare, condannandolo senza riserve, il naufragio di ideali del Cile odierno.
La pellicola è tutta giocata sulle atmosfere opprimenti di un Cile che vediamo quasi sempre sormontato da cieli grigi e torridi, solcato dalla piaga della povertà e dell’arretratezza economica, fiaccato dalla mancanza di inventiva e fantasia, straziato dalla violenza dei militari che fanno il bello e il cattivo tempo spargendo morte e terrore.

In questo ambiente ostile e selvaggio che minaccia di stritolarlo, Raul Peralta è un uomo inutile, un relitto civile e morale, uno spregevole individuo che cerca ad ogni costo il riscatto nell’ottusa emulazione di un mito pop-trash come quello di Tony Manero, ancheggiante bellimbusto italo-americano interpretato da John Travolta ne La Febbre del Sabato Sera.
Dall’inizio alla fine del film seguiamo gli sforzi – dapprima comici e poi sempre più orripilanti – di Raoul nell’inseguire il suo sogno, un miraggio assurdo e impossibile da afferrare che lo trascina in un vortice di violenza e spietatezza. Alfredo Castro, attore e sceneggiatore del film, restituisce con la sua impareggiabile performance l’immagine di un uomo completamente privo di scrupoli, coscienza o rimorsi. Un robot animato da un unico scopo: essere Tony Manero.
L’ossessione di Raul è talmente invasiva da eliminare qualunque altro aspetto della sua vita. Raul non lavora. Non ha amici e intrattiene con i suoi compagni di ballo un rapporto puramente strumentale. E’ impotente e incapace di qualunque trasporto per una donna. La regia di Pablo Larrain è efficace nel farci sperimentare, con costanti e strettissimi primi piani, un insopportabile senso di identificazione con il laido Raul e la sua mania. La pasta grezza e granulosa della pellicola comunica lo squallore e la povertà dell’ambiente in cui vive. L’obiettivo non lo abbandona mai, lo segue nelle sue imprese abiette con frenetici e scomposti piani-sequenza.
Tra omicidi, furti, violenze e bassezze inimmaginabili, il film procede verso un finale ironico e impietoso, feroce metafora dell’abisso nel quale rischia di precipitare un Paese che abbandona la propria memoria e la propria cultura in favore di miti stranieri e promesse irraggiungibili.
(Recensione di Angier)
Voto di Angier: 8
Angier



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22 Jan 2009, 11:10 am
Forse è un film che non tutti possono apprezzare… così abituati a film con qualità video ed audio nettamente superiori… in se il film, anche se spesso orripilante, mostra anche aspetti della vita in un mondo così lontano da noi… in modo anche perché no crudo e diretto, forse anche troppo, in alcuni casi stomachevole… imperniando la trama sulle vicende di quello squallido uomo.
A mio parere 8 mi sembra un voto troppo alto per il film… gli darei 6/7
- Magnus -
30 Jan 2009, 11:59 pm
Secondo noi,il ripugnante personaggio di Peralta ha catturato la nostra attenzione,contornato dallo squallore grigio di un Cile che non conoscevamo. Voto 7
Massi e Lucia.