2012 - Recensione a due facce



2012 è il solito disaster movie alla Emmerich, ma ancora più potenziato sul piano visivo (che comunque è spesso imperfetto), anche se più fracassone che suggestivo.
Ma se il film ha un certo impatto spettacolare, esso fallisce pesantemente sotto il profilo della storia, trita e banale, e della caratterizzazione dei molti personaggi che entrano in gioco. Anche le dinamiche dei loro rapporti sono prevedibili e meccaniche, veri e propri stereotipi ormai ripetuti fino alla nausea.
Un intrattenimento superficiale e stiracchiato, davvero poco entusiasmante.


TRAMA: Siamo nel 2012, pochi giorni prima del 21 dicembre si verificano delle potentissime e anomale eruzioni solari che sprigionano quantità immense di neutrini, i quali vanno a surriscaldare le acque del globo terrestre. Per reazione, gli equilibri geologici del pianeta iniziano a crollare e la crosta terrestre a sfaldarsi e dislocarsi in modo incontrollabile, provocando inondazioni, terremoti e sprofondamenti di ogni continente. In questo modo si avvera l'antica profezia dei Maya, che avevano individuato la data della fine del mondo proprio nel 21 dicembre 2012.

In questo scenario apocalittico emergono le vicende di alcuni personaggi-chiave: lo scrittore fallito e divorziato Jackson Curtis (John Cusack), la sua ex-moglie(Amanda Peet) coi figli al seguito, il profeta di sciagure hippy e suonato (Woody Harrelson), il presidente USA (Danny Glover), sua figlia Laura (Thandie Newton), un brillante geologo (Chiwetel Ejiofor) e il capo della sicurezza della Casa Bianca (Oliver Platt)...

RECENSIONE DI BORDEN



Con 2012 Roland Emmerich in un certo senso conclude un ciclo: quello dei filmoni catastrofici che poggiano al novanta per cento sugli effetti speciali. Da un punto di vista visivo, infatti, è difficile che si possa andare oltre. Il che non vuol dire che gli effetti di questo film siano insuperabili, anzi. Ma è a livello "concettuale" (parola grossa, lo so) che non sembrano possibili ulteriori sviluppi del tema.

Parallelamente, c'è un discorso assolutamente residuale sull'importanza delle storie, e quindi delle sceneggiature. E qui 2012 è una cartina di tornasole davvero preoccupante: è chiaro infatti che si tratta di uno script svogliato e votato al cliché, ma anche che questa è stata la linea guida fin dall'inizio. La marea di stereotipi che sommerge lo spettatore non può essere casuale, e va a incidere direttamente sull'efficacia del film. 2012 è talmente stereotipato che anche le critiche che gli si possono muovere sono a loro volta stereotipi, ma non per questo meno vere.

A partire dalla struttura di base: 2012 è il solito disaster-movie incentrato su alcuni personaggi che non si conoscono tra loro e che ci vengono raccontati a rotazione, a turni, mentre cercano di fare fronte all'apocalisse che viene a sconvolgere il loro usurato tran-tran, fino a fare incrociare, anche solo temporaneamente, le loro strade. Attraverso quest'avventura, poi, arriva puntualmente la loro maturazione personale e l'affrancamento dai loro limiti iniziali, o la loro accettazione. Ma il tutto accade sempre nel modo più prevedibile e meccanico.

Possibile che le major, i produttori e i registi non si rendano conto che anche il budget più consistente del mondo necessita di una storia solida e curata per essere valorizzato al meglio? Se i personaggi sono scritti in modo trascurato e ovvio, di una banalità sconsolante, allo spettatore quanto importerà del fatto che finiscano dentro un crepaccio del suolo o travolti dagli tsunami?

Tra l'altro, a interpretare tutti questi personaggi ultra-scontati sono stati chiamati attori bravi e simpatici, tutti abbondantemente sprecati: John Cusack poteva essere sostituito da chiunque altro, Woody Harrelson è incatenato alla macchietta più ingombrante del film, Danny Glover nei panni del solito presidente degli States tutto cuore e niente politica, Thandie Newton stipata in un personaggio quasi solo strumentale; si salva invece il cinico e pragmatico Oliver Platt, per quanto anche lui prevedibile al dettaglio.

Superato lo scoglio della storia ultra-schematica e prevedibile si "affonda" poi nel discorso più prettamente spettacolare. Gli effetti non sono sempre ottimi, anche perchè ci sono molte sequenze obiettivamente difficili. Ma spesso riescono ad essere potenti e a "distrarre" lo spettatore dalla povertà della storia.
Certo anche qui è si è consumato un forte spreco: soprattutto nella prima metà del film Emmerich, invece che orientare tutti i mezzi visivi alla costruzione di immagini sì apocalittiche ma anche suggestive ed evocative (come la nave che che viaggiava per le strade sommerse di New York in L'Alba del Giorno Dopo), preferisce la modalità fracassona e ludica, con i personaggi sempre in fuga dalle spaccature nel terreno o dalle immense nubi di fumo delle esplosioni.

Ad ogni modo non si può dire che non ci siano sequenze di impatto (puramente visivo) sparse qui e là e quasi sempre si tratta di quelle a tema "acquatico". Anche qui, l'effetto a volte è talmente avvolgente che non si fa troppo caso alla cgi un po' posticcia (ma funzionerebbe nello schermo della tv?)

2012 sembra la tesi di laurea che corona il "corso di studi" di Roland Emmerich, che con questo film diventa dottore nella materia dei disaster movie impersonali e, nella migliore delle ipotesi, piacevoli. Non so quanto sia probabile che la sua carriera prenda delle svolte un po' più interessanti, ma certo la sensazione è che il filone sia esaurito, davvero.

