
2012 è il solito disaster movie alla Emmerich, ma ancora più potenziato sul piano visivo (che comunque è spesso imperfetto), anche se più fracassone che suggestivo.
Ma se il film ha un certo impatto spettacolare, esso fallisce pesantemente sotto il profilo della storia, trita e banale, e della caratterizzazione dei molti personaggi che entrano in gioco. Anche le dinamiche dei loro rapporti sono prevedibili e meccaniche, veri e propri stereotipi ormai ripetuti fino alla nausea.
Un intrattenimento superficiale e stiracchiato, davvero poco entusiasmante.
TRAMA: Siamo nel 2012, pochi giorni prima del 21 dicembre si verificano delle potentissime e anomale eruzioni solari che sprigionano quantità immense di neutrini, i quali vanno a surriscaldare le acque del globo terrestre. Per reazione, gli equilibri geologici del pianeta iniziano a crollare e la crosta terrestre a sfaldarsi e dislocarsi in modo incontrollabile, provocando inondazioni, terremoti e sprofondamenti di ogni continente. In questo modo si avvera l'antica profezia dei Maya, che avevano individuato la data della fine del mondo proprio nel 21 dicembre 2012.
In questo scenario apocalittico emergono le vicende di alcuni personaggi-chiave: lo scrittore fallito e divorziato Jackson Curtis (John Cusack), la sua ex-moglie(Amanda Peet) coi figli al seguito, il profeta di sciagure hippy e suonato (Woody Harrelson), il presidente USA (Danny Glover), sua figlia Laura (Thandie Newton), un brillante geologo (Chiwetel Ejiofor) e il capo della sicurezza della Casa Bianca (Oliver Platt)...
RECENSIONE DI BORDEN

Con 2012 Roland Emmerich in un certo senso conclude un ciclo: quello dei filmoni catastrofici che poggiano al novanta per cento sugli effetti speciali. Da un punto di vista visivo, infatti, è difficile che si possa andare oltre. Il che non vuol dire che gli effetti di questo film siano insuperabili, anzi. Ma è a livello "concettuale" (parola grossa, lo so) che non sembrano possibili ulteriori sviluppi del tema.
Parallelamente, c'è un discorso assolutamente residuale sull'importanza delle storie, e quindi delle sceneggiature. E qui 2012 è una cartina di tornasole davvero preoccupante: è chiaro infatti che si tratta di uno script svogliato e votato al cliché, ma anche che questa è stata la linea guida fin dall'inizio. La marea di stereotipi che sommerge lo spettatore non può essere casuale, e va a incidere direttamente sull'efficacia del film. 2012 è talmente stereotipato che anche le critiche che gli si possono muovere sono a loro volta stereotipi, ma non per questo meno vere.
A partire dalla struttura di base: 2012 è il solito disaster-movie incentrato su alcuni personaggi che non si conoscono tra loro e che ci vengono raccontati a rotazione, a turni, mentre cercano di fare fronte all'apocalisse che viene a sconvolgere il loro usurato tran-tran, fino a fare incrociare, anche solo temporaneamente, le loro strade. Attraverso quest'avventura, poi, arriva puntualmente la loro maturazione personale e l'affrancamento dai loro limiti iniziali, o la loro accettazione. Ma il tutto accade sempre nel modo più prevedibile e meccanico.Possibile che le major, i produttori e i registi non si rendano conto che anche il budget più consistente del mondo necessita di una storia solida e curata per essere valorizzato al meglio? Se i personaggi sono scritti in modo trascurato e ovvio, di una banalità sconsolante, allo spettatore quanto importerà del fatto che finiscano dentro un crepaccio del suolo o travolti dagli tsunami?
Tra l'altro, a interpretare tutti questi personaggi ultra-scontati sono stati chiamati attori bravi e simpatici, tutti abbondantemente sprecati: John Cusack poteva essere sostituito da chiunque altro, Woody Harrelson è incatenato alla macchietta più ingombrante del film, Danny Glover nei panni del solito presidente degli States tutto cuore e niente politica, Thandie Newton stipata in un personaggio quasi solo strumentale; si salva invece il cinico e pragmatico Oliver Platt, per quanto anche lui prevedibile al dettaglio.
Superato lo scoglio della storia ultra-schematica e prevedibile si "affonda" poi nel discorso più prettamente spettacolare. Gli effetti non sono sempre ottimi, anche perchè ci sono molte sequenze obiettivamente difficili. Ma spesso riescono ad essere potenti e a "distrarre" lo spettatore dalla povertà della storia.Certo anche qui è si è consumato un forte spreco: soprattutto nella prima metà del film Emmerich, invece che orientare tutti i mezzi visivi alla costruzione di immagini sì apocalittiche ma anche suggestive ed evocative (come la nave che che viaggiava per le strade sommerse di New York in L'Alba del Giorno Dopo), preferisce la modalità fracassona e ludica, con i personaggi sempre in fuga dalle spaccature nel terreno o dalle immense nubi di fumo delle esplosioni.
