
Indiana Jones viene richiamato in servizio! La grande icona del cinema d'avventura torna al centro della mischia dopo quasi vent'anni, ancora col volto dell'inossidabile Harrison Ford, energico sessantacinquenne dal carisma inalterato.
Purtroppo però, il film non riesce ad essere niente più che una gradevole rimpatriata...
Siamo nel 1957. Indiana Jones è sulle tracce di un reperto dagli straordinari poteri, il Teschio di Cristallo. Anche i militari russi lo cercano per ottenere il suo potere. Cominciano una ricerca e una battaglia senza quartiere, in cui compaiono nuovi e vecchi personaggi, in un susseguirsi di umorismo, azione e colpi di scena.
Il fenomeno Indiana Jones era chiuso in un cassetto da vent'anni ormai. Ma, come ogni fenomeno che si ritira quando è ancora all'apice della popolarità (e della qualità), aveva conservato intatta la sua magia.
Finchè questo nuovo capitolo non è sbarcato nei cinema di tutto il mondo, chiarendo il quadro clinico del mito: un film gradevole, Ford partecipe e ispirato, l'intramontabile tema di John Williams. E poco altro.
Senza stare a rimproverare chissà cosa ad un marchio che è sempre stato associato al puro intrattenimento, dispiace un po' constatare che Spielberg, Lucas e Ford abbiano perso l'occasione di usare questo quarto capitolo della saga per aggiungere qualche cosa, eccezion fatta per le sporadiche e divertenti battute sull'invecchiamento del protagonista. In effetti introdurre un pizzico di malinconia avrebbe potuto giovare un po' alla tridimensionalità del personaggio. Ma questo non è realmente un difetto.
Se mai a penalizzare il film è la debordante quantità di azione: infatti ad un primo tempo discretamente bilanciato tra rocambolesche imprese e scene più raccolte in cui si introduce anche il riuscito personaggio di Mutt Williams (Shia LaBeouf), segue un secondo segmento tracciato nella frenesia di sequenze completamente improbabili in cui la componente dialogica perde via via terreno sino quasi a scomparire.
Di lieve disturbo è anche il massiccio utilizzo di computer grafica, troppo evidente e a volte poco integrata con le immagini reali.
E se certe trovate dello script sono tanto divertenti da strappare un applauso (il modo in cui Indy e Mutt scatenano la rissa nel bar), altre girano semplicemente a vuoto (vedi il rapporto ritrovato tra Indy e la sua storica fiamma Marion, sperperato in schermaglie adolescenziali).
Buona la performance di Cate Blanchett nei panni della gelida Irina Spalko, insieme a Mutt l'altra significativa novità del film; bellissima anche la sequenza d'apertura nel deserto che, strizzando l'occhio ad American Graffiti, introduce il rock'n'roll nel mondo di Indy (e non viceversa!): due miti a confronto.
Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo si configura quindi come un film piacevole, ma rimane la sensazione che avrebbe potuto dare molto di più con un sano upgrade. Ma è anche verosimile che, per questo tipo di saga, l'unico upgrade possibile fosse quello compiuto, grazie anche al felice inserimento di Sean Connery, ne L'Ultima Crociata.
Borden