Borden


RECENSIONE DI ANGIER

Per sintetizzare la totale mancanza di realismo, originalità, senso della struttura ed efficacia narrativa che caratterizza 2012, si potrebbe paragonare l’ultimo film di Emmerich a uno di quei videogame pacchiani e dozzinali che si affacciano a cadenza regolare sul mercato internazionale.

Ma così facendo, ne verrebbe fuori un insulto intollerabile all’intera categoria videoludica, che nemmeno nelle sue peggiori espressioni si avvicina alla tracotanza, alla superficialità e all’inutile sbruffonaggine di questo piattissimo blockbuster catastrofista.

Ciò a cui ci troviamo di fronte è infatti una scellerata combinazione di dialoghi demenziali, totale spregio del concetto stesso di sceneggiatura, noncuranza per la costruzione dei personaggi e cattivo gusto sparso a piene mani, un mix letale che riempie ogni fotogramma di 2012.

Per capire fino a che punto la trama del film sia fragile e pretestuosa, basta considerare il titolo, che fa riferimento non alla minaccia di un qualsiasi disastro di là da venire ma a una specifica profezia, formulata diversi secoli fa dagli ultimi sciamani della civiltà Maya.

Ora, è incredibile come questo aspetto della storia, che sarebbe lecito aspettarsi venga sviscerato almeno in parte durante le due ore e mezza di lunghezza della pellicola, sia invece liquidato in una rapidissima scena all’inizio, in sostanza con un “I maya l’avevano predetto”, dopodichè il film se ne infischia allegramente di tutto e imbocca in modo automatico i binari della più prevedibile farsa a sfondo apocalittico. L'unica battuta davvero divertente tra tutte quelle scontate e per nulla brillanti che punteggiano il film è "Attenta alle uova, cara!". E' poi interessante notare come l'unico altro momento di comicità azzeccata sia assolutamente involontario: si tratta della scena del film nella quale assistiamo alla scelta del premier italiano di fronte al disastro. E qui il cinema è stato scosso da un'ondata di ilarità e risate a crepapelle.

La sensazione di già visto è pervasiva e onnipresente in ogni scena, da Deep Impact ad Armageddon, da Waterworld a Titanic, includendo ovviamente anche tutti i precedenti film di Emmerich. Ma tutti, senza eccezione, risultano meglio di questo. Anche solo lo scarto tra 2010 e il precedente The Day After Tomorrow è abissale in termini di storia e sceneggiatura. Là almeno c’erano personaggi decenti e scene d’azione più ragionate, calibrate con un minimo di gusto, di senso delle proporzioni.

Qua invece è la Fiera della Sciocchezza, il Festival della Cavolata, una specie di scherzo per nulla divertente, costato per di più 260 milioni di dollari. Gli attori sono tutti al di sotto delle loro normali peformance, fiaccati nello spirito e nella qualità attoriale da uno script che mortificherebbe qualunque pretesa non dico di grandezza, ma anche solo di decenza. I personaggi sono talmente ridicoli e malamente sbozzati che sfigurerebbero persino in un cartoon degli anni '70. Il risultato è fatidicamente noioso, irritante, estenuante nella sua compiaciuta e insistita mancanza di idee.

Quindi, il consiglio che mi sento di darvi è: se siete incuriositi e affascinati dalla profezia dei Maya sul 2012, guardatevi uno di quei bei documentari che Discovery e History Channel trasmettono periodicamente al riguardo. Se invece avete voglia di un disaster-movie, piazzate nel lettore The Day After Tomorrow, immaginatevi meno scene spettacolari (d’altronde tra i due film ci sono 130 milioni di dollari di differenza) ma anche personaggi infinitamente più superficiali e poveri di interesse e situazioni enormemente più assurde e raffazzonate, e avrete 2012. Evitando però in questo modo la catastrofe peggiore, quella cioè di buttare 7,50 euro in un film che non li merita.

Angier

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Il nuovo trailer in italiano di Tra Le Nuvole (Up in The Air)



Qualche tempo fa vi avevamo anticipato l'arrivo del nuovo film di Jason Reitman, Up In The Air, ribattezzato qui da noi Tra Le Nuvole.
Ora vi mostriamo il nuovo lungo trailer (in italiano) del film con protagonista George Clooney, nei panni di un "licenziatore" professionista sempre in volo, che compie con entusiasmo il suo sporco lavoro laddove nessuno ha il coraggio di farlo. Finchè un giorno una giovane collega fresca di laurea (Anna Kendrick) non propone un sistema per licenziare in videoconferenza, rendendo superfluo il lavoro di Clooney e mettendolo in crisi esistenziale...




Trailer promettente, con grande ritmo, che speriamo sia presente anche nel film.
Comunque gli attori sembrano tutti in parte, e chi l'ha visto in anteprima parla di uno dei film dell'anno e forse in odore di oscar.
Il mio parere è che sembra ci sia la stessa verve di Thank You For Smoking, anche se ho i miei dubbi che Clooney sia al livello di Aaron Eckhart in questo genere di ruolo.
Ciò che invece mi rassicura pienamente è il taglio visivo, l'eccellente fotografia, ma anche la scelta delle musiche.

Mettiamoci comodi: Tra Le Nuvole esce in Italia a gennaio, avremo modo di parlarne ancora e vedremo se riuscirà a conquistarsi effettivamente le attenzioni dell'Academy.

