J. Edgar – Recensione di Borden
Da queste parti vige un punto di vista contrario ai più: il buon Eastwood non sta attraversando un buon periodo artistico, e film come il senile Invictus e il para-televisivo Hereafter stanno lì a gridarlo a gran voce. Ciò premesso, è facile e giusto considerare questo J. Edgar come un passo avanti rispetto ai due lavori precedenti, ma senza per questo gridare al miracolo.
Split Screen Random: Tron Legacy di Joseph Kosinski
Devono esserci tante ragioni per cui il box office e la critica vanno come vanno, ma se sono tutte come quelle che hanno decretato la tiepida accoglienza riservata a Tron Legacy beh, allora io non le voglio conoscere mai (tanto già le conosco). Ma come, dico io, viviamo in un'epoca in cui a farla da padrona è la tecnologia più spinta e sprecata del mondo, come nei vari Transformers, e la volta che ci sbattono in faccia una roba visivamente davvero creativa e realmente alienante (in senso buono) cosa facciamo? Bolliamo il tutto come freddo e noioso.
Beh, io ho riguardato Tron Legacy a casa mia e vi dico che non solo l'ho apprezzato come la prima volta, ma non ho neppure notato alcun malus dovuto al confronto col cinema. Certo, la sceneggiatura non è molto curata, ma non venitemi a dire che quelle dei Transformers sono meglio. Però quelli fanno circa un miliardo di dollari al botteghino. Ok, l'unica conclusione logica è che Tron Legacy è un cinema mainstream, ma non è per tutti. E no, non è una contraddizione. E lui almeno la sua bella anima ce l'ha. Digitale, ma ce l'ha.
Split Screen Random: Mission Impossible di Brian De Palma
Sembra passato un secolo da quando Tom Cruise ha vestito per la prima volta i panni di Ethan Hunt. E in effetti è proprio così. Di acqua ne è passata tanta nel frattempo, e il personaggio è diventato uno dei massimi rappresentanti del cinema di spionaggio/azione, forse al pari dell'immortale 007. Varie sono state le gestioni (e adesso arriva Il Protocollo Fantasma diretto da Brad Bird), ma ancora oggi il primo è il mio episodio preferito. Più di tutti gli altri il take di De Palma ha sì conservato la carrozzeria da blockbuster, ma impiantandoci un cuore fatto di mistery e di atmosfera, particolarmente evidente nel segmento del film ambientato a Praga. E se non fosse per la ridicola sequenza finale con l'elicottero nel tunnel si potrebbe dire che veramente non ha una caduta di stile che sia una. Pazienza.
Ma una delle scene che più rendono l'idea di mistero di cui parlavo rimane quella in cui Hunt parla col suo capo da una cabina telefonica, subito dopo lo sterminio della sua squadra. "Ti hanno seguito?" gli viene chiesto, e subito cambia l'inquadratura e lo vediamo da solo in mezzo all'oscurità, mentre si guarda attorno con circospezione. In quell'istante sembra di essere lì, e che il pericolo sia in agguato ovunque. Nei sequel ci sono molte cose, ma niente del genere.
Le idi di marzo – Recensione di Borden
Non molto distante da ispirazioni come I colori della vittoria di Mike Nichols, Thirteen Days di Roger Donaldson o il recente L'uomo nell'ombra di Polanski, George Clooney infila con entusiasmo il braccio in un nido di scorpioni e confeziona un film tanto avvincente quanto velenoso. Il terreno di gioco sono le elezioni primarie, primo step per la presidenza degli Stati uniti, in cui niente è quello che sembra e la vera politica si gioca tutta dietro le quinte, relegando la sfera pubblica a mera facciata di circostanza.
Split Screen Random: Il giocatore di John Dahl
Quello sguardo nei vostri occhi mi dice che ci capiamo. Il giocatore è una di quelle bombe che mi fanno dubitare della mia teoria che non esisterebbe un'opera davvero perfetta. Eppure John Dahl, un regista che di certo non va per la maggiore, piazza tutte le sue fiches nei posti giusti: dà a Matt Damon il film della carriera, gli fornisce una spalla di lusso con le sembianze di un Edward Norton che più da schiaffi non si può, inserisce nel cast (anche se un po' defilata) Gretchen Mol, forse una delle attrici col miglior rapporto bellezza/bravura che mi vengano in mente, e con uno schiocco di dita fa salire la febbre al povero spettatore, che alla fine del film si sarà rosicchiato unghie e dita fino al metacarpo per aver partecipato troppo alle vicende del protagonista. Un noir in piena regola, con la particolarità che tutto si decide con un mazzo di carte. E la posta in gioco è altissima.








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"Perché indossi quello stupido costume da uomo?"