Ad ogni modo non si può dire che non ci siano sequenze di impatto (puramente visivo) sparse qui e là e quasi sempre si tratta di quelle a tema "acquatico". Anche qui, l'effetto a volte è talmente avvolgente che non si fa troppo caso alla cgi un po' posticcia (ma funzionerebbe nello schermo della tv?)
2012 sembra la tesi di laurea che corona il "corso di studi" di Roland Emmerich, che con questo film diventa dottore nella materia dei disaster movie impersonali e, nella migliore delle ipotesi, piacevoli. Non so quanto sia probabile che la sua carriera prenda delle svolte un po' più interessanti, ma certo la sensazione è che il filone sia esaurito, davvero.
BordenRECENSIONE DI ANGIER
Per sintetizzare la totale mancanza di realismo, originalità, senso della struttura ed efficacia narrativa che caratterizza 2012, si potrebbe paragonare l’ultimo film di Emmerich a uno di quei videogame pacchiani e dozzinali che si affacciano a cadenza regolare sul mercato internazionale.
Ma così facendo, ne verrebbe fuori un insulto intollerabile all’intera categoria videoludica, che nemmeno nelle sue peggiori espressioni si avvicina alla tracotanza, alla superficialità e all’inutile sbruffonaggine di questo piattissimo blockbuster catastrofista.
Ciò a cui ci troviamo di fronte è infatti una scellerata combinazione di dialoghi demenziali, totale spregio del concetto stesso di sceneggiatura, noncuranza per la costruzione dei personaggi e cattivo gusto sparso a piene mani, un mix letale che riempie ogni fotogramma di 2012.
Per capire fino a che punto la trama del film sia fragile e pretestuosa, basta considerare il titolo, che fa riferimento non alla minaccia di un qualsiasi disastro di là da venire ma a una specifica profezia, formulata diversi secoli fa dagli ultimi sciamani della civiltà Maya.
Ora, è incredibile come questo aspetto della storia, che sarebbe lecito aspettarsi venga sviscerato almeno in parte durante le due ore e mezza di lunghezza della pellicola, sia invece liquidato in una rapidissima scena all’inizio, in sostanza con un “I maya l’avevano predetto”, dopodichè il film se ne infischia allegramente di tutto e imbocca in modo automatico i binari della più prevedibile farsa a sfondo apocalittico. L'unica battuta davvero divertente tra tutte quelle scontate e per nulla brillanti che punteggiano il film è "Attenta alle uova, cara!". E' poi interessante notare come l'unico altro momento di comicità azzeccata sia assolutamente involontario: si tratta della scena del film nella quale assistiamo alla scelta del premier italiano di fronte al disastro. E qui il cinema è stato scosso da un'ondata di ilarità e risate a crepapelle.
La sensazione di già visto è pervasiva e onnipresente in ogni scena, da Deep Impact ad Armageddon, da Waterworld a Titanic, includendo ovviamente anche tutti i precedenti film di Emmerich. Ma tutti, senza eccezione, risultano meglio di questo. Anche solo lo scarto tra 2010 e il precedente The Day After Tomorrow è abissale in termini di storia e sceneggiatura. Là almeno c’erano personaggi decenti e scene d’azione più ragionate, calibrate con un minimo di gusto, di senso delle proporzioni.
Qua invece è la Fiera della Sciocchezza, il Festival della Cavolata, una specie di scherzo per nulla divertente, costato per di più 260 milioni di dollari. Gli attori sono tutti al di sotto delle loro normali peformance, fiaccati nello spirito e nella qualità attoriale da uno script che mortificherebbe qualunque pretesa non dico di grandezza, ma anche solo di decenza. I personaggi sono talmente ridicoli e malamente sbozzati che sfigurerebbero persino in un cartoon degli anni '70. Il risultato è fatidicamente noioso, irritante, estenuante nella sua compiaciuta e insistita mancanza di idee.
Quindi, il consiglio che mi sento di darvi è: se siete incuriositi e affascinati dalla profezia dei Maya sul 2012, guardatevi uno di quei bei documentari che Discovery e History Channel trasmettono periodicamente al riguardo. Se invece avete voglia di un disaster-movie, piazzate nel lettore The Day After Tomorrow, immaginatevi meno scene spettacolari (d’altronde tra i due film ci sono 130 milioni di dollari di differenza) ma anche personaggi infinitamente più superficiali e poveri di interesse e situazioni enormemente più assurde e raffazzonate, e avrete 2012. Evitando però in questo modo la catastrofe peggiore, quella cioè di buttare 7,50 euro in un film che non li merita.
Angier



