Borden

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Nemico Pubblico - Recensione a due facce



Nemico Pubblico è decisamente un'opera minore nel curriculum di Michael Mann.
La scelta di girare in digitale una storia di gangster ambientata negli anni '30 risulta inappropriata, aggravata poi da troppa e ingiustificata camera a mano e da una fotografia scialba.
Anche il fronte narrativo non brilla. Il film si sforza di essere corale, mettendo in scena molti comprimari che però non godono di una caratterizzazione adeguata a farli emergere, rimanendo figure indistinte e inutili ai fini della storia.
Il ritmo è sufficiente e costante quanto basta per rendere il film digeribile, ma il tutto si rivela privo di sequenze davvero memorabili, come quelle a cui il cinema di Mann ci ha abituati.


TRAMA: La storia vera di John Dillinger (Johnny Depp), il celebre gangster che nei primi anni '30 rapinò numerose banche in giro per gli Stati Uniti e che provocò la "prima guerra al crimine" da parte dell'FBI, sotto la guida perentoria del funzionario J. Edgar Hoover (Billy Crudup).
Mentre Dillinger compie le sue gesta criminali e inizia la sua relazione con la bella Billie Frechette (Marion Cotillard), sulle sue tracce si muove il segugio Melvin Purvis (Christian Bale), agente inarrestabile e uomo di punta dell'FBI nella spietata caccia all'uomo.

RECENSIONE DI BORDEN



E' un po' un peccato. Uno dei film più attesi della stagione bruciato così, sprecando un'occasione d'oro data da un cast di alto livello e da un regista che fino a qualche anno fa faceva magie ad occhi chiusi.
Guardando Nemico Pubblico non si può evitare di chiedersi perchè Michael Mann abbia fatto certe scelte. Anche perchè, benchè non si tratti di un film disastroso, Nemico Pubblico riesce nella grande impresa di polverizzare le certezze su cui Mann ha costruito il suo cinema.

Partiamo dall'aspetto visivo. Mann ci racconta una celebre storia di gangster degli anni '30. E ,per farlo, usa una videocamera digitale. Scelta stilistica? Esigenza economica? Forse entrambe, forse si tratta di puro genio creativo. Ma il prodotto finito non si rivela all'altezza: la fotografia del film sembra molto spesso lasciata al caso, raggiungendo picchi drammatici nelle scene notturne, in cui sembra che il buon Mann si sia accontentato di captare la luce strettamente necessaria a farsi un'idea di ciò che sta accadendo davanti all'obiettivo (vedi la sparatoria nel bosco di notte).

A questo si aggiunga la massiccia e spesso immotivata presenza della camera a mano; sono molte le sequenze in cui l'immagine traballa in modo fastidioso e senza alcuna ragione comprensibile (ad esempio un'inquadratura di Bale/Purvis subito dopo che il suo capo gli ha intimato di usare le maniere forti nella caccia a Dillinger e soci).
Del tutto antiestetiche poi le molte inquadrature strette, che hanno il fastidioso effetto di isolare i personaggi dallo scenario in cui si muovono, riducendo la percezione che lo spettatore ha dello spazio.

Apro una giocosa parentesi: le tre o quattro sequenze delle rapine in banca, anche messe insieme, non raggiungono la forza drammatica di quella che apriva Il Cavaliere Oscuro, che a detta di tutti si ispirava a sua volta a quella di Heat dello stesso Mann. Spero tanto che questo non fosse il tentativo del regista americano di restituire il colpo. Chiusa parentesi.

Purtroppo nemmeno il fronte narrativo brilla più di tanto. A partire da una sceneggiatura a base di personaggi verbosi ma superficiali, senza nemmeno i puntelli di sequenze memorabili in grado di restituire la dimensione epica tipica di questi racconti, che formano una vera e propria mitologia della tradizione americana, per gran parte del tempo ci si limita ad intuire la grandezza della figura di Dillinger e l'importanza di raccontarla, ma senza andare mai oltre.

Dillinger è l'unico personaggio che possa dirsi approfondito, anche attraverso forzature gratuite come lo schiaffone che il bandito rifila al tizio che vuole ritirare la propria giacca dal guardaroba.
I gangster di contorno sono invece figure per lo più indistinte che faticano e distaccarsi dal fondale. Stesso discorso per il Purvis di Christian Bale e per i suoi agenti. Tutti questi personaggi sempre in scena ma poco personalizzati finiscono per creare della confusione nella trama. Senza volersi attardare troppo nei paragoni, siamo ben lontani dall'affresco totale e minuzioso che Mann faceva di tutti i character in Heat-la sfida, rendendo ognuno un tassello vitale della storia che raccontava.

Le prove degli attori risentono della disorganizzazione generale: se Depp ha modo, per ovvi motivi di tempo, di confermare i suoi buoni standard e la Cotillard fa il suo dovere, è Bale il più sacrificato: l'attore gallese tende ancora molto alla monoespressività già collaudata in Terminator Salvation, con la felice eccezione della scena in cui fronteggia Depp attraverso le sbarre della cella. Quando poi, prima dei titoli di coda, ci viene data una preziosa informazione sulla biografia del suo personaggio si ha la sensazione che i conti non tornino, si capisce quanto il suo ruolo sia stato semplificato, e francamente ci si chiede il perchè.

La risposta che mi è sovvenuta: a Mann interessava portare in scena la parabola misticheggiante, sul genere rise and fall. Ma a giudicare dalla vitaccia che mena il povero Dillinger sullo schermo, si direbbe più che altro un'epopea fall and fall. Valeva la pena di sacrificare la tridimensionalità degli altri personaggi per raccontare tutto questo? Ognuno avrà la propria risposta.

Messa giù così sembra che Nemico Pubblico sia un film da cestinare. Per fortuna non è così. Il film mantiene comunque un ritmo abbastanza costante, anche se un po' sonnacchioso, e per lo meno insinua la curiosità di vedere come il finale, già notorio, venga rappresentato. E se è vero che è difficile definire memorabile una qualunque scena, ce ne sono comunque di notevoli che, sparse qui e là, rivitalizzano il tutto e calamitano l'interesse: l'inseguimento di notte nel bosco, l'agguato al cinema, l'ultimissima scena e altre.

