Voto: 9/10
Se Non è un Paese per Vecchi era un autentico pugno nello stomaco che ti lasciava a terra stordito, il nuovo film dei fratelli Coen è un calcio negli stinchi del quale non ti accorgi subito, ma che ti costringe a zoppicare per un pezzo.
La confezione nella quale l’ennesimo gioiello dei Coen Bros. ci viene presentato è quella di una commedia vivace e brillante inframezzata da dialoghi impeccabili e intorbidita qua e là da alcuni tocchi di thriller, ma non fatevi ingannare. Dietro l’apparente leggerezza e i toni farseschi e rilassati, la nuova opera di Joel ed Ethan Coen è una micidiale rasoiata che va dritta al punto, rivelando l’idiozia suprema che regna nelle stanze del potere di ogni grande superpotenza (qui si parla degli Usa, ma potrebbero benissimo essere la Russia o la Cina).
Il film ha un incedere elegante, ogni inquadratura tradisce il buon gusto del direttore della fotografia e dei registi stessi, il cast è davvero eccezionale:
dall’algida Tilda Swinton, il cui sguardo è in alcuni momenti talmente gelido e alieno da mettere paura; all’ottimo Brad Pitt, che si sdrammatizza vestendo i panni di un aitante e svampito fitness trainer, tanto esteticamente desiderabile quanto irrimediabilmente ottuso.
Da Frances McDormand, la bruttina stagionata che lavora nella stessa palestra del belloccio Pitt e spera di poter re-inventare sé stessa grazie a dei costosi interventi di chirurgia plastica; a George Clooney, sceriffo federale che gioca a fare il “piacione” sui siti di incontri online.
Infine il magistrale John Malkovic, l’uomo da cui l’ingarbugliato plot di Burn After Reading (il titolo gioca sul duplice significato della parola “burn”, che può voler dire “bruciare” ma anche “masterizzare) prende avvio: è lui Osbourne Cox, analista della Cia mediocre e alcolizzato che, dopo essere stato bruscamente licenziato, decide di scrivere le sue “scottanti” memorie sulla vita nell’intelligence.
Cox smarrisce però il cd sul quale è salvato il suo scritto, innescando una reazione a catena, un comico susseguirsi di azioni illogiche e goffe contromisure che i personaggi del film intraprendono guidati da futili e gretti motivi (il sesso, i soldi, la vendetta). Man mano che ognuno cerca di fregare l’altro, l’idiozia e l’ottusità dei protagonisti prenderanno sempre più piede dando vita a un’escalation di equivoci e cadaveri.
“Burn After Reading” è anche una dissacrante parodia dei temi classici della spy story. Qui gli eccessi, le sbruffonate e l’”adrenalina a mille” di Casino Royale non trovano asilo: i protagonisti sono tutti dei mediocri, dei falliti che tutt’al più giocano a fare le spie scimmiottando pose e atteggiamenti presi a prestito dai più triti luoghi comuni sul genere (l’esilarante Brad Pitt che, rivolgendosi a Cox, non manca di strizzare gli occhi e abbassare il tono di voce con fare cospiratorio).
E’ qui la genialità dei Coen: nel seppellire sotto tonnellate di sarcasmo e acume satirico decenni di miti e leggende sull’infallibilità dell’intelligence e nel mostrarci come, a ogni livello della piramide di potere, non siamo altro che stupide marionette che agiscono senza ideali né motivazioni.
Angier



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16 Jul 2009, 3:23 pm
secondo mè il film è orrido. Insulso , privo di senso.
26 Nov 2009, 1:28 am
Ma forse tu anonimo non hai la banchè minima competenza cinematografica, in senso sia tecnico che di contenuto. Quelli come te, che pensano di poter parlare di cinema semplicemente perchè vedono film in tv, dovrebbero avere l'umiltà di consultare siti di critica cinematografica, non avere la presunzione di poter lasciare commenti del genere.