Per cui il film raggiunge comunque la sufficienza, ma certo questo era uno di quei casi in cui si poteva fare molto di più. Speriamo che Michael Mann si rimetta presto al lavoro e ci regali una nuova perla degna dei suoi standard.

Borden


RECENSIONE DI ANGIER



Nemico Pubblico è un buco nell’acqua, inutile girarci tanto intorno. Ho letto diverse recensioni dilungarsi per interi paragrafi nel magnificare certi aspetti “cromatici” e “luministici” della fotografia di Dante Spinotti, ma il fatto è che qui non siamo al MoMA di New York intenti a giudicare un quadro appeso al muro e a enumerare le infinite tonalità di colore accumulate sulla tela dall’artista.

Qui dobbiamo giudicare un film, quindi prima di tutto una narrazione. E se è pur vero che il cinema è un mezzo preminentemente visivo – e dunque l’immagine conta eccome - nessun film può fare a meno della storia, della solidità narrativa (a parte un paio di incomprensibili pellicole del movimento dadaista o di qualunque altra impronunciabile avanguardia europea, ma quelli non contano). E comunque, io sono in disaccordo anche con le scelte visive di Mann, alle quali farò riferimento più avanti. Per ora, occupiamoci della dimensione narrativa del film, che ha il suo fatale punto debole nel fatto di essere sostanzialmente noiosa, poco coinvolgente, per nulla scorrevole.

John Dillinger è uno dei più famosi criminali della storia americana, autore secondo le cronache dell’epoca di rapine a due dozzine di banche e ad almeno 4 stazioni di polizia. Dove sono, nel film, tutte queste rapine? Ve lo dico io: da nessuna parte. La lunga carriera criminale di Dillinger viene sintetizzata in un paio di scene striminzite, prive di qualunque tensione e coinvolgimento per lo spettatore.

Per tutti i suoi 140 minuti di durata, il film prosegue affastellando una sull’altra scene slegate tra loro e prive di consequenzialità, orfane di una progressione narrativa riconoscibile. È chiara la scelta di Mann di voler accantonare gli aspetti più clamorosi e risaputi del personaggio Dillinger per cercare di fare breccia nella sua psicologia, nel suo intimo. Ma per farlo, il regista vanifica clamorosamente la sceneggiatura.

L’introspezione tentata dal regista nel personaggio di Dillinger (mentre nel caso di Melvin Purvis non c'è nemmeno l'intento di dare uno spessore psicologico al ruolo) avviene interamente sul piano visivo: Mann cerca di comunicarci le emozioni e le sensazioni di Dillinger dando alle scene che lo vedono protagonista una luce e una prospettiva particolari. Ad esempio, realizzando intere sequenze girate con la camera a mano e composte di primi piani ravvicinati per farlo sembrare una bestia selvatica braccata dai cacciatori; oppure scegliendo tonalità spente e opache per trasmetterci lo squallore della sua vita da fuggitivo e il senso di solitudine che la caratterizza; infine, scene più noir e crepuscolari per dipingere l’amore romantico e in chiave decisamente tragica che lo lega alla sua donna, Billie Fretchelle.

Ma, a parte il fatto che secondo me si tratta in buona parte di scelte poco azzeccate, vanificate dalla pessima qualità del digitale impiegato nelle riprese, che risulta completamente fuoriluogo rispetto all’epoca storica nella quale la pellicola è ambientata; a parte questo, non si può perdonare a Mann il fatto di aver completamente ignorato il lato narrativo, non spiegandoci in alcun modo la psicologia nè di Dillinger-Depp nè del suo principale nemico, Purvis-Bale. Entrambi i protagonisti risultano agire in modo automatico e poco naturale, il primo buttando lì ogni tanto qualche frase dal sapore misterioso ed enigmatico e compiacendosi per il resto del proprio "fascino maledetto"; il secondo rinunciando a qualunque spiegazione su ciò che lo motiva a dare la caccia al gangster e assumendo per tutta la durata della pellicola un'espressione di ostinata ma anche ottusa determinazione, risultandoci così un personaggio spigoloso e poco simpatico.

Sintetizzando sul reparto attori: Depp bravo ma a tratti troppo compiaciuto del personaggio e apparentemente poco interessato a superarne i limiti narrativi e di sceneggiatura; brava la Cotillard che ci restituisce un'immagine elegante e raffinata delle "donna del gangster", un ruolo scivoloso e costantemente a rischio clichet. Pessimo Bale, la cui espressività appare completamente immobile e inerte, come se gli avessero reciso un nervo facciale per errore durante un intervento chirurgico.

In conclusione, Nemico Pubblico è un film noioso e malriuscito, la cui visione risulta inevitabilmente faticosa e poco gratificante, e penso che con un grande maestro come Mann non si possa essere tanto indulgenti quando si caccia volontariamente in un pasticcio come questo. Per il prossimo film, forse dovrebbe prendersi un pò di tempo per riguardarsi nelle pause tra una ripresa e l'altra suoi capolavori come Manhunter, Heat - La Sfida e L'ultimo dei Mohicani. Così facendo potrà forse ridurre la distanza abissale che separa il suo ultimo film da quei riconosciuti capolavori.

Angier

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The Tourist: Alfonso Cuaron potrebbe dirigere Johnny Depp e Angelina Jolie



Fonte: /Film

Nuova formazione (non confermata) per The Tourist. Sembra che il protagonista maschile sarà Johnny Depp, mentre il lead role femminile spettarà ad Angelina Jolie.
Ma la cosa più interessante è che a dirigere il film potrebbe essere Alfonso Cuaron la cui ultima fatica, I Figli degli Uomini, ha portato, pur con i suoi limiti, una ventata di originalità...

La trama del film ruota attorno ad un turista americano che, per conto dell'Interpol, dà la caccia ad una ex amante sospettata di essere una criminale internazionale. Questi sarebbero i due personaggi interpretati da Depp e dalla Jolie.
Prima di Depp il ruolo era stato attribuito a Sam Worthington, che ha mollato il progetto.

Ora, più che la coppia di mega-star in questione, credo che il fulcro di una buona riuscita sia la regia (ancora tutta da confermare) di Cuaron. Il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban si distingueva soprattutto per la regia più dinamica della serie, mentre il suo uso del piano sequenza in I Figli degli Uomini l'ho trovato tanto semplice come idea quanto geniale nella resa. Speriamo che il lavoro finisca realmente in mano a lui.

Borden

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This Is It - Recensione di Borden



This is it è una cronaca di un evento mai accaduto, uno sguardo dietro le quinte di un grande show in compagnia di Michael Jackson. Un documentario, con qualche momento più cinematografico o da musical, che immerge gli spettatori in una dimensione fatta di grandi hit generazionali e grandi coreografie ancora in allestimento, ma già molto promettenti.
Ma mentre i fan dell'artista resteranno difficilmente delusi, chi ha poca dimestichezza o simpatia per questo genere di musica potrebbe non subirne alcun fascino, essendo comunque la pellicola incentrata sulle canzoni, per fortuna in gran parte eseguite live.


TRAMA: Uno spaccato di vita "on stage" in compagnia del re del pop, intento a preparare quello che avrebbe dovuto essere il tour conclusivo della sua inimitabile carriera, chiamato appunto This is it, ma che non ha mai avuto luogo a causa della morte improvvisa dell'artista, nel giugno scorso.

RECENSIONE DI BORDEN



Il modo giusto per approcciarsi a This is it è quello di tenere bene a mente che si tratta di un documentario molto simile al video di un live. Non è un film nel senso più generico, e non è neppure un musical, pur contenendo elementi dell'uno e dell'altro
Il modo migliore per goderselo, poi, è quello di essere fan di Michael Jackson.

Anzi, più che essere fan di Michael Jackson, è opportuno essere fan della sua musica. Perchè le vere e indiscusse protagoniste di This is it sono senza dubbio le canzoni, cosa che rappresenta uno dei principali pregi di questo prodotto: non hanno cercato di trasformare il materiale delle prove del tour in qualcosa di più di ciò che era, hanno invece seguito la direttiva di restituire al pubblico un assaggio di ciò che sarebbe stato uno dei principali eventi live della nostra epoca, in modo puramente cronachistico.

Del resto bisogna dire che il materiale di base non lasciava molte alternative che fossero di buon gusto. Il girato inedito del regista Kenny Ortega, da più di vent'anni collaboratore di Jackson, consiste infatti di lunghe e piuttosto statiche riprese di servizio, non di scene girate con intenti artistici e gran dispiego di mezzi. Intendiamoci, le riprese sono chiare e piacevoli, niente a che vedere con inquadrature traballanti e confuse. Ma si tratta del classico materiale da extra di un dvd, non della confezione definitiva di un evento, e non avrebbe potuto essere che così.

Diverso invece il caso dei vari inserti che avrebbero accompagnato l'esecuzione dei pezzi dallo schermo dietro al palco: questi sì che somigliano a mini-film, e sono anche realizzati molto bene, con il classico gusto eccessivo e spettacolare rintracciabile nella lunga videografia del cantante. Ma alla fine si riducono a tre episodi, lasciando alle esecuzioni live il ruolo centrale.

Sicuramente This is it è costruito come una sorta di ultimo omaggio al re del pop. Questo vuol dire che l'immagine che ne esce è quanto mai "pulita", intrisa di quella retorica di cui Jackson si è sempre ammantato senza vergogna, a costruire un ricordo senza ombre da lasciare al pubblico. Questo punto potrebbe anche costituire un ottimo pretesto per esercitare lo spirito critico, ma non sembra valerne la pena in realtà, anche perchè non è certo una novità: credo che sia incontestabile che Michael Jackson abbia sempre proiettato la stessa immagine pubblica nel corso della sua lunghissima e travagliata carriera, compresa la sua crociata ecologista e le sue ingenue ma ostinate dichiarazioni d'amore ai fan o al pianeta.

Un film inappuntabile, quindi? No. Oltre allo scarso appeal che This is it potrebbe avere verso chi non apprezza l'artista e il genere, il film è oltremodo autoreferenziale, organizzato come un gretest hits visivo: la scaletta dei pezzi si prende davvero pochi rischi, sparando a raffica solo i brani più popolari di un repertorio già di per sè tra i più gettonati della storia (Beat it, Billy Jean, Black or White e così via); alcune trovate coreografiche, ai cui preparativi la pellicola ci fa assistere, sono recuperate di peso dai vecchi tour (come la passerella mobile o le atmosfere gangster di Smooth Criminal), una palese operazione-recupero che ruba molto spazio ad eventuali novità. Ma queste sono più critiche da rivista di musica ed è impossibile evitare di coglierle anche come punti di forza, volendo.

Molti i momenti davvero coinvolgenti: vedere Jackson che istruisce i musicisti su come far suonare un certo passaggio, o su come e quando i ballerini debbano fare attenzione a un certo segnale; ma soprattutto constatare la qualità ancora eccellente delle sue interpretazioni vocali, anche se in più momenti si ha la sensazione che la potenza non fosse più quella di una volta. Certo Jacko appare fisicamente debole, magro in modo inverosimile, ma le sue qualità di performer non sembrano essere affatto compromesse, anche se in diversi punti si avverte che sta risparmiando le energie (come ammette lui stesso).

Tirando le somme, mi sembra improprio applicare a This is it lo stesso metro di giudizio dei film propriamente detti; la verità è che se si ha una percezione chiara di ciò che si sta andando a vedere, credo che difficilmente questo documentario potrà deludere. Certo, l'ideale sarebbe stato avere una regia e una fotografia più elaborate e in grado di rendere lo show ancora più simile a ciò che avrebbe potuto essere dal vivo, ma davvero col materiale a disposizione non penso si potesse fare di meglio, e l'insieme è sicuramente piacevole, scorrevole ed emozionante.

Borden

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Speciale: consigli cinematografici per un Halloween a prova di brividi



di Angier

Eccoci giunti a quello che spero diventerà un appuntamento fisso: lo "specialone di Halloween", riserva aurea (?) di suggerimenti per chi vuole trascorrere Halloween in compagnia di qualche buon film che ne rafforzi e arricchisca l'atmosfera. Il tutto rigorosamente tematizzato in base al tipo di serata. Enjoy!

Halloween in coppia

IL CORVO di Alex Proyas

TRAMA: Durante la Notte del Diavolo - così vengono chiamati gli incendi e gli atti vandalici ad opera di bande criminali che si diffondono a macchia d’olio nella città di Detroit la notte del 30 ottobre di ogni anno - un giovane musicista e la sua fidanzata vengono brutalmente uccisi da una gang di teppisti. Ma resuscitato da un misterioso corvo, Eric Draven (Brandon Lee) tornerà sulla Terra per vendicarsi dei suoi aguzzini e ripulire i ghetti dalla violenza e la barbarie che vi si annidano

COMMENTO: Un cult annunciato quando uscì nelle sale – purtroppo, il protagonista Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, era morto durante le riprese della pellicola in seguito a un incidente con una pistola "di scena" – Il corvo è un film che dà sfogo a tutta la visionarietà gotica dell’ispirato regista Alex Proyas, tessendo una trama di vendetta biblica ambientata in una Detroit senza speranza, continuamente frustata da raffiche di pioggia e sconvolta da esplosioni e incendi. Consigliato alle coppie per quella vena di romanticismo dark e amore tragico che lo attraversa e gli dona uno spirito poetico e suggestivo.


DONNIE DARKO di Richard Kelly

TRAMA: Donnie (Jake Gyllenhaal) è un giovane problematico che vive assieme alla sua famiglia in una tranquilla cittadina della provincia americana, immerso nel suo mondo allucinato fatto di incubi che tiene a bada a malapena con i farmaci che gli prescrive la sua psichiatra. Ma un giorno, l’inquietante apparizione di uno strano coniglio parlante comincia a tormentarlo svelandogli oscure e minacciose predizioni sul suo futuro e su quello dei suoi cari, e innescando così un inquietante conto alla rovescia.

COMMENTO: Furbo, intelligente, visionario, citazionista, percorso da un’irresistibile vocazione “pop” che mixa riflessioni sui viaggi del tempo con una malinconia tipicamente esistenzialista e un gusto per la musica new wave e rock dei gruppi cult anni ’80 con suggestioni apocalittiche ed escatologiche. Un piccolo grande capolavoro che presenta in controluce riflessi di un romanticismo nostalgico e fatalista. Imperdibile.


DRACULA di Francis Ford Coppola

TRAMA: Un giovane avvocato di nome Jonathan Harker (Keanu Reeves), in viaggio per lavoro, approda in un misterioso villaggio sperduto tra i Carpazi, nell’odierna Romania. Qui trova ospitalità presso un affascinante ed enigmatico nobiluomo del luogo, il conte Dracula (Gary Oldman), che tuttavia si rivela ben presto un vampiro e lo imprigiona nel suo castello per poi raggiungere Londra in cerca della fidanzata di Harker, Mina Murray (Winona Ryder), di cui si è innamorato dopo averla vista in foto.

COMMENTO: Un intramontabile classico del cinema – quasi quanto il romanzo al quale è ispirato lo è per la letteratura – “Dracula” di Francis Ford Coppola ci offre un impareggiabile affresco dallo stile gotico e raffinato. Sorretto dalla magistrale performance di Gary Oldman – che si è così assicurato un posticino piuttosto confortevole nella storia del cinema – e da quelle più che soddisfacenti di Anthony Hopkins, Keanu Reeves e Wynona Ryder, un film da rivedere periodicamente.


INTERVISTA COL VAMPIRO di Neil Jordan

TRAMA: Nel 1791 Louis De Pointe Du Lac (Brad Pitt) proprietario di una piantagione insoddisfatto della propria vita, incontra Lestat De Lioncourt (Tom Cruise), un affascinante vampiro dallo stile di vita libertino che gli offre la possibilità di diventare immortale. Louis accetta, ma una volta trasformato in vampiro si rende conto dell’errore fatto. Non sa però che è solo l’inizio di una discesa in un vortice di malvagità, perversioni e scelte decadenti nei quali lo condurrà Lestat.

COMMENTO: Horror decisamente “stiloso”, sovrabbondante di accenti gotici e barocchi, che restituisce un’immagine aristocratica e “Ancien Regime” dell’essere vampiri. Neil Jordan dà vita così a un’epopea dai toni cupi e oscuri e nel mostrarci il declino di una società – quella delle corti nobiliari europee di stampo assolutista che i nostri vampiri incarnano nei vizi più deprecabili e nelle inclinazioni più disgustose – punta il dito contro gli eccessi della nostra società vuota e ultraedonista.

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Halloween tra amici

SCREAM di Kevin Williamson

TRAMA: Un killer psicopatico con il volto nascosto da una maschera che ricorda vagamente “L’urlo” di Munch si diverte a braccare un gruppo di studenti americani durante una delle tipiche “feste a casa” a base di alcol, ragazze e divertimento senza freni per le quali la gioventù a stelle strisce è famosa. La particolarità della situazione è che gli studenti in questione sanno tutto sui film horror e tra un omicidio e l’altro non perdono occasione per ironizzaare sui clichet del genere.

COMMENTO: Uscito a fine anni ’90, questo film non solo ha consacrato Kevin Williamson come brillante sceneggiatore di Hollywood ma ha dato nuova linfa a un genere – l’horror – che stava vivendo una fase di netto declino. Con la sua autoironia, i suoi dialoghi sarcastici e azzeccati e la riflessione metatestuale sul genere (i protagonisti del film si divertono a smontare e sezionare con inconfondibile attitudine “nerd” i luoghi comuni e le trappole simboliche del genere di cui essi stessi fanno inconsapevolmente parte), “Scream” ha dato vita a un nuovo filone poi esauritosi per mancanza di idee. Rimane comunque un film innovativo e rivoluzionario, da vedere per apprezzarne l’humour e la brillantezza.


NIGHTMARE (I-IV)

TRAMA: Freddy Krueger è un mostro, un feroce e perverso assassino di bambini che viene arrestato dalla polizia ma riesce a uscire di prigione grazie a un cavillo giuridico. I genitori delle vittime e altri abitanti di Springwood però si ribellano e bruciano vivo l’uomo, uccidendo Freddy ma dando vita a Nightmare. Da quel momento, il malvagio Freddy visiterà in sogno i loro figli trasformandoli in incubi terrificanti nei quali si può morire davvero.


COMMENTO:
La saga sullo spaventoso killer dal maglione verde e il guantone munito di artigli si è imposta tra la metà degli anni ’80 e la metà dei ’90 come una delle più riconoscibili e influenti del genere horror. Degni di nota sono però soltanto i primi quattro capitoli, che per il loro contenuto angosciante, le loro scene intrise di sottili torture psicologiche ma anche la loro forte carica di humour nero sono l’ideale per una serata tra amici che unisca lo spavento al “cazzeggio”.

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Halloween per adolescenti

TWILIGHT di Catherine Hardwicke

TRAMA: Bella è un’adolescente timida e introversa che trasloca dalla calda e afosa Phoenix, Arizona, alla piovosa e inospitale cittadina di Forks, nello stato di Washington. Ambientarsi non sembra facile, ma presto la giovane fa conoscenza con un ragazzo che frequenta il suo stesso liceo ma che si differenzia nettamente dagli altri: pallido, tormentato, riflessivo e a tratti animalesco. Bella non lo sa ancora ma si è appena innamorata di un vampiro.


COMMENTO:
Il film di Catherine Hardwicke – ispirato all’omonima saga letteraria creata da Stephenie Meyer – ha suscitato un fenomeno mediatico di portata globale creando tra l’altro un culto pazzesco attorno all’attore protagonista Rob Pattinson, adorato e desiderato dalle adolescenti di tutto il mondo. Sotto il profilo qualitativo però, le magagne sono numerose e in questo primo capitolo si salva solo lo spirito fresco e indomabile di una storia d’amore fuori dagli schemi (anche se è al cinema e in tv è un clichet molto abusato) tra una ragazza mortale e un vampiro “vegetariano”.


GIOVANI STREGHE di Andrew Fleming

TRAMA: La sedicenne Sarah Bailey si è appena trasferita a Los Angeles con il padre e la matrigna per cominciare una nuova vita e sfuggire a un passato doloroso fatto di tendenze suicide e allucinazioni. Quando comincia a frequentare la scuola cattolica alla quale i genitori l’hanno iscritta, Sarah fa però amicizia con tre ragazze carismatiche e fuori dal comune: Nancy, Bonnie e Rochelle. Come lei, anche loro vivono ai margini della società adolescenziale obbedendo alle loro regole e fregandosene degli altri. In più, loro praticano arti magiche e stregoneria. Sono…giovani streghe.

COMMENTO
: Un discreto film di cassetta che frulla insieme spunti e riflessioni care al genere – la diversità, le difficoltà della vita adolescenziale, la voglia di emergere e di distinguersi dal gruppo - e le immerge in un contesto magico che ha per sfondo le palme e il sole della California. Aggiungeteci qualche tocco thriller e suggestioni blandamente horror e avrete un dignitoso film sull’amicizia al femminile e sulle arti magiche.


HARRY POTTER E L'ORDINE DELLA FENICE di David Yates

TRAMA: Il quinto capitolo del ciclo sul maghetto occhialuto segna un momento cruciale nelle vicende di Hogwarts. Harry deve fare fronte – affiancato dall’Ordine della Fenice di cui fa parte il suo padrino Sirius Black – alla minaccia ormai fuori controllo di Voldemort che sempre più forte si prepara a tornare nel mondo reale. Intanto, i suoi agguerriti luogotenenti – i Mangiamorte – seminano il terrore nella scuola di magia.


COMMENTO: Ho scelto di inserire tra i suggerimenti halloweeneschi il quinto episodio della saga di HP perché è il più dark di quelli visti finora e offre alcuni momenti di tensione snervante. Poi, il contorno di maghi e sortilegi, le atmosfere gotiche e la magia della narrazione sono l’ideale per celebrare la Festa delle Streghe come si deve.


RAGAZZI PERDUTI di Joel Schumacher

TRAMA: Una madre si trasferisce assieme ai due figli in una piccola cittadina della California dove però la situazione non sembra promettente: oltre alle frequenti scorribande dei gruppi locali di giovani teppisti si stanno infatti verificando alcune morti misteriose. E quando uno dei due fratelli farà amicizia con alcuni ragazzi del luogo trascinando anche il consanguineo in questo ambiente pericoloso, sarà chiaro che oltre alla voglia di tirar tardi e fare casino tipica dei normali adolescenti di ogni latitudine c’è di più…un’innata sete di sangue.

COMMENTO: Questo è un cult che le giovani generazioni dovrebbero assolutamente recuperare. Dark, teso e inquietante, “Ragazzi perduti” può fare ancora presa sugli imberbi fan di Twilight, mostrando anzi loro cosa può essere un horror di stampo giovane se fatto con stile e personalità. Memorabili le interpretazioni di Kiefer Sutherland, Jason Patric e Corey Haim.

Halloween "for dummies"

HALLOWEEN di John Carpenter

TRAMA: Nella notte di Halloween del 1963, la polizia irrompe in una casa al numero 43 di Lampkin Lane per scoprire che la diciassettenne Judith Myers è stata brutalmente trucidata a coltellate assieme al suo fidanzato. La cosa choccante è che l’autore dell’efferato omicidio è il piccolo Michael Myers di soli 6 anni, fratello della vittima. Myers viene portato in un manicomio dove rimarrà per 15 anni, ma nel 1978, la notte di Halloween, qualcosa va storto e il paziente riesce a fuggire, dando inizio a un’orribile catena di omicidi.

COMMENTO: Halloween è uno dei film che hanno “fondato” l’horror moderno. Tutto ciò che fa parte di questa pellicola è entrato nell’immaginario, a partire dalla sinistra litania di organetto che introduce la visione e che ne accompagna i momenti più angoscianti, poi replicata negli anni successivi in film, trasmissioni tv, parodie e prodotti mediatici di ogni genere. L’appeal dell’omicida psicotico Michael Myers è ancora attualissimo, tant’è che ha dato origine negli anni a vari sequel – generalmente scadenti – gli ultimi dei quali in ordine di tempo sono “Halloween (2007)” e “Halloween II (2009)” firmati da Rob Zombie. Se siete nuovi al genere horror, l’originale di Carpenter è il film dal quale partire.

SE VI E' PIACIUTO, PROVATE ANCHE QUESTI: La Casa; Carrie - Lo sguardo di Satana; Non aprite quella porta; L'alba dei morti viventi.

Halloween per cinefili

LASCIAMI ENTRARE di Tomas Alfredson

TRAMA: Oskar è un dodicenne fragile e timido, continuamente vittima delle angherie dei bulletti del quartiere. Eli è una ragazzina strana, appena trasferitasi assieme al padre in un appartamento vicino al suo. Pallida e malinconica, Eli sembra infinitamente più saggia e matura della sua età e ben presto i due allacciano un forte rapporto di empatia e affinità. Violenza e romanticismo si mescolano in una storia ambientata nella fredda Stoccolma dei giorni nostri.

COMMENTO: Uscito quasi in sordina, questo film è diventato subito un cult, tanto che in America il regista Matt Reeves ne sta già facendo un remake. E si può capire il perché: con la sua sensibilità crepuscolare, il suo spirito controcorrente, il suo romanticismo “maledetto” e il suo coraggio narrativo, “Lasciami entrare” è un gioiello dalle molte sfaccettature e dal valore innato. L’ideale per un Halloween da veri cinefili.

Halloween in bianco e nero

CHE FINE HA FATTO BABY JANE? di Robert Aldritch

TRAMA: Due vecchie attrici di Hollywood vivono in una sorta di volontario eremitaggio all’interno di una vecchia casa polverosa di Los Angeles. Jane Hudson è un’ex bambina prodigio che si prende cura della sorella Blanche, colpevole secondo lei di averne oscurato la stella con la sua ben più fortunata carriera d’attrice. Tra le due va avanti da anni uno spietato duello psicologico che rischia in ogni momento di travalicare la semplice gelosia per sfociare nella follia più morbosa e allucinata.

COMMENTO: Questo capolavoro del cinema hollywoodiano dei tempi d’oro porta soprattutto la firma della protagonista Bette Davis, capace di dare vita a una performance che rimasta negli annali. La affianca un’eccellente Joan Crawford in una pellicola snervante e psicologicamente affilatissima targata Robert Aldritch che riesce a immergere una trama “gialla” in senso classico, alla Hitchcock, in un diabolico magma si paranoie, fobie e sospetti.

Halloween da ridere

SCARY MOVIE di Keenen Ivory Wayans

TRAMA: Un gruppo di teenagers svampiti e perennemente sballati investe e uccide di notte un uomo lungo una sperduta strada di provincia. I giovani, terrorizzati dalle conseguenze del loro gesto, decidono di sbarazzarsi del cadavere e ignorare da quel momento in poi l’accaduto. Non sanno però che qualcuno li ha visti e sta per dare il via a una spirale di sangue e orrore. Ma è tutta una farsa infarcita di sketch, gag, battute e volgarità per parodiare celebri film horror-thriller (da Blair Witch Project al Sesto Senso, da Scream a Sex Crimes).

COMMENTO: Questo è il primo di una lunga e qualitativamente declinante serie firmata dai fratelli Wayans. Qui il giochino funziona decisamente e regala momenti davvero esilaranti all’insegna di una comicità volgarotta e “all’ingrosso” ma efficace e trascinante. Consigliato a chi vuole trascorrere un Halloween tutto da ridere.

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